Tradizione e Innovazione nella Tuscia Romana

Azione di Recupero Culturale

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Da qui gli Etruschi... – Note di approfondimento storico

Capire il passato per vivere meglio il presente pensando al futuro

Il materiale in questa pagina è redatto da Luciano Russo

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άν-άρχή ‒ Il pensiero anarchico

"La libertà degli altri espande la mia all'infinito!" Michail Bakunin

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Lo Stato non è "noi" (continua)

La Comune di Parigi del 1871

Quell' "insieme" spauracchio del potere, perché l'unione è l'unica che fa la forza

Il Libero Comune di Parigi

La spietata repressione

Un odio senza precedenti, che nasce dalla paura

 

Lo Stato non è "noi"

Kaos e Kosmos

La matematica del caos

Autogoverno non è sinonimo di disorganizzazione né di sregolatezza

L'Istituzione del Comune medievale

La Comune di Parigi del 1871

La Machnovščina Ucraina - l'Armata Nera Anarchica

La Rivolta Libertaria della Città di Kronštadt

Le enclavi libertarie durante la Guerra Civile in Spagna

 

L'ABC dell'Anarchia

Le tematiche dell'Anarchismo

Anarchia e terrorismo

La teoria anarchica

Utopia? ‒ Perché no!

 

Fabrizio Cristiano De André – Uomo, anarca, poeta

Noi, uomini "liberi" – dal comunismo primitivo allo schiavismo, dal Cristianesimo
primitivo alla "schiavitù di fatto" dei nostri giorni

"Podrán morir las personas, pero jamás sus ideas!" - Che Guevara

"La Società Operaia di Mutuo Soccorso di Bracciano" di Massimo Perugini

 

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Lo Stato non è "noi" (continua)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La Comune di Parigi del 1871

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La "Comune di Parigi" è il governo democratico-socialista della città di Parigi da parte di un'autorità locale legittimamente eletta, in Francese "Commune", per un periodo di appena due mesi nella primavera del 1871.

 

È uno degli eventi più socialmente e politicamente significativi dell'epoca: viene anche chiamata la "Quarta Rivoluzione Francese" ed è la prima rivolta socialista al mondo della classe operaia, il primo tentativo storico di creare una vera società "anarchica", cioè "autogovernata dal popolo", il quale pur effimero e miseramente soffocato in cieca e sanguinosa vendetta, con il gratuito massacro di decine di migliaia di lavoratori, rimane ancora oggi conosciuto ed onorato nella memoria collettiva dell'umanità libera, punto di riferimento storico altamente significativo, anche se pressoché ignorato nei libri di storia francesi e non solo.

 


Una brevissima storia di idealismo e insieme pragmatismo quella della
classe operaia di Parigi, che, unitasi alle truppe ribelli della Guardia Nazionale, pur essendo pienamente cosciente di non poter resistere a lungo, sceglie tuttavia una precaria libertà, prende possesso di 400 cannoni e toglie il potere al Governo Francese, il quale ordina l'immediata evacuazione della Capitale dei "fedeli" nelle forze armate, polizia, amministratori e specialisti per fuggire a Versailles nella speranza che la città venga gettata nel caos.

 

Ma la neoeletta Commune o "Consiglio Comunale" di 92 membri - operai qualificati, professionisti tra cui avvocati, medici e giornalisti, attivisti politici come Riformisti, Repubblicani libertari, Socialisti, Anarchici, Blanquisti e Giacobini, non come "rappresentanti" del popolo ma suoi "delegati" che gli elettori, se insoddifatti, potranno sollevare dal loro incarico in qualsiasi momento - svolge negli appena suoi 60 giorni di esistenza una enorme mole di lavoro, riattivando la maggior parte delle funzioni amministrative, esecutive e legislative, andando prontamente a soddisfare i bisogni primari della popolazione con mense e punti di pronto soccorso e riuscendo in pratica a mantenere attivi i servizi pubblici essenziali ad una città di ben due milioni di abitanti.

