Tradizione e Innovazione nella Tuscia Romana

Azione di Recupero Culturale

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Da qui gli Etruschi... – Note di approfondimento storico

Capire il passato per vivere meglio il presente pensando al futuro

Il materiale in questa pagina è redatto da Luciano Russo

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Noi, uomini "liberi" – dal comunismo primitivo allo schiavismo, dal Cristianesimo

primitivo alla "schiavitù di fatto" dei nostri giorni

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Oppressori, riluttanti oppressi e "salvatori" (continua)

L'evoluzione storica della visione messianica: la "speranza" da dinamicizzante a paralizzante

Le "fonti"

La totale ed assoluta "slegatura" culturale e dottrinale

Gli innumerevoli "messia" 

L'evoluzione del Messia ebraico

L'evoluzione del "Gesù"

 

Una introduzione

La nostra evoluzione fisica e sociale

L'evoluzione del Pianeta Terra e la cruciale importanza delle variazioni climatiche

Le transizioni della storia umana attraverso le grandi rivoluzioni

La rivoluzione agricola del Neolitico

La rivoluzione urbana

Oppressori, riluttanti oppressi e "salvatori"

L'evoluzione storica della visione messianica: la "speranza" da dinamicizzante a paralizzante

La totale corruzione del messaggio originale del Cristianesimo

Il futuro dell'umanità

 

άν-άρχή ‒ Il pensiero anarchico: "La libertà degli altri espande la mia all'infinito!" Michail Bakunin

Fabrizio Cristiano De André – Uomo, poeta, anarchico

"Podrán morir las personas, pero jamás sus ideas!" - Che Guevara

 

Luciano Russo – Una presentazione

 

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Oppressori, riluttanti oppressi e "salvatori" (continua)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

L'evoluzione storica della visione messianica: la "speranza" da dinamicizzante a paralizzante

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Le "fonti"

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il Cristianesimo, da un punto di vista semplicemente quantitativo, nella "sua" Bibbia prende in prestito dalla Bibbia ebraica ben 46 "libri", la maggior parte dei quali parlano degli antichi Padri, Re e Profeti e solo alcuni possono essere considerati "moderni", cioè di Epoca Ellenistica, comunque antecedenti alla nascita del "Gesù Nazareno poi detto 'il Cristo'".

 

Di proprio ci mette una marginale appendice di soli 27 "scritti", vale a dire quattro dei molti di più cosiddetti "Vangeli" ancora in circolazione, le cosiddette "Lettere" del non-apostolo Paolo e quelle cattoliche dai cosiddetti "Atti degli Apostoli" e la cosiddetta "Apocalisse".

 

 

Necessariamente da sottolineare come questi

 

- attentamente "selezionati",

- nonché più volte "purgati" e "rieditati" scritti del cosiddetto "Nuovo" Testamento

- risultino già originariamente tutti di molto "postumi",

- lontani cioè dal tempo e dalla cultura degli eventi descrittivi,

- formulati addirittura non nella lingua propria degli "Apostoli",

- ma in un Greco caratterizzato da numerosi semitismi

- e che inoltre, anche se accettati quasi fossero documenti "storici" dalle principali "Confessioni Cristiane", cioè la Cattolica, l'Ortodossa  la Protestante,

- mostrino già fra loro atteggiamenti estremamente diversificati nei confronti del cosiddetto "Antico" Testamento.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La totale ed assoluta "slegatura" culturale e dottrinale

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Questo, se non altri, è l'esplicito indizio di una loro nonostante tutto mal camuffata "slegatura" culturale e dottrinale, cioè di molto dipendente dalle peculiari influenze del contesto geo-culturale subite dagli autori e chi li ri-scrive, nonché dalla loro appartenenza settario-dottrinale all'una o all'altra comunità o corrente di pensiero.

 

 

Basti considerare due esempi per scoprire quanto sorprendentemente (o affatto) grandi siano le differenze anche fra gli ufficialmente "autorizzati" scritti neo-testamentari riguardo all'Ebraismo dell'Antico Testamento:

 

- da una parte l'"Apocalisse" di Giovanni, con i suoi ben 814 diretti e ricchi riferimenti alla Bibbia Ebraica,

 

- e dall'altra la "Lettera ai Filippesi" di Paolo, con un'unica quanto marginale citazione dall'Antico Testamento.

 

 

Giovanni è l'Apostolo, ancora nonostante tutto direttamente collegato a quei fatti storici di cui si dichiara testimone e legato perciò alla classica visione del Messia rivoluzionario Ebraico, chiamato a cercare di liberare il Popolo di Israele dalla reale schiavitù imposta dallo strapotere economico, culturale e militare romano.

