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Il materiale originale ed alcune immagini in queste pagine sono © o di proprietà di Luciano Russo: la Redazione ringrazia l'autore / il proprietario per averne autorizzato la riproduzione, la rielaborazione, l'adattamento e la pubblicazione nel portale

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Vigna di Valle Approfondimento

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

             

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La Guerra di Liberazione

La Regia Aeronautica tra il 1943 e il 1945

 

La Guerra di Liberazione

La Regia Aeronautica tra il 1943 e il 1945

Le missioni aeree

Le perdite umane e materiali e i riconoscimenti ufficiali

La resistenza dell'Arma Aeronautica

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La Guerra di Liberazione

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La Regia Aeronautica tra il 1943 e il 1945

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Nei mesi successivi alla proclamazione dell'"Armistizio" dell'8 settembre 1943, di fatto una resa senza condizioni, circa 2.000 militari appartenenti alla Regia Aeronautica cercano di raggiungere con ogni mezzo, oltre la metà in volo, le basi aeree del Sud-Italia, andando a ricostituire con i propri velivoli, con le insegne del "Cavallino Rampante" e del "Gatto Nero", nonché la coccarda tricolore delle origini nel 1923 della nuova Arma "Azzurra", quella nuova "Unità Aerea" che parteciperà attivamente e con successo alla Guerra di Liberazione.

 

Anche se di dimensioni modeste e tra inenarrabili difficoltà, soprattutto tecnico-logistiche, la creazione ed il consolidamento dell'Unità Aerea, sempre erede comunque della cosiddetta "Arma del Regime", segnano significativamente la frattura storica con un passato ormai da ripudiare e la rifondazione di un patto sociale
con il Paese del futuro, attraverso la comune lotta civile e militare per il riscatto e la rinascita dell'Italia.

 

 

Le attività belliche della nuova Aeronautica Militare Italiana iniziano fin dal mattino del 9 settembre 1943, con la scorta di unità della Marina Militare in fuga da La Spezia verso i porti controllati dagli Anglo-Americani e già l'11 settembre avrà luogo il primo combattimento aereo di difesa di bombardieri in trasferimento da Perugia alla Sardegna contro intercettatori dell'ex alleato germanico, mentre il 12 settembre nostri caccia passeranno all'attacco mitragliando colonne nazi-tedesche in ritirata nel Salento.


Coccarde tricolori sfideranno inoltre la contraerea nemica e solcheranno presto anche i cieli della Capitale e di altre Città italiane ancora occupate per dare un forte messaggio di presenza ad abitanti e partigiani locali, lanciando dimostrativamente manifestini.
 


Ma è soprattutto nei
Balcani, lungo le coste di Albania, Grecia (isole ioniche) e futura Jugoslavia che queste forze aeree, anche per evitare scontri diretti con reparti aerei italiani dell'altro fronte, vengono impiegate nel settembre e ottobre 1943, spesso coordinate insieme alla Balcan Air Force in attività anti-tedesche, sia offensive che difensive, o di rifornimento, aviotrasporto e aviosbarco di truppe italiane e neo-alleate.

In pratica la
Dichiarazione di Guerra dell'Italia alla Germania del 13 ottobre non fa altro che formalizzare lo stato di fatto bellico post-Armistizio.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

“Gente comune davvero speciale”

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Proprio in questo periodo ed estreme circostanze l'eccellenza italiana dimostra tutta la sua spesso inespressa potenzialità e non solo i piloti, ma anche tecnici e specialisti "compiono miracoli" nel mantenere efficiente la linea di volo, con quel poco a disposizione non requisito dagli Alleati e non distrutto dai Nazi-Tedeschi in disastrosa ritiravano verso Nord.

 

Squadre speciali cercano sul terreno, recuperano, riparano, immagazzinano e distribuiscono tutto il materiale riutilizzabile per revisionare una flotta di velivoli di cui ben il 90% (!) ha largamente superato i prescritti limiti di ore di volo e rimetterne in pista abbastanza da compensare le pur continue perdite dei reparti operanti.
 

 

 

 

 

 

 

 

Il CRDA Cant. Z. 506: uno degli idrovolanti che partecipano alla Guerra di Liberazione.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Solo con dedizione, creatività, entusiasmo ed eroismo dei propri comandi e ranghi l'Aeronautica Militare Italiana del Regno del Sud riesce a supplire alla catastrofica scarsezza di uomini, materiali, mezzi e macchine conducendo con successo le operazioni belliche assegnategli per 20 lunghi mesi, fino cioè alla resa incondizionata della Germania l'8 maggio 1945.


Combattere a fianco degli Anglo-Americani esclusivamente
con i propri mezzi diventa un punto d'orgoglio, una capacità organizzativa, una virtuosità tecnica ed un valore militare cui gli Alleati danno atto nel settembre 1944, potenziando i reparti da caccia con P-39 "Aircobra" e "Spitfire" e da bombardamento con Martin "Baltimore", da cui un nuovo stormo.