Tradizione e Innovazione nella Tuscia Romana

Azione di Recupero Culturale

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Da qui gli Etruschi... – Note di approfondimento storico

Capire il passato per vivere meglio il presente pensando al futuro

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Roma città etrusca, eccome!

Il materiale originale in questa pagina è © Bruno Panunzi e Pan Mediterranea e viene pubblicato nel sito su espressa volontà dell'autore, quale uno dei suoi pianificati contributi per la crescita quantitativa e, soprattutto, qualitativa del portale

L'articolo è originariamente pubblicato su "Pan - Rivista mensile di politica, economia, cultura, attualità", Editore Pan Mediterranea Società Editrice per Azioni, Anno IV, Giugno 1973, alle pagine 59, 60 e 61

La Redazione, che ne ha curato la riproduzione, la rielaborazione, l'adattamento e la pubblicazione nel sito [Struttura della Redazione], lo dedica con caloroso affetto alla moglie Patrizia e alle figlie Marzia e Vittoria, in memoria di Bruno - insostituibile ed indimenticabile "uno di noi"

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

"Tecnica di un colpo di stato" di Bruno Panunzi – Approfondimento

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Un'epigrafe tarentina di Caio Giulio Cesare Dittatore

[“Pater patriae, imperator, dictator rei-publicae constituendae”]

[Silla e Cesare]

[La preziosa esperienza di Silla]

 

Un'epigrafe tarentina di Caio Giulio Cesare Dittatore

[“Pater patriae, imperator, dictator rei-publicae constituendae”]

[Silla e Cesare]

[La preziosa esperienza di Silla]

[La strategica scalata di Cesare al potere]

[Un ritorno alle origini etrusco-romane]

[Tutto ma non re]

[Liquidatore della repubblica e introduttore di un nuovo ordine statale - l'impero]

[Note]

 

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Bruno Panunzi – Una presentazione

 

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L’epigrafe tarentina di Giulio Cesare.

 

(Disegno e ricostruzione © Prof. Lidio Gasperini)

 

 

Un'epigrafe tarentina di Caio Giulio Cesare Dittatore

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Pochi anni fa, tra le tante iscrizioni romane del Museo di Taranto, veniva scoperta e pubblicata dal prof. L. Gasperini un'epigrafe riguardante Caio Giulio Cesare dittatore destinata a rivoluzionare tutte le precedenti teorie sui modi ed i tempi della sua fatale presa di potere.
 


Illustrando l'epigrafe tarentina, fino ad allora stranamente inedita,
il prof. Gasperini affermò il carattere sillano della dittatura perpetua che vi era citata. Nella sua integrazione del testo, in parte mutilo
["C-IVLIO-C[-F-CAE]SARE-PAT[RE-PATR-]IMPERATO[RE-DICT-]REI-PUBLICA[E-CONSTIT]VENDA[E]... Nota della Redazione], si legge infatti nella lista delle cariche “pater patriae, imperator, dictator rei-publicae constituendae”.
 

Le varie dittature esercitate da Cesare od almeno l'ultima sono dunque da riconsiderare sotto il profilo dell'evidente ricordo di quella rivestita a tempo indeterminato da Silla, il cui carattere “costituente” era comprensivo di ogni altra qualifica.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

[“Pater patriae, imperator, dictator rei-publicae constituendae”]

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Rispetto a questo problema gli storici e gli studiosi di diritto romano, fino ad oggi, si sono raggruppati in due grandi correnti il cui punto fondamentale di divergenza e, tutti concordano con l'aspirazione monarchica di Cesare, se egli avesse voluto attuare un modello di regno ellenistico o romano arcaico.
 


L'
aspetto sacrale della sua persona, il potere sull'esercito, la sua politica provinciale sono tutti elementi conseguenti a ciò pur cambiando valore e disposizione a secondo della teoria adottata.
Impostato così il problema, si sono inevitabilmente
considerati i due sistemi ignorando il mezzo dove non c'è sempre la “virtù” ma forse questa volta qualcosa di molto simile.

Si è infatti
ignorata l'esperienza di potere assoluto più vicina e realizzabile che Cesare aveva vissuto ed osservato: quella di Silla.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Silla

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

[Silla e Cesare]

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Certo non è possibile affermare che la sua fu una copia conforme del potere raggiunto da Silla ma indubbiamente hanno molti punti in comune.