 

 

Le truppe regolari francesi inviate a soffocare la rivolta, davanti a una così efficiente organizzazione e ferma decisione della popolazione di non voler rinunciare né alla sua riacquisita dignità né ai suoi cannoni, si rifiutano di sparare sulla folla disarmata e anzi girano le armi contro i propri ufficiali, fraternizzano con la Guardia Nazionale e residenti e molte unità dell'Esercito finiscono per unirsi ai ribelli, con enorme imbarazzo del Governo a livello nazionale ed internazionale, anche se si cerca in tutti i modi di non far trapelare dalla città le notizie della nuova politica, di fatto più indirizzata verso una progressiva socialdemocrazia, piuttosto che la paventata e propagandata "rivoluzione" sociale.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Quell' "insieme" spauracchio del potere, perché l'unione è l'unica che fa la forza

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La creazione della Commune viene resa possibile solo grazie ad una totale sollevazione civile che coinvolge trasversalmente tutte le forze progressive e rivoluzionarie di Parigi in concomitanza con l'epilogo della Guerra Franco-Prussiana, incautamente mossa nell'estate del 1870 dall'Imperatore Napoleone III, Luigi Bonaparte, nipote di Napoleone.

 

Il conflitto si dimostrerà presto un memorabile disastro per la Francia, la cui stessa Capitale finisce subito sotto assedio, una città in cui scarsità di cibo e incessanti bombardamenti portano all'esasperazione la già latente fortissima tensione fra ricchi sempre più ricchi e poveri sempre più poveri, clima sociale questo in cui una classe operaia che va radicalizzandosi decide che per la città sia giunto il momento di autogovernarsi economicamente attraverso l'adozione di un modello amministrativo più democratico, di per sé non rivoluzionario e all'epoca già diffuso in molte altre città francesi, ma negato ripetutamente a Parigi proprio per timore dell'"ingovernabilità" della sua popolazione.
 

 

Agli inizi del 1871, dopo ben quattro mesi di assedio, Marie Joseph Louis Adolphe Thiers, oppositore di Napoleone III, già tre volte Primo Ministro durante la prima metà del secolo e presto Capo Esecutivo e poi Presidente della cosiddetta Terza Repubblica, cerca attivamente di raggiungere un armistizio con i Prussiani, i quali però insistono nell'imporgli una sia pur breve occupazione "cerimoniale" di Parigi.

 

Questa è un'umiliazione che, nonostante tutto, i Parigini non sono affatto disposti ad accettare, per cui si teme che la instabile situazione possa favorire il formarsi di un centro alternativo di potere politico con lavoratori armati capaci di provocare la rappresaglia dei Prussiani.
 


È proprio quanto avviene quando delle
decine di migliaia di Cittadini appartenenti alla milizia detta "Guardia Nazionale", armati dallo stesso Governo a difesa della Città, i battaglioni dei Distretti più poveri decidono di eleggere i propri Ufficiali, si appropriano dei cannoni pagati con sottoscrizioni pubbliche e migliorano l'organizzazione militare e civile delle zone "liberate".

 

Si preparano così a resistere ad un doppio "nemico" - quindi non solo l'Esercito Prussiano, ma anche quello Governativo Francese, limitandone al primo l'occupazione della Città ad una minima area e tenendo del tutto in scacco il secondo nelle restanti zone della metropoli.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il Libero Comune di Parigi

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Le libere elezioni e la riuscita autoorganizzazione della Cittadinanza di Parigi sono già di per sé segnali politici pericolosamente forti verso il resto del Paese, ma la Città, proclamatasi "Comune Indipendente", va oltre ed esorta l'intera Francia a diventare una libera "Confederazione di Comuni".

 


Dopo la dipartita dei Prussiani in una
Parigi che continua ad essere accerchiata dall'Esercito Francese il Consiglio della Comune emette tutta una serie di decreti dei quali purtroppo solo pochi troveranno il tempo di essere messi in vigore:

 

 

- gli affitti da molti proprietari aumentati a causa della guerra non dovranno venir pagati per il periodo dell'assedio,

 

- il lavoro notturno nei panifici verrà abolito come

 

- abolita sarà anche la ghigliottina,

 

- non solo alle mogli e ai figli legittimi ma anche alle compagne e ai loro figli di membri della Guardia Nazionale caduti in battaglia verrà riconosciuta una pensione di indennità,

 

- verranno istituiti orfanotrofi che si prendano cura dei figli dei caduti,

 

- tutti gli arnesi dati in pegno dai lavoratori specializzati durante l'assedio per ottenere un prestito verranno gratuitamente restituiti,

 

- tutte le scadenze delle cambiali verranno rinviate ed

 

- aboliti gli interessi sul debito,

 

- ai lavoratori dipendenti sarà permesso di appropriarsi e condurre in proprio l'impresa abbandonata dal proprietario,

 

