Tradizione e Innovazione nella Tuscia Romana

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Libro dei Visitatori

 

 

Spalato, Croazia, sabato 25 settembre 2010

 

 

S  P  E  C  I  A  L  E    “ M   I   S   T   E   R   I ”

 

 

“Fede”, “Religione” e “Chiesa”

sono cose ben distinte - È ora di farla finita:

ribelliamoci una volta per tutte

alle favole e alle mistificazioni

di questa vergognosa 

“Chiesa Cattolica Apostolica Romana S.p.A.”!

 

di Filippo Roda e Carlo Correale, Gianluca Freda e di - e a cura di - Luciano Russo

 

 

(Continua)

 

Nella religione egizia l'"Occhio di Horus" è simbolo di prosperità, potere e salute, personificato dalla dea Wadjet o Wedjat, Uadjet, Wedjoyet, Edjo e Uto, conosciuto anche come "Occhio di Ra" o "Udjat".

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La Resurrezione del Sole
 

di Gianluca Freda, 15 agosto 2007

Fonte: BLOGGHETE! - Il blog che diffonde notizie false, esagerate e tensenziose atte a turbare l'ordine pubblico

 


Il mio ultimo articolo è stato scritto in fretta e furia e devo ammettere che la mia cognizione dei miti di Osiride, Iside e Horus è molto limitata.

 

Si tratta oltretutto di miti estremamente complessi, arricchitisi di un'infinità di elementi nel corso dei millenni e di elementi ulteriori via via che venivano recepiti nelle varie culture greca, latina, ecc.

 

 

Ad esempio scopro solo ora che Azar, l'uomo "resuscitato" da Horus, non era altro che uno dei nomi di Osiride stesso.

 

Azar/Osiride era stato ucciso da Seth, il suo corpo smembrato in 14 pezzi, ognuno dei quali era stato nascosto presso una diversa città egizia.

 

 

Iside, armatasi di santa pazienza, ritrovò tutti i pezzi del corpo dello sposo.

 

Tranne uno, il fallo, che Seth aveva prudentemente gettato nel Nilo per evitare che Osiride potesse generare.

 

 

Si tratta com'è evidente di un'allegoria che intende spiegare la fertilità del Nilo e il suo ruolo vitale nell'agricoltura egizia.

 

All'assenza del fallo, Iside rimediò facendo innalzare enormi obelischi che avrebbero sostituito la parte mancante (qui immagino che si sprecheranno le battute tipo "ma come, non era vergine?").

 

 

Comunque, una volta ritrovati i vari pezzi, essi furono rimessi insieme da Iside, da sua sorella Nephthi e da suo figlio Horus, secondo le prescrizioni poi raccolte nel Libro dei Morti egizio.

 

Grazie a Horus e all'intervento di Anubi, Azar/Osiride poteva tornare in vita tutte le notti.

 

 

Due cose sono interessanti: gli egizi preponevano l'articolo al nome delle loro divinità, per cui Azar diventava El-Azar.

 

Quando il mito fu recepito dai Latini, al nome fu aggiunta la desinenza nominativa "us", per indicare che si trattava di un nome maschile.

 

Ne venne fuori il nome "Elazarus", dal quale si arriva con facilità al "Lazarus" cristiano.

 

 

Lo stesso soprannome di Horus, Iusa ("figlio prediletto di Iu", dove "Iu" era un altro dei nomi di Osiride) fu traslitterato in greco come Iusaas, da cui sembra derivare il "Iesus" che tutti conosciamo.
 

 

Infine, la località in cui Azar fu riportato alla vita era la città egizia di Anu.

Gli ebrei la chiamavano Beth-Anu, cioè "casa di Anu".

 

In lingua ebraica la "u" e la "y" sono lettere intercambiabili, per cui la città di Bethany(Betania) fu identificata come il luogo in cui Gesù aveva fatto risorgere Lazzaro.
 


Si può avere un'idea di quante siano le similitudini tra il mito di Horus e quello di Gesù al sito www.theosophical.ca da cui ho tratto molte delle informazioni per l'articolo.

Tra le altre:

 

- Seb (Giuseppe), il padre putativo di Horus, era un carpentiere/falegname;

 

- nella grotta in cui nacque Horus c'erano un toro (il Toro di Amenta) e un asino (manifestazione di Iu);

 

- appena nato Horus, sua madre Iside e suo padre (putativo) Seb furono costretti a fuggire nel basso Egitto e a nascondersi nei canneti per sfuggire all'ira del Dio-serpente Herrut (Erode) che voleva uccidere Horus.

 

E così via...