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Il territorio della Tuscia Romana

Il fenomeno del vulcanismo

Il materiale in questa pagina è redatto da Luciano Russo

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Sismicità e vulcanismo  

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La sismicità in Italia (continua)

Le cause ed il contesto del vulcanismo di casa nostra (continua)

Il vulcanismo sottomarino del Tirreno

Il vulcanismo del “bordo” tirrenico

 

Solo sintomi

La sismicità in Italia

Le cause ed il contesto del vulcanismo di casa nostra

Il vulcanismo nel Bacino Tirrenico

Il vulcanismo sottomarino del Tirreno

Il vulcanismo del “bordo” tirrenico

 

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La sismicità in Italia (continua)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Le cause ed il contesto del vulcanismo di casa nostra (continua)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il vulcanismo sottomarino del Tirreno

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il fondale del Mar Tirreno è come un oceano in miniatura: lo attraversano infatti mini-dorsali simili a quelle oceaniche, anche se in uno stato che potremmo definire “embrionale”.

 

 

Al centro del Tirreno c'è la triade dei grandi vulcani sottomarini "Magnaghi", "Vavilov" e "Marsili", tutti denominati dai rispettivi scienziati che li hanno scoperti, imponenti edifici che, dalla ragguardevole profondità di circa 3500 m,  arrivano fino a qualche centinaio di metri dalla superficie, quasi a "sfiorare" il pelo dell'acqua - del tutto paragonabili allo stesso Etna, che pur è il vulcano più alto d’Europa.

 

Due di questi giganti, il Magnaghi e il Vavilov sono estinti, ma il Marsili è ancora attivo.

 

 

Oltre i tre dominanti, sono comunque numerosi gli edifici vulcanici cosparsi ad arco nel Tirreno meridionale, parallelamente alle coste della Calabria e della Sicilia, con caratteristiche eruttive che vanno da tranquille effusioni di lava a vere esplosioni subacquee, quasi tutti dai nomi mitologici: Anchise, Eolo, Alcione, Palinuro...

 

Il Golfo di Napoli poi, mostra numerosissime tracce di eruzioni sottomarine, sotto forma di cosiddetti “banchi” sommersi, molti dei quali ancora dell’originaria forma circolare - come quelli di Nisida, Ischia e Forio - altri invece semidistrutti dai fenomeni erosiovi - vedi Penta Palummo, Miseno, Capo Grosso - e tanti altri ancora solo di recente scoperti nelle acque dell’isola d’Ischia. 

 

 

Tutti costituiscono il risultato di relativamente modeste e brevi eruzioni “subaere”, cioè interamente scaturitesi, sviluppatesi ed estintesi sott’acqua.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il vulcanismo del “bordo” tirrenico

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

È tutto il susseguirsi di questi lunghissimi macro-processi a generare il vulcanismo del Bacino Tirrenico, i cui prodotti sono principalmente basaltici:

 

- prima i vulcani sottomarini (Magnaghi, Vavilov, Marsili, Palinuro e altri due senza nome),

 

- in progressione le Isole Eolie,

 

- da ultimo il cosiddetto "vulcanismo del 'bordo' tirrenico", l'insieme, cioè, di quei fenomeni anche conosciuto sotto il nome di "Provincia Co-magmatica Romana".

 

 

Un sistema davvero imponente, il quale comprende tutti quegli edifici vulcanici che, numerosi, vanno a formarsi nel Quaternario (da 2 milioni di anni fa ad oggi) sia nel Lazio che in Campania, cioè:

 

- i Monti Volsini o "Vulsini",

- i Monti Cimini,

- i Monti Sabatini,

- Roccamonfina, vulcano nel nord-ovest campano (630.000 e 50.000 anni fa),

- le Isole Pontine,

- i Campi Flegrei e

- Somma Vesuvio.

 

 

Il vulcano di Roccamonfina è situato a nord del Monte Massico, all'interno della depressione del Garigliano, all'estremità nord-occidentale della Campania: il magmatismo di quest'area si è protratto per un periodo di tempo compreso tra (...).

 

La Provincia Co-magmatica Romana è caratterizzata da magmi molto ricchi di potassio, i quali provocano frequenti eruzioni esplosive, spesso violente, seguite a volte da sprofondamenti crostali di grande estensione, le cosiddette "caldere".