Tradizione e Innovazione nella Tuscia Romana

Azione di Recupero Culturale

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Da qui gli Etruschi... – Note di approfondimento storico

Capire il passato per vivere meglio il presente pensando al futuro

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Il materiale in questa pagina è redatto da Luciano Russo

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Roma città etrusca, eccome!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Gli Etruschi a Roma Ancora prima che esista

 

Gli Etruschi a Roma Ancora prima che esista

I Re di Roma Quasi la metà Etruschi

Le grandi opere della Roma etrusca

"Roma" Etimologia della parola

 

La preistoria e protostoria di Roma

"Roma", etimologia della parola - Un fiume e la sua città 

La Prima Età Regia Latini e Sabini dominano

La Seconda Età Regia Gli Etruschi prendono il comando

Una sconosciuta località latino-sabina diventa città etrusca

L'inascoltato monito della Tomba dei Saties a Vulci – "Etruschi rimanete uniti!"

"Tecnica di un colpo di stato" di Bruno Panunzi

Roma è Roma! –  Amiamola come grande figlia, non certo come madre

 

La fondazione di Roma rivisitata dai bambini

 

Luciano Russo – Una presentazione

 

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Gli Etruschi a Roma Ancora prima che esista

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Le prime tracce di vita umana nel territorio risalgono a circa 650.000 anni fa, lungo l'antico corso del Fiume Tevere a circa 250.000 anni e nella zona dei Sette Colli al 1.400 aC.

 

Tradizionalmente le relazioni fra Roma e gli Etruschi si sono fatte iniziare con le vicende legate alla dinastia dei Tarquini, nella cosiddetta "Seconda Età Regia" di Roma, una serie di eventi storici, anche se poi rimaneggiati, che comunque incidono in modo decisivo sull'evoluzione politica ed istituzionale della città nel suo passaggio dalla fase monarchica a quella repubblicana.

 

 

 

 

 

 

 

 

Il Lapis niger, una lastra di pietra nera con un'iscrizione bustrofedica in alfabeto latino arcaico (scrittura con righe alternate da sinistra a destra e viceversa, come il solco continuo tracciato dai buoi nell'aratura di un campo, ed in caratteri di derivazione greco-etrusca) ritrovata nel Foro romano da Giacomo Boni nel 1899.

 

 

 

 

 

 

 

Ma la presenza in loco di popolazioni di origine etrusca sui colli dove poi nascerà Roma è oggi archeologicamente provata, tra l'altro, dal recente ritrovamento di reperti databili alla prima Età del Ferro, con chiari influssi della Cultura Tardo-Villanoviana, oltre che da fonti epigrafiche e letterarie, le quali ultime accennano a contatti fra il Re di Alba Longa Amulio ed il Re etrusco Vel o Vipe, molto probabilmente di Vejo.

 

Questo avviene prima della fondazione di Roma, convenzionalmente collocata, secondo una consolidata tradizione, a metà dell'VIII sec. aC, più precisamente il giorno 21 aprile del 753 aC, seguendo i sacri riti etruschi, come descritto da Tito Livio nell'Ab Urbe Condita, "Dalla fondazione di Roma".

 

 

Inoltre questa presunta data coincide non solo con la fine del periodo dello sviluppo delle Civiltà Villanoviane etrusche, ma anche con l'inizio della colonizzazione greca nell'Italia Centro-Meridionale, intorno al 775 aC, lo stanziamento cioè dei Greci a Pitecusa, sull’Isola d’Ischia.

 

Lo scenario storico porta quindi a considerare, anche se non provati, almeno plausibili contatti diretti, scambi commerciali e contaminazioni culturali delle Popolazioni Latine lungo il Tevere con Etruschi a Nord e Greci a Sud.

 

 

La Civiltà Etrusca non solo precede quella Romana, ma ne va a costituire una parte essenziale e sopravviverà anche dopo la fine dell’indipendenza delle Città-Stato etrusche.

In
Età Augustea una forte corrente anti-etrusca porta a riscrivere la storia, cercando di dissociare gli Etruschi dalle origini di Roma: di fatto però la città nasce proprio dall’unione dell’Etruria con il Lazio antico
, cui Virgilio esplicitamente riferisce con il suo "Tuscum Tiberim et Romana Palatia":

 

"Di patrii, Indigetes, et romule Vestaque mater, quae Tuscum Tiberim et Romana Palatia servas, hunc saltem everso iuvenem succurrere saeclo ne prohibete!"

 

"O Dei patrii, o Eroi protettori del paese, e tu o Romolo e tu madre Vesta, che proteggi il Tevere Etrusco e il Palatino Romano, non impedite che almeno questo giovane soccorra al secolo rovinato!"

