Tradizione e Innovazione nella Tuscia Romana

Azione di Recupero Culturale

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Cerca una parola nel portale | Ricerca avanzata | Indice di tutte le parole | Mappatura del portale | Gli ultimi aggiornamenti

 

 

 

 

 

 

La cultura siamo noi Noi la parola

La società siamo noi, noi la cultura e la nostra storia:  la cultura non ha comparti né livelli - o c'è o non c'è.

Proteggiamo la cultura popolare, madre di tutte le culture!

Il materiale originale in questa pagina è © Luciano Russo salvo parte della citata corrispondenza elettronica, la quale è rispettivamente di Giulio Lucarini, Aldo Pedaletti e Francesco Stefani, tutti dell'Associazione braccianese Forum Clodii: la Redazione ringrazia l'autore per averne autorizzato la riproduzione, la rielaborazione, l'adattamento e la pubblicazione nel portale

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il “doppio mistero” fronte-retro come le Pale del Santissimo

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il doppio trittico vieni-e-va

Il primo (ri-)trovamento

 

Le secolari lotte fra "Welfen" e "Wibeling"

Il doppio trittico vieni-e-va

Il primo (ri-)trovamento

La scheda del dipinto

Il secondo "ritrovamento"

Frammenti di memoria in corrispondenza sparsa

Personalmente preferisco la "benedictio memoriae"

"Meglio tardi che mai..."

 

Bracciano – Museo dell'Opera del Duomo "Bruno Panunzi"

 

 

Luciano Russo – Una presentazione

 

Prima pagina del sito

Mappa del sito

 

Prima pagina del portale  

Mappa del portale

Libro dei Visitatori

 

 

 

 

Retro del trittico double-face o "Pale" del Santissimo Salvatore, opera di Gregorio e Donato d’Arezzo datata 1315 - Museo dell'Opera del Duomo "Bruno Panunzi", Bracciano, Roma.

 

Al centro la Madonna Assunta con angeli fra Santo Stefano, a sinistra, e un santo diacono, a destra, sul lato interno degli sportelli laterali.

 

 

 

 

 

Il doppio trittico vieni-e-va

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il primo (ri-)trovamento

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il doppio trittico o “Pale” del Santissimo Salvatore di Bracciano è quindi e con quasi assoluta sicurezza un dipinto datato al 1315 e firmato dalla coppia di pittori aretini Goro di Manno e Donato di Rigo: primo mistero svelato, anche se difficilissimo o praticamente impossibile nelle loro opere distinguere dove termini il lavoro di una mano ed inizi quello dell'altra.

 

Il mistero vero però rimane, e cioè come quest'opera ripetutamente sparisca e "miracolosamente" ricompaia: la prima leggenda racconta infatti del "ri-trovamento" delle Pale del Santissimo Salvatore a fine Cinquecento, con tutta evidenza una tipica leggenda popolare creata, pompata e sfruttata al solito dal clero, la seconda, molto più vicina a noi nel tempo e quindi più "storicamente" controllabile  analizzabile, nel primo Novecento.

 

 

Cominciamo dal primo "fatto" o, meglio, "fantastica narrazione" del primo fatto.

 

Si racconta che il giorno 18 del mese di agosto di un anno non meglio determinabile, ma comunque collocabile tra il 1580 e il 1584, un contadino, non meglio identificato, nel bel mezzo dell'aratura di un campo per la semina, suo o per conto di altri e non si sa dove, testimonia come la "vetta" o coppia di buoi inspiegabilmente si blocchi e si inginocchi davanti ad una grossa pietra e di lì non voglia più muoversi...

 

A parte il fatto che sembri alquanto improbabile come in un campo arato da chissà quante generazioni si sia lasciata una tale pietra a danneggiare l'aratro (ovvero ugualmente se la pietra sia un enorme masso, quindi ben visibile e non pericoloso per l'aratro, ma inamovibile per un uomo solo o difficilmente spostabile anche per un'intera squadra, altrimenti l'avrebbero già rimosso), comunque sia "a pietra spostata" appare "una tavola" di legno miracolosamente intatta - quindi, nonostante acqua, umidità, insetti e vermi nel terreno e non si sa da quanti anni, così integra e pulita da lasciar vedere senza difficoltà l'immagine del Santissimo Salvatore!
 

Trasportato in processione e con i medesimi buoi fino all'antico Borgo, il dipinto raggiunge la Chiesa della Collegiata, dove verrà da ora custodito in un armadio della Sacrestia da cui verrà estratto solo per essere portato in processione per il paese in occasione di speciali ricorrenze religiose.

 

Fin qui la leggenda e l'ingresso delle pale nella storia.

 


Una storia che a dire il vero ricalca un bel po' quella etrusca e famosissima di
Tagete, ma, anche a leggerla come leggendario racconto, le Pale non sembrerebbero quindi essere state né commissionate dalla Chiesa della Collegiata lì essere state precedentemente conservate, in altre parole non sembra affatto essere un "ritorno a casa".

 

Ma allora da dove vengono queste preziose pale e non solo da chi, ma per chi sono state originariamente dipinte?

 

O come spariscono la prima volta, se lo fanno?

 

Forse parte di un bottino di guerra di quegli eserciti che spaziano liberamente in lungo e largo il territorio a fine Quattrocento, poi perso casualmente o abbandonato in campagna?

 

 

Perché se di "ri-trovamento" si tratta, qualcuno "ri-trova" qualcosa che ha perduto o che gli è stata sottratta, mentre "trova" casualmente qualcosa non sua, persa da altri o loro sottratta, ovvero magari la frega lui a qualcuno e dice di averla "trovata"...

 

Che l’immagine del Ss. Salvatore si veneri a Bracciano insieme a quella della Madonna Assunta "fin dal 1315" lo scriverà negli Atti del Capitolo della Collegiata un parroco solo oltre mezzo millennio più tardi, nel 1875!

 

E poi perché la contesa fra i religiosi di Santa Maria Novella e le autorità della Chiesa di Santo Stefano?