Entrambi nascono dalla
lotta tra aristocratici e popolari, sono il prodotto di una guerra civile e portano al governo il generale vittorioso, nella realizzazione pratica seguono invece una linea divergente a causa del diverso impegno politico.
Silla non è, in fondo, la figura enigmatica che siamo abituati a vedere, piuttosto l'insieme contraddittorio di molti fattori.
In lui convivono l'
analfabeta politico, come lo definisce Cesare, il restauratore della monarchia e della tirannide, secondo Cicerone, il leone e la volpe di Plutarco.
 


In realtà
le stesse accuse saranno poi rivolte a Cesare e, sostanzialmente, le loro incertezze e contraddizioni sono il riflesso e la più tipica espressione di un certo mondo che si andava formando.

La società romana era scossa da
violenti conflitti di classe, dal problema degli schiavi, dalle rivendicazioni dei veterani delle continue guerre.
Le leggi e le riforme non riuscivano più a sopprimere la
piaga dell'usura, dalle malversazioni dei governatori, mentre le provincie premevano per meglio inserirsi nella repubblica, grande divoratrice dei loro uomini e beni senza offrire niente in cambio.
Una società tanto divisa e turbata da aver perso il senso dello Stato e bisognosa di una nuova classe dirigente in un rinnovato ordine politico.
 


Nessuno osava però assumersi l'onere di dichiarare esaurito il vecchio ordine repubblicano e presentarne uno aderente al tempo.
Ormai
al di sopra dello Stato erano le fazioni, perturbatrici senza costrutto, che avevano bisogno di riconoscersi nella personalità dei propri uomini di parte nei campi opposti dell'aristocrazia e dei democratici, ma non sempre rigidamente.
Silla non fu amato dall'aristocrazia che pure non ne poté fare a meno per mantenere il proprio potere ed i privilegi di classe e dovette, di conseguenza, subire parecchi limiti politici ed economici.

Cesare cercò spesso aiuto tra i cavalieri e la nobiltà anche a costo di incomprensioni e di rancori.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

[La preziosa esperienza di Silla]

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

L'opera sillana non fu solo una semplice restaurazione del regime tradizionale ottenuta con l'abrogazione delle riforme strappate dai democratici con lunghe lotte dolorose.
Investì tutto l'
ambito costituzionale cercando di adeguarlo alla nuova realtà, e spezzando il precario equilibrio delle forze che era stato fino ad allora il baricentro della repubblica.

Ma né lui, con il suo egoismo tipo “après de moi le deluge”, né la classe oligarchica avrebbe potuto salvare dal crollo una tale riforma odiata dal popolo, in parte anche dagli aristocratici, invisa ai provinciali, e fiaccamente sostenuta dall'esercito.
Silla non aveva mirato alla monarchia, malgrado le accuse di Cicerone, la sua dittatura con tutto il potere effettivo rimane sempre una magistratura temporanea che depose il prima possibile.
Non gli sarebbe stato facile comunque divenire un monarca, anche se avesse voluto, e proprio per l'opposizione della classe dirigente romana, dell'aristocrazia ancora potentissima.
 


Malgrado dopo la guerra civile avesse un potere esclusivo e sostanzialmente assoluto
non volle o non riuscì a dar vita che alla dittatura organo delle magistrature repubblicane dotato di poteri amplissimi e superiore a tutti gli altri, ma non monarchia.
Il precedente era tuttavia gravissimo e pericoloso per le istituzioni dello Stato e fu
per Cesare una lezione di inestimabile valore.

L'azione di Silla si rivolse anche verso
l'esercito divenuto fattore decisivo nelle lotte politiche.
Chi aveva il suo appoggio era superiore ai magistrati, al Senato, alle assemblee popolari.
 


Ormai era l'
unica via per il potere tanto più che, essendo formato essenzialmente da uomini del proletariato, aveva una larga base tra il popolo.
Altro fattore abilmente utilizzato fu la
connessione tra religione e politica che nella società romana aveva fatto sempre dipendere dagli dei la fortuna degli uomini di stato e dei generali.

Egli sfruttò
la superstizione dei militi e dei cittadini fino a farsi tributare onori divini con il circondarsi di parvenze soprannaturali adatte a colpire la fantasia dei più semplici.
In conclusione Silla, più che per la sua riforma della costituzione rivelatasi debolissima, è da considerare per aver introdotto tali importantissimi precedenti nella vita costituzionale romana.