Tradizione e Innovazione nella Tuscia Romana

Azione di Recupero Culturale

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Cerca una parola nel portale | Ricerca avanzata | Indice di tutte le parole | Mappatura del portale | Gli ultimi aggiornamenti

 

 

 

 

 

 

Da qui gli Etruschi... – Note di approfondimento storico

Capire il passato per vivere meglio il presente pensando al futuro

Pagina in costruzione: rinnovare la pagina con il browser per essere sicuri di visualizzarne la versione più recente

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La Seconda Guerra Mondiale – Approfondimento

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Una doverosa pausa su Pietro Badoglio

L'incredibile carriera

Fatti e misfatti di Caporetto

Badoglio e Mussolini

Comincia male, finisce peggio

 

"Per non dimenticare" di Massimo Perugini

Mercoledì, 8 settembre 1943-XXI

 

Prima pagina del sito

Mappa del sito

 

Prima pagina del portale  

Mappa del portale

Libro dei Visitatori

 

Una doverosa pausa su Pietro Badoglio

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 L'incredibile carriera

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La carriera militare di Badoglio, anche se accelerata dalla Guerra di Libia, mantiene ritmi regolari fino al 1915 quando raggiunge il grado di Tenente Colonnello, poi:

 

 

- nel 1916 diventa successivamente

Colonnello,

Capo di Stato

Maggiore del VI Corpo d’Armata,

Maggior Generale (per Merito di Guerra)

e Capo di Stato Maggiore,

Comandante della Brigata Cuneo,

 

 

- e ancora nel 1917

Comandante del II Corpo d’Armata (nuovi Meriti di Guerra),

Tenente Generale (ancora per Meriti di Guerra) e Comandante di Corpo d’Armata.

 

 

In 2 anni da Tenente Colonnello a Comandante del XXVII Corpo d’Armata nella 12ª battaglia dell'Isonzo, a Caporetto (Kobarid, in Slovenia), dove dice di avere “un piano per intrappolare i Tedeschi”, scesi in Italia a sostegno dell’offensiva Austriaca - ma sono i Tedeschi a intrappolare lui.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il Maresciallo d’Italia Pietro Badoglio.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Fatti e misfatti di Caporetto

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il 24 ottobre 1917, alla disfatta di Caporetto, lo sfondamento avviene nel settore di Badoglio, che perde addirittura il contatto con le sue truppe!

 

Dal buco lasciato aperto dal suo Corpo d’Armata dilaga il nemico: l’Italia perde tutte le sue posizioni sul Carso, la ritirata è una vera catastrofe fino al Piave e le perdite gravissime – sia umane, con 11.000 morti, 29.000 feriti e 280.000 prigionieri, sia di materiali bellici!

 

 

Il Generale Luigi Cadorna, Comandante in Capo dell'Esercito Italiano, il 9 novembre viene esonerato dalle sue funzioni e sostituito dal semisconosciuto Generale Armando Diaz, Comandante di uno dei Corpi d'Armata del Duca d'Aosta.

 

Oltre Cadorna, tutti i Generali coinvolti finiscono davanti ad una Commissione d’Inchiesta – tutti tranne il principale colpevole, Badoglio, il quale viene anzi promosso (!) a Vice Capo di Stato Maggiore a fianco di Diaz.

 

 

Un amareggiato Cadorna si difende così nel 1919:

 

 

“La Gazzetta del Popolo ha pubblicato ieri le conclusioni dell'inchiesta su Caporetto.

 

Si accollano le responsabilità a me e ai Generali Porro, Capello, Montuori, Bongiovanni, Cavaciocchi e neppure si parla di Badoglio, le cui responsabilità sono gravissime.

 

Fu proprio il suo Corpo d'Armata (il 27°) che fu sfondato di fronte a Tolmino, perdendo in un sol giorno tre fortissime linee di difesa e ciò sebbene il giorno prima (23 ottobre) avesse espresso proprio a me la più completa fiducia nella resistenza, confermandomi ciò che già aveva annunciato il 19 ottobre al Colonnello Calcagno, da me inviatogli per assumere informazioni sulle condizioni del suo Corpo d'Armata e sui suoi bisogni.

