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Il Museo Territoriale del Lavoro e dell'Industria della Tuscia Romana

Il materiale originale ed alcune immagini in queste pagine sono © o di proprietà di Luciano Russo: la Redazione ringrazia l'autore / il proprietario per averne autorizzato la riproduzione, la rielaborazione, l'adattamento e la pubblicazione nel portale

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Dopo gli idroplani arrivano gli idrovolanti

L’“idroplano”

 

Dopo gli idroplani arrivano gli idrovolanti

L’“idroplano”

L’“idroplano idrovolante”

Dall’idro-plano all’“idro-volante”

L'incredibile mito dell’idrovolante

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Dopo gli idroplani arrivano gli idrovolanti

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

L’“idroplano”

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Dopo lo sviluppo dei “più leggeri dell’aria” e l’impresa con il “terrestre” di Savoja, si affaccia sulla scena di Vigna di Valle una nuova macchina, che è destinata ad essere la vera protagonista della ricchissima storia dell’Aeroporto per molti anni a venire: l’“idrovolante”.

 

 

Dal 1906 gli Ingegneri Crocco e Ricaldoni ed il pilota Munari portano avanti sul Lago di Bracciano con successo esperimenti con un prototipo di apparecchio “idro-plano”, predecessore tra l’altro del moderno “aliscafo”.

 

Le loro prove, non esistendo ancora un “tunnel del vento” (il primo verrà costruito molto più tardi alla Città Aeronautica di Guidonia), mirano in effetti a testare l’“aerodinamicità” della navicella del futuro dirigibile militare N1 sull’acqua.

 

 

 

 

 

 

 

 

Uno dei primissimi “idroplani” è il barchino Crocco-Ricaldoni n. 2, qui durante una prova sul Lago di Bracciano guidato da Munari: i test segreti, preparatori alla costruzione del primo dirigibile militare italiano, di cui il barchino costituirà la navicella.

 

 

 

Il barchino Crocco-Ricaldoni n. 2, oggi conservato nel Museo Storico dell’Aeronautica Militare Italiana di Vigna di Valle, Bracciano, Roma.