- verrà abolita la coscrizione e

 

- l'Esercito verrà sostituito dalla Guardia Nazionale dei cittadini in armi,

 

- la Chiesa verrà separata dallo Stato il quale ne rileverà tutti i beni,

 

- le scuole verranno laicizzate e

 

- l'insegnamento della Religione bandito,

 

- i preti potranno continuare le loro attività di culto nelle chiese, i cui locali verranno però utilizzati anche per incontri politici pubblici serali diventando primari centri di partecipazione popolare politica della Comune,

 

- l'istruzione superiore e l'addestramento tecnico saranno resi liberamente accessibili a tutti,

 

- i materiali scolastici verranno forniti gratuitamente come

 

- tutti gli studenti riceveranno vestiario e cibo gratuiti,

 

- verrà riadottato il calendario repubblicano francese,

 

- il Tricolore sarà sostituito dalla bandiera rossa...

 


Tutto avviene quindi
senza il sostegno da parte dello Stato, anzi con una "negazione chiaramente formulata dello Stato" perché "nessun governo è rivoluzionario" ed un appello viene lanciato al resto del mondo a fare lo stesso.

 

Esempio concreto che una nuova società organizzata dal basso sia possibile, mettendo per la prima volta in pratica la teoria anarchica, creando sui luoghi di lavoro cosiddette "associazioni cooperative" autogestite da Consigli di operai, come l'"Unione Meccanica" e l'"Associazione dei metalmeccanici", che trasformeranno i lavoratori da "dipendenti" in "partecipanti", ed una "Commissione Comunale" il cui compito sarà l'"abolizione dello sfruttamento dell'uomo da parte dell'uomo" in modo che l'uguaglianza non rimanga una parola vuota.

 

 

La forte decentralizzazione, a comprendere l'autogestione dei Quartieri, mostra già sufficientemente l'attiva ricerca di nuove formule politico-amministrative, non più caratteristiche di uno "Stato" tradizionalmente repressivo, ma transitorie verso l'abolizione dello Stato in quanto tale, un modello innovativo per tutto il mondo da seguire.

 

Nel nome della fratellanza e a supporto nell'internazionalismo della Commune tutta la comunità straniera di rifugiati politici ed esiliati a Parigi si mobilita e all'estero, nonostante l'estrema difficoltà a far uscire notizie dalla Città circondata, si organizzano raduni sindacali e socialisti di solidarietà.

 

Ma in Francia i movimenti amici di Narbonne, Limoges e Marsiglia vengono soffocati sul sorgere e qualsiasi speranza di aiuto concreto dalle altre città francesi svanisce rapidamente.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La spietata repressione

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Dopo intensi ed ininterrotti bombardamenti da parte delle forze governative dell'Esercito di Versailles, la città è allo stremo, ma Thiers, consapevole della sua prevalenza militare, non concede alla Commune di negoziare.

 

La difesa e la sopravvivenza diventano prioritarie e non lasciano molto spazio all'azione politica, con addirittura operaie che si organizzano nella Guardia Nazionale formando un battaglione tutto femminile, il quale avrà un importante ruolo negli imminenti combattimenti urbani, difendendo eroicamente la Place Blanche, passaggio obbligato per raggiungere i pezzi di artiglieria pesante strategicamente piazzati sul colle di Butte Montmartre.

 

 

Quando alla fine il primo cancello delle mura cittadine verrà forzato o, come più probabile, aperto da qualche traditore e spia benestante rimasto in cittá, le nuove truppe del Governo Francese di Versailles, create in fretta e furia con ex prigionieri di guerra rilasciati ad hoc dai Prussiani, potranno dar via alla riconquista della città, dove però li aspetteranno comunque ben sette lunghi giorni e notti di duri combattimenti, di strada in strada.

 

Il labirinto di stradine impenetrabile nelle precedenti rivoluzioni non esistono più e si combatte lungo i nuovi ampi boulevard, tutto a vantaggio della moderna artiglieria delle truppe di Versailles agli ordini di un comando centralizzato, fino all'ultima resistenza dei Comunardi nel Cimitero del Père Lachaise di Montmartre.

 

Ogni Arrondissement o "Quartiere" combatte disperatamente fino ad essere sopraffatto, ma la resistenza più strenua viene dai distretti "operai", dove guerriglia urbana proseguirà per tutta la cosiddetta "Semaine sanglante", la "Settimana di sangue", dal 21 al 28 maggio 1871.

