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Cosa contraddistingue l'uomo?

L'Homo Habilis

 

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L'Homo Habilis

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Oggi è un fossile tutto quello che ne resta: scientificamente parlando un cosiddetto "Eukaryota", uno dei "primati" - come lo stesso padre della moderna classificazione scientifica degli organismi viventi attraverso nomenclatura binomiale Linnaeus Carl Nilsson o Carl von Linné o semplicemente Linneo, li definisce già nel 1758 - dal latino primus o "il migliore" sottinteso tra gli animali, un ordine di "Mammiferi Euteri" che comprende oltre l'uomo moderno anche le scimmie e i lemuri.
 

 

Questo particolare primate, un ominide del genere Homo, appare nel Pliocene, cioè tra 2,4 e 1,5 milioni di anni fa, scoperto in Tanzania nella gola di Olduvai dai coniugi Leakey solo nei primi anni sessanta e classificato nel 1964, dimostra di avere capacità "umane" dato che insieme ai resti fossili è stata rinvenuta una enorme quantità di "manufatti" di pietra, utensili elementari e di fattura grezza ma pur sempre creati dalla sua mano diretta dal suo cervello.

Nonostante la sua ridotta
capacità cranica di circa 600-750 cm³, la metà cioè dei 1.450 cm³ di uno dei primi Homo Sapiens databile a 160-154.000 anni fa, l'Homo Habilis già utilizza infatti degli "strumenti" per uccidere le sue prede e squartarne le carcasse: manufatti sì primitivi, ma idonei allo scopo.

 

 

Che quest'ominide si costruisca degli "arnesi" al fine di rendere più facile un lavoro ben preciso implica tutta una serie di considerazioni estremamente rilevanti:

 

- sa avvalersi di esperienze precedentemente fatte;

- sa ricreare  di proposito le condizioni inizialmente casuali di tale apprendimento perché "interessante";

- sa associare la conoscenza acquisita ad una attività "produttiva" o azioni che producono effetto; 

- sa capire che lo scoperto utilizzo di un oggetto puo essergli utile a fare meglio qualcosa che già fa;

- sa immaginarne in precedenza la futura necessità dell'oggetto e se ne prepara una serie;

- sa scegliere tra i materiali disponibili i più adatti per costruire l'oggetto;

- sviluppa l'abilità cognitiva e manuale per realizzarli.
 


Il fatto di essere in grado di padroneggiare degli utensili di pietra da all'
Homo Habilis una nuova e decisiva capacità già nel primo Paleolitico, quella di stabilirsi e prosperare in ambienti anche ostili, prima negatogli perché troppo pericolosi: l'intelligenza e l'organizzazione sociale di questo lontano antenato dell'Homo erectus lo fa comunque coesistere per millenni con altri bipedi primati, con la differenza che lui sopravviverà come precursore di una nuove specie, mentre gli altri saranno inesorabilmente destinati a scomparire.