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L'"industrialismo" 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Tra "industrializzazione" e "industrialismo" esistono convergenze ma anche molte divergenze: gli inevitabili e a volte auspicabili mutamenti correlati al processo di industrializzazione per lo "sviluppo economico" dei Paesi e l'"evoluzione sociale" delle loro popolazioni sono una cosa, lo sfruttamento indiscriminato ed a oltranza di tali cambiamenti tecnologico-finanziari porta invece inesorabilmente a prepotenti e spesso violente pressioni che non trasformano per migliorare, ma deliberatamente schiacciano in molti casi per annullare le pre-esistenti e per molti aspetti ancora valide strutture sociali di tipo "tradizionale" - in altre parole il modo di ripensare la società viene alla fine "adattato" a principale vantaggio solo di alcuni, spesso di pochi.

 

 

Non è mai esistita e non esiste infatti una fase "pre-industriale" di stasi nella società e non è certo  l'industrializzazione a portarvi tutte le dinamiche solo "rivoluzionando" a livello tecnologico e finanziario - vi sono sempre state, come vero non è che dopo questo periodo di transizione tutto finisca tranquillo e perfettamente ri-ordinato, come se si passasse ad uno stato di quiete o nuova stasi "post-industriale": da stasi a stasi, o addirittura "regresso" sociale?

 

A parte che le culture "pre-industriali" non sono tutte uguali e uniformi dappertutto, sembra molto strano che in una prospettiva di "industrialismo" le si riesca a portare in tutte le loro diversità ad un comune punto di arrivo, come se ri-disegnate e ri-prodotte "in serie" (così tipicamente "industriale"!), come se dopo la tempesta tutti i mari finiscano nella medesima bonaccia...
 

 

E alla fine della storia Chiesa e politica sognano una società dove il controllo delle tensioni sia totale, dove si assorba al meglio qualsiasi messa "sotto sforzo" della gente e l'accettazione passivamente regni, dove non esistano e soprattutto non si tollerino forze "disequilibranti": né l'industrializzazione né, tantomeno, l'industrialismo sono pie opere di carità cristiana.

Ad una analisi un po' più attenta tanto la
società pre-industriale, quella che si industrializza quanto la già industrializzata hanno decisamente una cosa in comune: mostrano la medesima tendenza conservatrice al controllo dei cittadini.

 

 

Una genuina e positiva industrializzazione "fatta per l'uomo" e "a misura d'uomo" dovrebbe iniziare con un graduale e lungo processo di preparazione ed accompagnamento verso la moderna velocità dei mutamenti, ottimizzando l'utilità del precedente patrimonio socio-culturale e migliorando le esperienze di servizio delle istituzioni socio-amministrative pre-industriali, costruendo cioè un ponte verso una nuova e migliore società, quella industriale ma nel rispetto dell'uomo e dell'ambiente.


Ma in fondo
"chi" industrializza "perché" lo fa?