 

 

Cadute le ultime barricate e definitivamente sconfitte le truppe armate della Comune nei combattimenti al Cimitero di Montmatre inizierà la vera orgia di vendetta e repressione spietata contro i "Comunisti ", con le truppe governative che si danno a numerosissimi rastrellamenti ed esecuzioni sommarie di gruppo contro Comunardi già fatti prigionieri, come quella al cosiddetto "Muro dei Comunardi" nel cimitero di Père Lachaise, e massacrano civili disarmati.

 

Ancora molto peggiore, si dimostra la barbarica sete di sangue della classe borghese e dei clericali, la quale non conoscerà né pietà né limiti, null'altro che mostri lasciati liberi di linciare a volontà decine di migliaia di militari già arresisi e civili inermi, addirittura scempiandone e mutilandone i corpi quale estremo gesto di disprezzo prima di gettarli in fosse comuni (molti fotograficamente documentati)!

 


Le
rappresaglie continueranno anche dopo il letterale bagno di sangue dichiarando un crimine qualsiasi appoggio dato alla Commune, con migliaia di persone deportate a Versailles per essere processate, giorno dopo giorno colonne senza fine di uomini, donne e bambini sotto scorta militare, verso campi di prigionia, processi farsa, esecuzioni capitali, condanne ai lavori forzati, deportazioni a vita nelle Isole Francesi del Pacifico.

 

Un numero esatto delle vittime degli scontri e dei massacri della Semaine Sanglante rimarrà impossibile, anche se le stime in assoluto più basse arrivano a più di 30.000 morti, circa 40-50.000 feriti ed, in seguito, altri 50.000 fra imprigionati (ben 10.137 le condanne poi ufficializzate, solo nel 1889 oggetto di un'amnistia generale) e giustiziati, con oltre 7.000 confinati in Nuova Caledonia.

 

 

Nel 1876 alcuni calcoli stimeranno che la violenta repressione ordinata dallo zelante Generale Gaston de Galliffet, soprannominato "il macellaio della Comune" abbia comportato un numero di fucilati tra i 17 e i 20 mila, mentre nel 1880 il bilancio totale delle vittime dei combattimenti e delle susseguenti carneficine verrà confermato a 30 mila, incluse le esecuzioni di circa 6-7 mila Communards, questo a fronte delle proprie perdite dichiarate dal Governo di Versailles di appena 877 morti, 6.454 feriti e 183 dispersi...

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Un odio senza precedenti, che nasce dalla paura

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Questo fenomeno storico e primo esempio di governo diretto delle masse ha un effetto terrificante sui benestanti e benpensati non solo di Parigi, ma della Francia e del mondo intero.

 

E continuerà a lasciare in profondo sgomento la maggior parte degli storici, specialmente di Destra, anche se molti di questi saranno loro malgrado costretti a riconoscere alla Commune il valore socio-politico di molte delle riforme proposte e a condannare per onestà mentale l'inaudita e selvaggia repressione di cui viene fatta oggetto, non riuscendo comunque mai a spiegare l'odio senza precedenti che la Comune provoca nei ceti borghesi medio-alti, al punto da far rimanere Parigi precautivamente sotto leggi marziali per altri ben cinque anni.

 

A cercare di espiare i propri inevitabili e di sicuro meritati sensi di vergogna e di colpa e di cancellare allo stesso tempo il ricordo dell'ultimo, impari ed eroico corpo a corpo dei Comunardi a Montmartre, la medesima borghesia e il clero vi faranno inutilmente costruire la Basilica del Sacré-Coeur.

 


La Comune di Parigi verrà al contrario ovviamente
ammirata dalla Sinistra Socialista, Comunista e Anarchica e dai suoi leader, come Marx, Lenin e Mao, quale primo modello di "dittatura del proletariato" ed esperienza pratica dello smantellamento dello Stato con la creazione di una società libera attraverso la democratica partecipazione dal basso.

 

Nel 1883 la salma di Marx verrà avvolta in una bandiera rossa della Commune e nel 1964, la navetta sovietica "Voskhod 1" porterà nello spazio i resti di un'altra bandiera della Comune.

 

 

Propaganda a parte, resterà comunque preziosa l'eredità storico-culturale della Comune di Parigi, se la scritta "Vive la Commune!" riapparirà un secolo dopo sui muri di Parigi durante la grande Rivolta del 1968 e non certo per l'ultima volta...