Tradizione e Innovazione nella Tuscia Romana

Azione di Recupero Culturale

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Verso un Museo Territoriale del Lavoro e dell'Industria della Tuscia Romana

Le tradizioni

La cucina – Così mangiavamo

Il materiale in questa pagina è redatto da Luciano Russo e Massimo Perugini: la Redazione ringrazia i proprietari degli stampi e gli autori per averne autorizzato la riproduzione, la rielaborazione, l'adattamento e la pubblicazione nel portale

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"I mostaccioli" di Massimo Perugini – Approfondimento

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Stampo n. 1

Stampo dei mostaccioli della Famiglia Ianni, Bracciano, Roma

Lo stampo

Nota

 

Indice degli stampi

Le schede degli stampi

Stampo n. 1

Stampo dei mostaccioli della Famiglia Ianni, Bracciano, Roma

Lo stampo

La famiglia

 

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La raccolta degli stampi dei mostaccioli

Le ricette tradizionali dei mostaccioli

 

Massimo Perugini Una presentazione 

Luciano Russo – Una presentazione

 

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Stampo n. 1

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Stampo dei mostaccioli della Famiglia Ianni, Bracciano, Roma

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Lo stampo

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Lo stampo, proveniente da Bracciano, Roma, è databile alla seconda metà dell'Ottocento, quindi in continuo uso da 4-5 generazioni.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Uno stampo triplo su una sola faccia con presina sul retro.

 

Le sue dimensioni 27 cm di lunghezza, 6 cm di larghezza e 1,2 cm di spessore più 1,2 cm di presina, quindi circa 2,5 cm presina inclusa.

 

 

Imprime 3 diversi motivi su 3 mostaccioli alla volta, con figure ben delimitate, incise con precisione (anche se il testo centrale non è "invertito", cioè simmetricamente rispecchiato, quindi errato dal punto di vista dell'effetto stampato) su un unico pezzo di legno di colore fulvo scuro, molto compatto e pesante, dal quale è stata ricavata la minuscola presa, alta solo quanto lo spessore della tavoletta.

 

Il legno potrebbe essere di sorbo o pianta da frutto, all'epoca di uso comune, ripetutamente unto con olio d’oliva, di cui le superfici sono impregnate, per evitare di farvi attaccare l’impasto.

 

 

Gli stampi sono racchiusi in rombi identici, delineati da cornici e solchi in modo da incidere la pasta, preparandola così per il taglio finale una volta stampata.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Nella prima losanga un fiore a campanella aperto, sorretto dallo stelo lungo e diritto, un bocciolo e due grandi foglie decorativamente disposte ai lati, finemente dettagliate nella loro nervatura.

 

 

Nella seconda domina il simbolo religioso "IHS", sigla medievale, poi di amplissimo uso nell'arte figurativa cattolica come cosiddetto "Cristogramma".

 

Riprendendo il simbolismo del Pesce (ΙΧΘΥΣ) e del "Chi Rho" (ΧΡ), interpretabile sia come abbreviazione del nome IES[US] - con la "E" a forma dell'eta greca maiuscola "H", anche ricorrente nelle varianti "JHS" e "JHC" - sia, e soprattutto, come acrostico (insieme di acronimi) del latino Iesus Hominum Salvator, cioè "Gesù Salvatore degli Uomini".

 

Adottato poi in Epoca Barocca a emblema e motto dalla Compagnia di Gesù, i cosiddetti "Gesuiti", quindi, intorno al XVI secolo, come qui sormontato dalla classica croce, come già originariamente nel monogramma diffuso dal predicatore San Bernardino da Siena, e con un cuore araldico nell’angolo inferiore.

 

 

Nella terza losanga uno stemma con corona a tre punte (corona nobiliare di Visconte), una figura di aquila o comunque uccello a doppia testa.

 

Ciascuna reca una foglia a tre punte (forse un ramoscello di ulivo, simbolo di pace) e, nel corpo, un cuore araldico (variante di quello nel rombo centrale), il tutto originalmente dominato da un fiore decorativo (un tulipano?) anch'esso tre punte.

 

La ricorrente simbologia del tre sottolinea la sacralità dei motivi rappresentati, mentre l'aquila bicipite, di origine bizantina, è invece simbolo araldico già identificante l'unione degli Imperi Romani d'Occidente e Oriente.

 

Classica la combinazione, così tipica della Chiesa Cattolica Apostolica Romana, sedicente "erede" del collassato Impero, di sacro e profano, religione e politica.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Nota

 

La tecnica di incisione avvicina questo stampo alla mano dell'artigiano incisore di quelli di Ida e "Nannina" Marini, sicuramente della medesima manualità, il medesimo legno e le medesime dimensioni e proporzioni dello stampo doppio di proprietà Massimo Perugini.