Tradizione e Innovazione nella Tuscia Romana

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La prima di copertina (continua)

2015- Collezione "Tesori della Tuscia Romana - Arte e Archeologia" (continua) 

Giugno

Apollo di Vicarello, Bracciano, Roma

 

La prima di copertina

2012 - Collezione "Gli Etruschi"

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Giugno

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Apollo di Vicarello, Bracciano, Roma

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

L'Apollo di Vicarello, attualmente conservato nel Museo Civico di Bracciano, Roma, viene rinvenuto nel 1977 all'interno del complesso delle Terme di Vicarello, anche dette "Ninfeo di Apollo", sul Lago di Bracciano, al confine tra il Comune di Bracciano e quello di Trevignano Romano.

 

La statua rappresenta il dio Apollo, il cui culto è attestato da iscrizioni e dediche nella stessa area archeologica: da ricordare infatti come le Terme, conosciute oggi come "di Vicarello", siano nell'antichità denominate Aquae Apollinares Novae ("Ad Novas" nella Tabula Peuntigeriana), mentre quelle "di Stigliano" Aquae Apollinares Veteres.

 


Il "torso" giunto fino a noi, già a figura intera, è privo di entrambi gli arti inferiori e del braccio destro, del tutto
nudo, ad eccezione delle spalle coperte da una cosiddetta "clamide", dal Greco χλαμΰς, “mantello”, un tipo corto, di lana molto leggera, pratico e simbolico allo stesso tempo, allacciato o alla gola o sul petto ovvero  su una spalla, in  lasciarne scoperto il relativo fianco e braccio, spesso quello dell'arma, ma capace anche di coprire l'intera parte superiore del corpo sovrapponendone i due lembi, qui fermato con una fibbia o fibula circolare sul petto.

 

Questo specifico tipo di mantello corto e leggero, non di rado anche abbellito con un orlo di fili d'oro, costituisce nell'antichità l'abito essenziale di viaggiatori, cavallerizzi ed efèbi o giovani reclute, indumento originario della Tessaglia e della Macedonia, in Grecia simbolo del comando militare, ma indossato soprattutto dai guerrieri più giovani, cui viene donato come segno del loro passaggio dalla fanciullezza alla pubertà, poi ripreso dai Romani in color purpureo quale distintivo del comandante supremo dell’esercito.

 

Tale il motivo per cui, nell'iconografia classica, Apollo viene spesso raffigurato con indosso una clamide, un giovane uomo nei sui migliori anni, viso imberbe, capelli folti, ciocche scomposte, pieno di energia.

 

 

La statua, che nella sua interezza raggiungeva sicuramente i due metri di altezza, è scolpita in marmo pentelico, bianco e a grana fine, la cui superficie risulta gravemente erosa dalla lunga permanenza nella calda acqua sulfurea termale, mostra una posa "classica", con il peso corporeo scaricato sulla gamba sinistra e con la destra arretrata a bilanciare il baricentro, secondo uno schema "chi-astico", cioè con gli arti inferiori e superiori incrociati ad X (pronunciata "chi" nell'alfabeto greco), tipica delle opere dello scultore greco Policleto, del V sec aC, da subito applicata e anche in seguito ripresa, quasi un de facto canone armonico della figura umana tredimensionale.

A parte l'elegante impostazione generale, l'esecuzione dei
particolari non risulta però di elevata qualità, né la lavorazione della clamide, né quella dei capelli o del volto, con una muscolatura massiccia e un po' pesante.
 


Studi effettuati sull'Apollo di Vicarello evidenziano dirette correlazioni con
opere attiche di metà IV sec aC, tutte riconducibili ad una particolare officina, quella del maestro Leochares, quali ad esempio il cosiddetto "Apollo del Belvedere" esposto ai Musei Vaticani, la testa dal Mausoleo di Alicarnasso, al British Musem di Londra, e il torso del Tritone "Grimani", presso l'Altes Museum Berlino.

Comunque, la tecnica di lavorazione delle superfici del marmo ed i tratti fisionomici di questo Apollo ne fanno con certezza una molto più tarda 
produzione romana, databile alla prima metà del II sec dC.