Tradizione e Innovazione nella Tuscia Romana

Azione di Recupero Culturale

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Cerca una parola nel portale | Ricerca avanzata | Indice di tutte le parole | Mappatura del portale | Gli ultimi aggiornamenti

 

 

 

 

 

 

Da qui gli Etruschi... – Note di approfondimento storico

Capire il passato per vivere meglio il presente pensando al futuro

Chi siamo

Il materiale in questa pagina è redatto da Luciano Russo

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

I Popoli del Mare

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Le nostre radici affondano lontano (continua)

I più antichi documenti (continua)

Le iscrizioni di Medinet Habu

Le scene dei Popoli del Mare

La propaganda mediatica del Faraone

 

Le nostre radici affondano lontano

L'origine di cosiddetti "Popoli del Mare"

I grandi flussi e riflussi migratori

I documentati tentativi di invasione dell'Egitto 

Il ruolo storico dei Popoli del Mare

I più antichi documenti

Le lettere di El-Amarna

Le iscrizioni di Medinet Habu

 

I Danuna

Gli Ekwesh

I Lukka

I Peleset

Gli Shardana

Gli Shekelesh

I Teresh

I Tjeker

I Weshesh  

 

Il cammino della cultura

 

Luciano Russo – Una presentazione

 

Prima pagina del sito

Mappa del sito

 

Prima pagina del portale  

Mappa del portale

Libro dei Visitatori

 

Le nostre radici affondano molto lontano (continua)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

I più antichi documenti (continua)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Le iscrizioni di Medinet Habu

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ma le moderne ricerche sui Popoli del Mare sarebbero comunque state quasi impossibili senza i "testi" più noti e dettagliati della loro esistenza: le iscrizioni di Medinet Habu.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

L'antico nome egizio di "Medinet Habu", in Arabo la "Città di Habu", è Djamet, che significa "maschi e madri".

 

La sua terra è sacra perché si crede che proprio lì siano sepolte, le quattro coppie di primordiali dei, i cosiddetti "Ogdoad" di Khmunu, Khemnu, o Hermopolis ovvero la "Città degli Otto".

Le cosmogonie egizie sono numerose, a comprendere in tutto nove divinità primigenie, di cui quella di Ermopoli è la più astratta e con soltanto otto delle nove divinità.

 

 

 

 

 

 

Nella cosmogonia e mitologia egizia l'Ogdoad o la Ogdoade - in Egizio khemeniu, in Greco antico ογδοάς, lettelalmente "le otto volte", "le otto manifestazioni", "l'ottetto", "gli Otto" - è quindi l'insieme di quegli otto dei che sarebbero antecedenti alla creazione stessa del mondo.

 

In una primordiale massa acquosa e oscura, quattro divinità maschili "rana" (con la testa di rana) e quattro femminili "serpente" (con la testa di serpente) personificano le forze della prima Età del Caos:

 

- Nun e Naunet o Nunet, le acque primordiali (da cui gli animali simbolo della rana e del serpente),

- Kek o Keku e Kauket o Keket, il buio, l'oscurità,

- Heh o Huh e Hauhet o Huhet, l'illimitatezza, l'infinito,

- Amen o Amon e Amaunet o Amonet, l'invisibilità.

 

 

 

 

Il perché delle "coppie" va poi ricercato nel fatto che nell'Antico Egitto vige il principio della dualità, cioè forze uguali e contrapposte ma armoniosamente unite (come del resto nell'a noi più noto concetto di "yin" e "yang" dell'antica filosofia cinese), in cui all'essenza maschile si oppone quella femminile, detta dagli Egizi paredra.


Queste divinità daranno vita, proprio ad Ermopoli, al
Sole o Ra proteggendolo nell'Oltretomba per consentirne il quotidiano sorgere, mito poi esportato a Tebe e lì trasformato dal potente Clero di Amon nel complesso templare di Karnak con Amon invece quale dio-sole ed arricchita ulteriormente, con il creare ad Amon umanizzato una famiglia, tutto secondo la sacra struttura trinitaria tipica degli dei egizi.

 

In questa successiva versione, in aperta concorrenza con la prima, la presunta moglie di Amon, Mut, gli darà un figlio, Khonsu, ed inoltre viene decretato ad hoc uno scaltro "dogma", secondo cui l'Ogdoade non apparterrebbe affatto ad Ermopoli, ma si formerebbe a Tebe, andrebbe ad Ermopoli solo per sbrigarvi la creazione del mondo per poi tornare a casa e morirvi proprio a Medinet Habu... (già allora "incarnazione" di dei, sacre "trinità", "dogmi" imposti da un clero, "turismo religioso" legato a grossi giri di affari: davvero nulla di nuovo sotto questo cielo!).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Medinet Habu è dunque non solo "un" tempio, ma un complesso templare del Nuovo Regno, uno dei luoghi più sacri dell'Antico Egitto, sulla riva occidentale del Nilo, nell'Alto Egitto, alla punta sud della Necropoli di Tebe, di fronte a Luxor, uno dei primi luoghi della regione associato al culto di Amun.