 

La rotta di questo Corpo fu quella che determinò la rottura del fronte dell'intero Esercito.

 

E il Badoglio la passa liscia!

 

Qui c’entra evidentemente la massoneria e probabilmente altre influenze, visto gli onori che gli hanno elargito in seguito.

 

E mi pare che basti per ora!” 

 

 

Le altre influenze sono indubbiamente quelle della Monarchia.

 

Dopodiché Badoglio da Sottocapo “insieme” al Generale Giardino, è poi “unico” Sottocapo e “alter ego di” Diaz (e continuerà stranamente ad esserlo anche dopo che il Comando Supremo sarà stato sciolto  nell’agosto 1919!) ed, infine, Generale d’Esercito, nonché Capo di Stato Maggiore, “al posto di” Diaz...

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Badoglio e Mussolini

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Dal 1921 entra nel Consiglio dell’Esercito, nel 1925 Mussolini lo nomina Capo di Stato Maggiore Generale, incarico abbinato a quello di Capo di Stato Maggiore dell’Esercito.

 

 

È successivamente:

 

- Maresciallo d’Italia nel 1926,

- Governatore della Libia nel 1929,

- richiamato dal Duce in Italia alla fine del 1933 (solo per potervi confinare Balbo),

- nel 1935 Comandante Supremo in Eritrea,

- di nuovo in Italia nel 1936 con il titolo di “Duca di Addis Abeba”.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Un momento di ilarità condivisa tra Benito Mussolini ed il Maresciallo Pietro Badoglio - quando si riusciva ancora a ridere...

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Capo di Stato Maggiore Generale all’entrata in guerra dell’Italia a fianco della Germania, dopo le prime cocenti sconfitte in Africa Settentrionale ed in Grecia, accusato di incompetenza, dà le dimissioni ed è avvicinato da politici antifascisti – Bonomi, Soleri e Orlando – per rendersi disponibile ad assumere la Presidenza del Consiglio (cosa che avviene il 25 luglio 1943) e a porre fine alla guerra.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Comincia male, finisce peggio

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

È proprio in veste di Presidente del Consiglio che Badoglio gestisce le fasi preparatorie di un “Corto Armistizio” e patto di “cobelligeranza” con le Truppe Anglo-Americane fino alla firma a Cassibile (Siracusa) il 3 settembre 1943.

 

In altre parole, la “resa incondizionata dell’Italia” e, peggio ancora, la “ricattata dichiarazione di guerra dell’Italia alla Germania, sua alleata” – cioè, solo a condizione che il Governo Badoglio dichiari guerra alla Germania, i vincitori gli “permetteranno” di continuare ad essere il Governo dell’Italia, perché “cobelligerante” nella guerra contro la Germania (!).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Da sinistra Badoglio con il Generale Inglese Noel Mason-Macfarlane e il Generale Americano Maxwell Taylor, responsabili dei contatti segreti tra il Capo del Governo Italiano e, rispettivamente, il Primo Ministro di Gran Bretagna, Churchill, e il Presidente degli Stati Uniti d’America, Roosevelt.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Convinto che gli Alleati non annunceranno in tempi brevi il testo firmato, quando invece lo fanno, già la sera fatale dell’8 settembre 1943, Badoglio, pur di salvare la vita, fugge precipitosamente da Roma insieme al Re, entrambi rinnegando tutte le proprie responsabilità e abbandonando al loro destino Esercito, Governo e Nazione.

 

 

Avversato dagli stessi Partiti Antifascisti facenti parte del Comitato di Liberazione Nazionale (C.L.N.), dall'aprile 1944 Badoglio rimane comunque a presiedere un nuovo Governo di coalizione fino alla liberazione di Roma del 4 giugno e solo l’8 cede l’incarico ad Ivanoe Bonomi.

 

Il 13 ottobre il nuovo Governo dichiara guerra alla Germania