Tradizione e Innovazione nella Tuscia Romana

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La Tuscia Romana

I musei del territorio

Il materiale originale in questa pagina è © Bruno Panunzi e Luciano Russo (anche immagini): la Redazione ringrazia gli autori per averne autorizzato la riproduzione, la rielaborazione, l'adattamento e la pubblicazione nel portale

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Bracciano – Museo dell'Opera del Duomo "Bruno Panunzi"

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Un lungo lavoro preparatorio (continua) 

Le Pale del Santissimo Salvatore

 

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Le Pale del Santissimo Salvatore

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Secondo la leggenda il ritrovamento delle cosiddette "Pale del Santissimo Salvatore" avviene nella seconda metà del 1500, ad opera di un umile contadino mentre ara il suo campo.

 

La sacra immagine sarebbe poi stata trasportata fino alla Collegiata, dove verrà custodita nella sacrestia, da cui uscirà soltanto in occasione di solenni processioni per le strade del paese.


La tavola,
rubata nei primi Anni Venti del secolo scorso, riapparirà misteriosamente dopo anni, in circostanze ancora oggi non affatto chiare, chiusa in una tipica cassa di imballaggio per lastre di vetro spedita in anonimato all'imprenditore locale Giuseppe Bresciani, detto "Mastro Peppe", all'epoca titolare insieme a sua moglie Camilla Ercoli della "Ditta G. Bresciani - Bracciano", ben nota anche oltre i confini del Braccianese.

 

Le ritrovate Pale vengono così portate in solenne processione con l'antica macchina che ancora oggi ne custodisce una copia portata a spalla da venti "facchini" (vedi la molto più famosa "Macchina di Santa Rosa" a Viterbo) la prima domenica di agosto successiva alla ricorrenza dell’Assunta, appunto la festività del Ss. Salvatore.

 

 

 

 

 

 

 

Le trecentesche Pale del Ss. Salvatore, già oggetto di un laborioso e delicato restauro, sono un "trittico" a doppia faccia, datato 1315, opera di Gregorio e Donato d’Arezzo.

 

Lo testimonia un'iscrizione:

 

"Graegorius et Donatus de Aretio me fecerunt anno Domini MCCCXV".

 

 

Il termine "trìttico", dal Greco τρíπτυχος, tríptukos, significa letteralmente "piegato" o "piegabile in tre", anche se viene spesso usato nel generico senso di "triplice".

Il concetto si rifà alla costruzione del piccolo scrittorio, in uso nel mondo antico greco e romano, per note e appunti, ma sta qui piuttosto per un
polittico di tre elementi, una tavola centrale e due "valve" o ante o sportelli laterali, incernierati sul pannello centrale e quindi e chiudibili, per questo decorati anche all'esterno, con struttura da fissare a parete o portatile.
 

 

Le cosiddette "Pale" del Ss Salvatore (vedi, per estensione, le "Pale" di San Martino o Gruppo delle "Pale", le Dolomiti di Primiero) rapresentano rispettivamente nel loro fronte-retro:

 

- sul fronte aperto, la tavola principale centrale il "Salvatore del Mondo" seduto sul suo trono celeste, simmetricamente affiancato da due piccoli angeli all'altezza del capo e mostrante la scritta Ego Sum Lux Mundi, "Io sono la luce del mondo" (Giovanni 8:12);

 

le facce interne dei due sportelli aperti, a sinistra guardando S. Giovanni detto "il Battista" e, a destra, S. Nicola, Vescovo di Myra in Licia, l'odierna Demre in Turchia, difensore dell'ortodossia, venerato non solo dalla Chiesa Cattolica Romana, ma anche dalle Chiese Ortodosse e altre confessioni cristiane, da noi conosciuto come San Nicola "di Bari",ma da altri come "di Myra", "dei Lorenesi", "Magno", San Niccolò o Nicolò, le cui reliquie sono sparse tra gli altri luoghi appunto a Bari, Venezia, Saint-Nicolas-de-Port e Bucarest e da cui il moderno mito di "Santa Klaus", il nostro Babbo Natale;