 

Mentre Shaul di Tarso detto "Paolo" non è apostolo, nonostante venga chiamato l'"Apostolo dei Gentili", cioè dei Pagani, attribuendogli un titolo deliberatamente mistificante, il quale tiene molto a divulgare una a livello filosofico totalmente rielaborata figura di Messia, come figura predestinata a salvare il mondo intero in una alienante "realtà" extra-storica...

 

 

Da:

 

- il Re-Messia-Liberatore-"Unto di Jhwh"

- che saprà riunire il Popolo d'Israele

- riportandolo alla sua originaria indipendenza

- e reinstaurando così il Regno di Israele,

 

si passa a:

 

- "un Messia"

- che farà risorgere tutti i morti - Ebrei e non - nel "Mondo Futuro",

- li giudicherà alla “fine dei giorni”,

- ne premierà i Giusti con il Paradiso

- e condannerà i malvagi all'Inferno!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Gli innumerevoli "messia" 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il concetto del “messia”, cioè la credenza che ad un certo punto della storia umana un dio invierà un suo rappresentante a rendere il mondo "migliore", non è né originale né esclusivo di una sola religione:

 

- il Latino ecclesiastico Messīas,

- a sua volta dal Greco antico Μεσσίας, Messías,

- dall'Aramaico מְׁשִיחָא, məšīah

- e dall'Ebraico משיח, māšīāh

 

con il significato di "[Re] Unto" è:

 

- una nozione strettamente legata a quella di "regalità"

- documentatamente in tutte le Culture dell’Antico Vicino Oriente

- e inoltre “per investitura divina”

 

quindi non opinabile, infatti:

 

- in Egitto il Faraone viene definito "figlio del dio Sole Ra",

- in Mesopotamia il Re “Unto di An” o di Enlil è ritenuto "rappresentante del dio nazionale",

- in Israele l'investitura del Re non richiede la cerimonia dell’incoronazione, ma il rito liturgico dell'unzione con l'olio d'oliva, a simbolizzare la discesa in lui dello Spirito divino.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

L'evoluzione del Messia ebraico

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

A sua volta anche la stessa unzione-investitura del Re-Profeta di Israele conosce comunque un'evoluzione storica:

 

- da “unto Capo sopra Israele” per liberarlo dalle mani dei nemici che lo circondano,

- come nel caso di Re Davide,

- secondo Samuele non solo l'Eletto, ma anche il “Figlio di Dio”,

- ad Isaia che nel VI sec aC profetizza dalla stirpe di Davide un futuro Re a ristabilire giustizia alla fine dei giorni,

- poi, a fine secolo, Ezechiele, l’antimonarchico, il quale separa il “Davide che deve ancora venire” dalla stirpe di Re Davide,

- e ancora dall'Epoca Persiana del IV-II sec aC al “Messia” vengono attribuiti connotati “oltre umani”,

 

inoltre, in tutto questo processo trasfigurante:

 

- dalla “certezza” del Davide di Samuele,

scelto da Dio a regnare sul suo Popolo e dominare sui suoi nemici “fino alla fine dei tempi”,

- dopo la morte di Salomone e il crollo del Regno di Davide si passa alla “speranza” di Amos, Isaia ed Osea

che la “Casa di Davide” torni a regnare su Israele,

- con Isaia che sposta la figura del Messia dalla continuità dinastica

focalizzando esclusivamente sulla sua qualità di futuro “Re Giusto” dal potere carismatico.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

L'evoluzione del "Gesù"

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

E ancora lo stesso “Gesù” del Cristianesimo:

 

- in Greco Ιησους, Iēsoûs,

- e Latino Iesus,

- in realtà del tutto equivalente del diffusissimo nome ebraico יהושע, Yĕhošūa‘,

nome "teoforico" o "portatore di deità" che appunto significa “Dio salva”,

 

viene erroneamente (o volutamente!) differenziato nella nostra versione italiana dell'Antico Testamento:

 

- traducendone la seconda versione con “Giosuè”,

- mentre da parte sua l'Ebraico moderno forza a sua volta verso un'altra importante differenziazione,

 

questa profondamente culturale e quindi - forse - meno arbitraria della prima, quando chiama:

 

- il “Gesù cristiano” ישו, Yeshu - per distinguere

- questo neotestamentario Messia-Salvatore “già manifestato” o il “Cristo”, in Greco Χριστός, Christòs,

- dal proprio "ancora atteso" Messia-Liberatore, futuro restauratore dell'autonomia politica del Popolo Ebreo.