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La principale divinità del popolo etrusco, senza corrispettivo romano, a rappresentare l'eterno mutare delle stagioni: a sinistra, unito a Pomona, ninfa della frutticoltura e degli innesti arborei, e in un mosaico romano conservato al Museo Archeologico Nazionale di Madrid.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

E ancora, dopo l'invasione dei Galli la salvezza di Roma viene proprio dall'etrusca Cere:

 

- la Prima Coorte Pretoria del futuro Augusto è reclutata in Etruria, una delle terre più genuinamente vetero-romane;

 

- nel Foro Romano viene collocata la statua del Dio nazionale etrusco Velthune o Veltumna o Voltumna, per i Romani Vertumno;

 

- l'Imperatore Claudio, oltre che storiografo è competente ed entusiasta etruscologo;

 

- l'Haruspex Primarius o Maximus dell’Ordo LX Haruspicum diventa in Età Imperiale l’aruspice ufficiale dell’Imperatore ed aruspici vengono trovati nelle terre più lontane dell’Impero, segno, viceversa, di un’espansione della cultura etrusca anche fuori dell'Etruria e della stessa Penisola Italica.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Prototipo dell'auriga, i suoi splendidi cavalli ritrovati a Tarquinia; centro del suo culto il Fanum Voltumnae nella città di Volsinii (Bolsena), massimo centro religioso della confederazione etrusca.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

I veri problemi per l’antichissima Disciplina Etrusca inizieranno solo con l’ambiguità di Costantino, il quale nel 319 dC con un primo Editto proibisce la consultazione privata degli aruspici per poi raccomandarla due anni dopo, attraverso un altro Editto, nel caso un fulmine sia caduto su un edificio pubblico...

 

Ancora lo stesso Costantino fonderà l’Altera Roma, Costantinopoli, nel 324, etrusco ritu (!), secondo cioè i sacri riti etruschi, come Romolo, per poi, tra i suoi ultimi atti ufficiali, emettere il Rescritto di Hispellum - la concessione agli Umbri di riunirsi annualmente non più a Volsinii insieme agli Etruschi, ma in Umbria in un edificio celebrativo della Gens Flavia, detto tempio, a condizione che non sia "contaminato dagli inganni di qualsiasi contagiosa superstizione", documento che, in pratica, decreta la fine dell’Unione delle Comunità Umbre con la Federazione religiosa Etrusca, da tempi antichissimi con sede nel Fanum Voltumnae, a Bolsena.

 

 

Nonostante tutti gli attacchi e le persecuzioni subite dall’antica religione, si hanno notizie di uno sviluppo della Disciplina Etrusca ancora nel VI sec dC.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

E, stranamente, la produzione letteraria etrusca è andata completamente perduta, non solo gli antichi originali, ma anche le loro più tarde trascrizioni di Epoca Romana, della cui esistenza abbiamo comunque numerose prove, e addirittura la stragrande parte della storiografia latina che tratti la questione etrusca...

 

Agli inizi dell’Impero Romano, a 30 anni circa cioè dall'inizio del nostro calendario con la nascita di Cristo, sappiamo per certo ancora conservato innumerevole e preziosissimo materiale etrusco, in Lingua Etrusca, e sugli Etruschi, sufficiente perché l’Imperatore Claudio possa ad esempio comporre i suoi  Tyrrenikà, monumentale opera in ben 20 libri di storia, cultura e arte etrusche riguardanti un arco di tempo quasi millenario, o perché Marco Terenzio Varrone, direttore della biblioteca pubblica di Roma (!), possa far diretto riferimento a fonti storiche etrusche quando cita le Tuscae Historie nei suoi Antiquitatum rerum humanarum et divinarum libri XLI, cioè nei suoi 41 libri, divisi in 25 libri Rerum humanarum e 16 Rerum divinarum!

 

 

Anche le scene dipinte nella Tomba dei Saties o cosiddetta "François" a Vulci raccontano episodi storici in cui Eroi etruschi combattono contro altri Etruschi di città alleate con i Romani e contro Etruschi di Roma, scene che presuppongono una tradizione storica, per il semplice fatto che gli affreschi tombali, scoperti solo a metà del 1800, risalgono con certezza al 340-310 aC circa, mentre gli avvenimenti che rappresentano devono necessariamente essere avvenuti due secoli prima.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La lotta di eroi etruschi negli affreschi della Tomba François a Vulci: Celio Vibenna  o Caile Vìpinas liberato da Mastarna o Macstrna, identificabile come Servio Tullio, secondo Re etrusco di Roma -  opera di grandissimo interesse dal punto di vista storico della nazione etrusca, dipinta proprio all'epoca dei contrasti con l'aggressiva Roma, cui il centro costiero di Vulci, come ad una ad una tutte le altre città-stato etrusche, sarebbe stato destinato a soccombere nel 280 aC.