Tradizione e Innovazione nella Tuscia Romana

Azione di Recupero Culturale

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Da qui gli Etruschi... – Note di approfondimento storico

Capire il passato per vivere meglio il presente pensando al futuro

Chi siamo

Roma città etrusca, eccome!

Il materiale in questa pagina è redatto da Luciano Russo

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Gli Etruschi a Roma, ancora prima che esista – Approfondimento

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La preistoria e protostoria di Roma

La storia è sempre scritta dai vincitori

Le origini di Roma nel racconto di Tito Livio

 

La preistoria e protostoria di Roma

La storia è sempre scritta dai vincitori

Le origini di Roma nel racconto di Tito Livio

Fin dall'inizio, nonostante tutto

La città dei sette colli

Il Saeptimontium

La palude del Velabro, il cosiddetto "Lupercale" ed il Vicus Tuscus

La prima Roma è "quadrata"

L'ulteriore espansione e le Mura Serviane

 

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La preistoria e protostoria di Roma

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La storia è sempre scritta dai vincitori

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Le origini di Roma nel racconto di Tito Livio

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Sorvoliamo rapidamente la "doppia discendenza divina" di Roma - da Enea, figlio di Venere, e Romolo, figlio di Marte: la successiva grandezza dell’Urbe sembri dar pieno diritto di nobilitarne le origini divinizzandole.

 

La fondazione della città viene riportata da Tito Livio, nella sua storia di Roma, come un momento magico al termine di una lunga storia...

 

 

Enea, figlio di Anchise ed, appunto, della dea Venere, sopravvive alla guerra di Troia, giunge nell'attuale Lazio e si stabilisce nelle terre del Re Latino.

 

Su questo "fatto" si basa poi tutto il successivo impianto narrativo - i Latini sono già qui quando gli altri popoli arrivano: è la loro terra.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

L'affresco pompeiano "Enea ferito", recuperato nella cosiddetta Casa di Sirico durante gli scavi archeologici della città e databile alla metà del I sec dC, un omaggio al mitologico racconto delle origini di Roma, oggi esposto al Museo Nazionale Archeologico di Napoli.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

L'inevitabile scontro che ne segue fra Latini e Troiani termina con una pace, suggellata dal matrimonio di Enea con la figlia di Latino, Lavinia, alla quale l'eroe dedica la sua nuova città di Lavinio, in cui i due si trasferiscono e dove nasce il figlio Ascanio.


A rovinare l'idillio l'ex-fidanzato di Lavinia, Turno, Re dei Rutuli, che, per gelosia, si allea ai
vicini Etruschi ed attacca una coalizione di Latini e Troiani guidati insieme da Latino ed Enea: il primo muore in battaglia ed anche l'eroe-semidio, pur uscitone vincitore, perde poi la vita.

 


Gli succede il giovane Ascanio, nato a Lavinio sotto la guida della madre Lavinia (anche se da altri autori identificato invece come Iulo, figlio di Enea e di Creusa, nato a Troia, e per questo progenitore della futura Gente Giulia, quindi anche di Giulio Cesare...).

 

Ascanio o Iulo che sia, lascia Lavinia e fonda Alba Longa, creando un nuovo stato a sud del fiume, che gli Etruschi chiamano Tevere e i Latini Albula.

 

 

Nella discendenza di Ascanio due fratelli, il primogenito Numitore ed Amulio, il quale sottrae il legittimo potere a Numitore, elimina la possibilità di altri pretendenti al trono, costringendo la nipote Rea Silvia a farsi vestale (oggi diremmo "suora"), ma questa, nonostante il suo voto di verginità a vita, viene messa incinta dal dio Marte e partorisce Romolo e Remo.


Abbandonati alle acque del Tevere, i gemelli sono salvati da
Faustolo, mandriano del Re, ed allevati dalla moglie Larenzia, detta "Lupa": da grandi i gemelli, ucciso Amulio, riconsegnano Alba Longa al vecchio Numitore, ricevendo in cambio dal nonno il permesso di fondare a loro volta una nuova città.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

L'olio su tela "Romolo e Remo" di Peter Paul Rubens dipinto nel 1614, con Faustolo che scopre i gemelli mentre vengono allattati dalla lupa, con la madre, la vestale Rea Silvia, ed il vecchio fiume Tevere che stanno a guardare compiaciuti: il quadro può essere ammirato nella Sala di Santa Petronilla, ai Musei Capitolini di Roma.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Essendo gemelli ed in mancanza quindi di una vera primogenitura, i fratelli lasciano che siano gli dei a decidere: Remo prende per primo i suoi auspici  vedendo 6 avvoltoi sull’Aventino, a Romolo ne appaiono poco dopo 12 sul Palatino - da qui una difficile questione di interpretazione su chi dovrà fondare la città, chi abbia visto prima gli uccelli o chi ne abbia visti di più?

 

Fatto sta che Remo muore (probabilmente ucciso dal fratello) ed è Romolo a fondare Roma, della quale assicura la difesa con possenti mura, decidendo poi di considerarne "cittadino" chiunque indistintamente scelga di abitarvi ed introducendovi anche precise norme giuridiche a garanzia di una civile convivenza.

 

 

Fin qui il glorificante racconto di Livio.