Tradizione e Innovazione nella Tuscia Romana

Azione di Recupero Culturale

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Cerca una parola nel portale | Ricerca avanzata | Indice di tutte le parole | Mappatura del portale | Gli ultimi aggiornamenti

 

 

 

 

 

 

Verso un Museo Territoriale del Lavoro e dell'Industria della Tuscia Romana

Le tradizioni

La cucina – Così mangiavamo

Il materiale in questa pagina è redatto da Luciano Russo

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

"I mostaccioli" di Massimo Perugini

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il mostacciolo (continua)

Storia e diffusione del mostacciolo

 

Il mostacciolo

Etimologia ed uso della parola

Storia e diffusione del mostacciolo

La riscoperta del mostacciolo e l'interesse per gli stampi, vere opere d'arte povera

Gli stampi dei mostaccioli tipici della Tuscia Romana

 

La raccolta degli stampi dei mostaccioli

Le schede degli stampi

Le ricette tradizionali dei mostaccioli

 

Massimo Perugini Una presentazione 

Luciano Russo – Una presentazione

 

Prima pagina del sito

Mappa del sito

 

Prima pagina del portale  

Mappa del portale

Libro dei Visitatori

 

Il mostacciolo (continua)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Storia e diffusione del mostacciolo

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Una Madre Terra preistorica, già rappresentata con il corno, promessa di abbondanza e nutrimento, corno usato più tardi come dono votivo alla dea Iside, corno poi attributo specifico delle dee Fortuna, pre-romana, e Fortuna "Primigenia" romana, cioè generatrice e nutrice di tutti gli dei.

 

 

 

 

 

 

 

Il mostacciolo potrebbe essere il biscotto più antico del mondo, di sicuro conosciuto ed apprezzato dagli antichi Romani, che già lo chiamano così, e praticamente diffuso in tutto il mondo.

 

Dolce quindi di documentata origine pagana, ha agli inizi (e in rari casi ancora oggi!) la distinta forma dell'organo sessuale femminile, una raffigurazione allegorica diffusamente usata in riti misterici, come quelli cosiddetti "Eleusini", e, a livello popolare, in occasione delle festività in onore di Demetra, legate al mondo contadino pre-cristiano.

 

 

 

 

 

 

 

 

Un moderno mostacciolo fantasiosamente a forma di cuore e con la appassionata dedica di frutta candita "Ti amo".

 

Sotto, alcune delle numerosissime rappresentazioni di Demetra, in contesti storici, geografici e culturali diversi, una delle testimonianze a oggettiva prova dell'universalità del mito legato al culto della Madre Terra.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Demetra è certamente pre-omerica ed esiste una Demetra egizia, viene inserita successivamente nel sistema olimpico greco, diventando figlia di Kronos, secondo la mitologia il più giovane dei primordiali Titani e poi associato al Chronos dio del tempo, e di Rea, quindi sorella di Zeus, che, nonostante questo, la fa sua: nascono Kore, Persefone ed Ecate, a formare una "trinità" o triplice aspetto di Demetra stessa - Kore il grano in erba, Persefone la spiga matura ed Ecate il grano mietuto - e sempre da Zeus, Demetra ha anche lacco, un'altra forma di Bacco, Bacco Dioniso.

 

È Demetra ad insegnare agli uomini l'agricoltura e a fare loro il dono del pane, che ancora non conoscono.

 

 

Demetra è in origine la divinità terrestre per eccellenza - il suo nome "Da Mater" o Madre Da, in cui Da sarebbe una forma arcaica per Ge = Terra, quindi Madre Terra - la dea della vegetazione, dei campi e dell'agricoltura, poi fatta protettrice del vivere civile, una logica conseguenza considerando la società basata sull'agricoltura di grado superiore rispetto a quelle precedenti della caccia e della pastorizia.

 

Se nella mitologia greca è patrona tanto della fertilità del suolo quanto della fecondità femminile, in quella latina i Romani la identificano con la propria Cerere, dea della vegetazione e delle biade, il cui culto si festeggia nelle feste cosiddette "Cerialia", con il sacrificio di scrofe, creature a lei sacre, e l'offerta delle primizie dei campi:

 

"... la prima a dissodar le glebe coll'aratro insegnò;

prima le biade i più soavi nutrimenti diede;

a noi prima dè leggi; ed ogni cosa riconosciamo da lei."

 

Ovidio, Metamorfosi, V.

 

 

Il "dolce di Demetra", il mostacciolo, è molto in uso nella Tuscia Romana come dolce rituale natalizio, almeno fino ad una o due generazioni fa: tipico per la nostra zona l'uso di particolari "stampi", normalmente il legno molto duro, cesellati più o meno artisticamente, per imprimere nella superficie del dolce motivi spesso a carattere religioso, ma anche veri "marchi proprietari" e monogrammi o addirittura stemmi di famiglia, comuni simboli di pace oppure semplici o più elaborate decorazioni geometriche, floreali, raffigurazioni di animali, reali o frutto di fantasia.

 

Questa antica tradizione, a dire il vero oggi portata avanti da un purtroppo sempre più rado numero di famiglie, ha generato a volte piccoli capolavori di arte povera.