Tradizione e Innovazione nella Tuscia Romana

Azione di Recupero Culturale

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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La Tuscia Romana

I musei del territorio

Il Museo Territoriale del Lavoro e dell'Industria della Tuscia Romana 

Il materiale originale in questa pagina è © Bruno Panunzi e Luciano Russo: la Redazione ringrazia gli autori per averne autorizzato la riproduzione, la rielaborazione, l'adattamento e la pubblicazione nel portale

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La "Via delle Acque"

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

L'industrializzazione del Ducato di Bracciano  (continua)

Il progetto

 

L'industrializzazione del Ducato di Bracciano

Gli Odescalchi

Livio I Odescalchi

Il progetto

La gestione delle risorse

La creazione di valore aggiunto

 

L'acquedotto industriale del Ducato di Bracciano

Attività produttive a Bracciano nel XVIII secolo

Progetti

"Progetto di recupero e conservazione delle antiche Ferriere di Bracciano" dell'Architetto Lisa Lorenzi

 

Pagina di origine

Verso un museo del lavoro e dell'industria

Il museo virtuale

Il museo diffuso

Passo dopo passo - Il "Piccolo Museo"

Il Piccolo Museo del Lavoro e dell'Industria - Proposta grafica

"Tenutelle Vendonsi"

Giuseppe Rossi - Pioniere, aviatore, imprenditore

 

Bruno Panunzi Una presentazione

Luciano Russo – Una presentazione

 

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Libro dei Visitatori

 

L'industrializzazione del Ducato di Bracciano (continua)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il progetto

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il forte profilo di Livio Odescalchi I - l'imprenditore, su una moneta ed in incisione dell'epoca.

 

 

 

 

 

 

 

Presupposto fondamentale per questa "rivoluzione" le fonti di energia termica e meccanica: per quanto riguarda la prima il Ducato dispone di sufficienti boschi e macchie sia da legna che da carbone, ma la seconda è un problema in quanto il territorio non dispone di cascate naturali, come nelle valli dell'alta Lombardia da cui Livio proviene.

 

 

Tuttavia c'è una ricchezza di sorgenti minori che, se opportunamente raccolte e convogliate in un unico condotto, potrebbero rappresentare la soluzione al problema.

 

Di qui l'idea e lo studio di un acquedotto capace di sopperire ai fabbisogni sia di irrigazione per una produzione agricola "industrializzata", su larga scala, sia di forza meccanica necessaria alle pianificate industrie manifatturiere.

 

 

Livio si rivolge all'architetto romano Carlo Buratti: i primi studi vengono eseguiti già nel 1698, a solo due anni dall'acquisto del Ducato, e li conosciamo con certezza perché diligentemente annotati nella contabilità - "scudi 886 per l'acqua della Fiora".

 

Le sorgenti da esaminare e convogliare la Fiora, Matrice, Carestia ed altre minori, tutte confluenti nel Fosso della Fiora fino al cosiddetto "Bottino della Fiora", costruito dagli Orsini verso il confine con Manziana.