Tradizione e Innovazione nella Tuscia Romana

Azione di Recupero Culturale

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Le prime di copertina del portale - Archivio

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La prima di copertina (continua)

2012 - Collezione "Gli Etruschi" (continua)

Febbraio (continua)

La casa etrusca

 

La prima di copertina

2012 - Collezione "Gli Etruschi"

Indice

- Gennaio

- Febbraio

- Marzo

- Aprile

- Maggio

- Giugno

- Luglio

- Agosto

- Settembre

- Ottobre

- Novembre

- Dicembre

2013 - Collezione privata "Gli Arnesi" di Massimo Perugini

2014 - Collezione "Terra e Sapori della Tuscia Romana"

2015 - Collezione "Tesori della Tuscia Romana - Arte e Archeologia"

2016 - No Comments, "La nostra comune umanità"

 

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La prima di copertina (continua)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

2012 - Collezione "Gli Etruschi" (continua)

   

 

                           

 

Febbraio (continua)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La casa etrusca

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Degli Etruschi rimangono più tombe che case, questo creando un vero e proprio mito delle "città dei morti", quasi a legittimare il fin troppo a lungo abusato epiteto di popolo "misterioso" (cui del resto la loro stessa lingua "cancellata" contribuisce).

 

Di fatto il popolo Etrusco si dimostra estremamente vivo e vivace, appassionato e gioioso, organizzato e produttivo, socialmente evoluto e culturalmente raffinato, ma anche intraprendente e determinato, di spirito battagliero e perfino crudele...

 

 

Nonostante le loro "città dei vivi" siano andate perdute, vuoi per la deteriorabilità dei materiali che per la furia distruttrice dei nuovi "padroni del mondo", e le testimonianze scritte, sia in Etrusco che in Latino, siano state sistematicamente eliminate, scopriamo oggi sempre più ricchi dettagli della loro vita e della loro storia.

 

Ha fatto semplicemente comodo, prima a Roma e poi alla Chiesa di Roma, cercare di cancellarne le tracce, la prima matricida e la seconda persecutrice, entrambe palesemente ladre e millantatrici.

 

 

Sappiamo in effetti benissimo come l'abitazione etrusca sia a pianta rettangolare con fondazioni nel Centro e Meridione della Penisola tipicamente in blocchi di tufo squadrati e nel Settentrione in pezzame di alberese o galestro a secco assestato con detriti.

 

Il pavimento è in terra battuta o ciotoli di fiume, forse anche lastre di pietra.

 

 

I muri:

 

- per lo più "a graticcio" di pali portanti e travetti, spuntoni di sottobosco o canne orizzontali intrecciati ad armatura per un rivestimento di argilla e fango,

 

- oppure murature in “pisè” stabilizzato autoportanti, realizzate pressando terra piuttosto magra e ricca di inerti, come la paglia, versata leggermente umida e compattata fra due casseforme di legno a determinare lo spessore del muro (una tecnica di fatto molto simile alle odierne "gettate" in cemento armato),

 

- ovvero mattoni preformati di argilla cruda o conci di tufo rifiniti e protetti con un "intonaco" di calce e argilla.
 


I
verticali delle pareti sorreggono le travi primarie del tetto a copertura, queste a loro volta la travatura secondaria e una pesante copertura di tegole e coppi di terracotta, materiale per eccellenza nell'uso etrusco, di cui anche le numerose decorazioni architettoniche, soprattutto in costruzioni destinate al culto.

 

Gli elementi della copertura fittile sono modulari, di derivazione greca e ripresi dai Romani - come del resto gran parte del patrimonio culturale etrusco in ogni ambito - composti da:

 

- grandi tegole piatte,

- coppi semicilindrici di giuntura

- e colmo,

- cosiddette "antefisse" a coprire le testate di travi o canali terminali di tegole,

- grondaie o "sime", ultime file del tetto laterali e rampanti,

- lastre di rivestimento dipinte ma anche a rilievo,

- "acroteri" spesso abbelliti a palmetta agli angoli esterni del frontone e sulla linea di colmo, al culmine cioè dello spiovente (da case e templi per imitazione del tetto poi anche ai quattro angoli dei coperchi di urne funerarie e sarcofagi),

- infine tegole "a lucernario" per la luce e l’evacuazione del fumo.

 

 

E moltissimo di questa tecnica è in praticamente invariato uso da millenni e ancora oggi!