 

Ad Amun i Faraoni Hatshepsut e Tutmosi III edificano qui un piccolo tempio e in seguito, adiacente a questo, Ramesse III costruirà il suo tempio mortuario, racchiuso tra mura massicce, circondato da magazzini, uffici amministrativi, residenze di sacerdoti e dignitari, decorato - caratteristica in questo contesto per noi determinante - con oltre 7.000 metri quadrati di iscrizioni e bassorilievi a dettagliatamente descrivere ed immortalare le sue epiche gesta, l'aver cioè salvato il suo Regno dai ripetuti tentativi di invasione e distruzione straniera, da parte di coalizioni di intere popolazioni "venute dal mare".

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Le scene dei Popoli del Mare

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ovunque domina la figura del Re Faraone:

 

- ai lati del portale d'ingresso mentre si erge sulle teste dei prigionieri e calpesta i nemici d'Egitto,

 

- su due giganteschi piloni nell'atto di annientare nemici catturati davanti agli dei,

 

- sulle mura esterne del tempio in scene di guerra contro i Libi ed i Popoli del Mare, scene che si prolungano fin dentro i cortili.

 

 

 

Sopra e sotto, la raffigurazione della tremenda battaglia navale combattuta da Ramesse III contro i Popolidel Mare, dettagliatamente scolpita su una delle megalitiche facciate a Medinet Habu (il disegno sotto per  facilitarne la lettura).

 

 

 

La vittoria di Ramesse III su così tanti popoli alleatiglisi contro è la più strepitosa nella storia dell'Antico Egitto.

 

Gli imponenti bassorilievi mostrano il Faraone che guarda gli invasori attraversare le pianure, distruggere ogni cosa al loro passaggio, una moltitudine su carri trainati da buoi, carichi di tutti i loro averi, delle loro famiglie, guerrieri forti delle loro armi di ferro, appena scoperte, cui non c'è tribù o città che possa resistere e sopravvivere, un'orda che arriva simultaneamente da terra e da mare e punta inesorabile sull'Egitto!

 

 

Ramesse raduna allora il suo esercito e sconfigge prima in uno scontro campale gli invasori che cercano di forzare i confini da terra, si sposta quindi sulla costa ad aspettare e affrontare le navi nemiche in una grande battaglia navale, tempestandole di frecce dalla spiaggia con i suoi arcieri, mettendo poi in mare le proprie navi.

 

A differenza delle moderne navi da guerra egizie, munite anche di remi, quelle nemiche dei Popoli del Mare hanno solo la vela, cosa che le rende quindi molto meno manovrabili in ambiti stretti e vicino a riva: la flotta di Ramsesse accerchia con estrema facilità quel che rimane della flotta avversaria, rovesciandone le imbarcazioni ed affogando chiunque sia sopravvissuto all'attacco iniziale degli arcieri.

 

 

È una vera carneficina!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La propaganda mediatica del Faraone

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

In queste sequenze, potremmo dire "puramente propagandistiche", tutto viene descritto in modo così semplice e disinvolto, da "veni-vidi-vici", ma in realtà le cose non vanno proprio così e sono gli stessi bassorilievi egizi a rivelarcelo.

 

Da quelli autocelebrativi degli episodi bellici del 1180 aC, V anno di Regno di Ramesse III, vengono più tardi aggiunte delle  iscrizioni sui fatti di guerra del 1177, VIII anno del suo Regno: prova questa che non si tratta affatto di un'unica, spettacolare battaglia, vinta per estrema superiorità strategica, ma piuttosto di una seconda guerra, che si protrae e alquanto incerta per almeno 3 anni!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

In uno dei bassorilievi, da eccellenti contabili, gli Egizi  fanno un dettagliato resoconto numerico di tutto quello che è stato sottratto al nemico e di tutti i loro morti in battaglia e dei prigionieri catturati, mostrando addirittura i revisori reali mentre contano ogni oggetto del bottino di guerra, mani tagliate comprese...

 

 

 

 

Ma nulla di cui meravigliarsi circa questo macabro dettaglio di natura amministrativa né lo zelo o la meticolosità con cui viene eseguita l'operazione, dato che l'Antico Egitto lascia nei pressi del medesimo tempio anche altra testimonianza della sua straordinariamente organizzata e strettamente controllata società in un vero e proprio "Nilometro".

 

È uno dei numerosi punti di misurazione del sistema di "allarme straripamento" strategicamente disseminati lungo l'intero corso del fiume, con il duplice compito sia di prevedere le piene annuali sulla base di esatte statistiche, ma anche di prognosticare la quantità di sedimenti che andrà a depositarsi sui campi per poi da qui calcolare il volume dei raccolti e le conseguenti, proporzionali tasse da imporre.

 

 

Grazie alle sue possenti fortificazioni, Medinet Habu diverrà nei secoli rifugio sicuro in tempi di caos politico, ospiterà un villagio di scribi e poi, nel VI e VII sec. dC, vi si stabilirà infine una comunità Cristiana Copta, trasformandone parte dell'antico tempio "pagano" in chiesa.