Tradizione e Innovazione nella Tuscia Romana

Azione di Recupero Culturale

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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La cultura siamo noi Noi la parola

La società siamo noi, noi la cultura e la nostra storia:  la cultura non ha comparti né livelli - o c'è o non c'è.

Proteggiamo la cultura popolare, madre di tutte le culture!

Il materiale in questa pagina è redatto da Luciano Russo

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Fabrizio Cristiano De André Uomo, anarca, poeta

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

"Io anarchico"

Giù le mani da De André!

 

L'uomo e il suo pensiero critico

Il poeta della cultura libertaria italiana

"Io anarchico"  

Tutte le raccolte di Fabrizio De André

Tutto Fabrizio De André

Vol. 1

Tutti morimmo a stento
Vol. 3

Nuvole barocche

La buona novella
Non al denaro non all'amore né al cielo

Storia di un impiegato

Canzoni

Vol. 8

Fabrizio De André

Rimini

Fabrizio De André (Indiano)

Creuza de mä

Le nuvole

Anime salve

Mi innamoravo di tutto

In direzione ostinata e contraria (Vol. 1)

In direzione ostinata e contraria (Vol. 2)

Sogno N. 1  

 

άν-άρχή ‒ Il pensiero anarchico: "La libertà degli altri espande la mia all'infinito!" Michail Bakunin

Noi, uomini "liberi" – dal comunismo primitivo allo schiavismo, dal Cristianesimo
primitivo alla "schiavitù di fatto" dei nostri giorni

"Podrán morir las personas, pero jamás sus ideas!" - Che Guevara

 

 

Luciano Russo - Una presentazione  

 

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"Io anarchico"

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Molto prima, durante e dopo gli anni della contestazione del Maggio francese si professa "orgogliosamente anarchico", propagandista onesto che sceglie di non far mai propaganda, refrattario a dogmi politici come religiosi, schivo di parole d'ordine e slogan di piazza: nella migliore tradizione il suo "essere anarchico" è prima di tutto uno stato mentale piuttosto che appartenenza politica - "Anarchy is a State of Mind!" - e, di conseguenza, un personalissimo percorso di vita in cui la sua natura rivoluzionaria si realizza in una piena libertà di pensiero e di azione.

 

Altrimenti neppure le parole di De André avrebbero alcun valore o significato se non venissero validate dalla sua vita, sarebbero banali come tante altre se non fossero l’espressione autentica del suo modo di essere e di pensare: per onestà intellettuale non può essere "di destra", ma è "di sinistra" senza fanatismi, scegliendo un modo tutto suo di far politica sociale, occupandosi e preoccupandosi cioè  più degli altri che di se stesso: il suo è fondamentalmente un esistenzialismo anarchico, il quale ben si adatta al disagio personale di borghese solitario e malinconico, perché di fronte ad una gestione umana del potere così tirannica, ad una giustizia così ingiusta e ad una storia così contraffatta, lo spirito libero inevitabilmente si isola, si rifugia nella propria "diversità" per difenderla, fa ricorso a tutta la debolezza e l'insufficienza del proprio essere trasformandole, sole vere risorse cui attingere, in strumenti di sopravvivenza.

 

 

Viene documentatamente schedato e spiato dai servizi segreti italiani almeno per un decennio, come se si nutrisse un "sospetto" sulla sua appartenenza politica, nonostante lui - intervista dopo intervista, concerto dopo concerto, produzione artistica dopo produzione artistica - si dichiari apertamente e senza mezzi termini anarchico:

 

"Il mio identikit politico è quello di un libertario tollerante.

Se poi 'anarchico' l'hanno fatto diventare un termine orrendo...

In realtà vuol dire solo che uno pensa di essere abbastanza civile da riuscire a governarsi per conto proprio, attribuendo agli altri, con fiducia, le stesse capacità".

 

 

Volendolo assolutamente definire potrebbe essere un "anarchico individualista" e "steineriano", linee di pensiero queste teorizzate rispettivamente dal filosofo tedesco Johann Kaspar Schmidt, meglio conosciuto sotto lo pseudonimo "Max Stirner", nella prima metà del 1800, il quale pone l'individuo al centro vedendo la società come un'unione di "unici", e dal filosofo, esoterista e pedagogista croato austro-ungarico Rudolf Steiner, nella prima metà del 1900, il quale propone una cosiddetta "triarticolazione sociale" di libertà in ambito culturale, uguaglianza in ambito politico e giuridico, fratellanza universale in ambito economico (fonda inoltre l'antroposofia, crea una nuova pedagogia e teorizza quella che sarà l'agricoltura biodinamica).

 

Importante nell'L’unico e la sua proprietà di Stirner il concetto filosofico dell' "ego-ismo" o auto-valorizzazione di se stessi, che si pone al di là sia del liberalismo che del comunismo: la libertà dello spirito è propria dell'individualità di ciascun essere umano, quindi il suo "egoismo" è sinonimo di "unicità" e l'io "legge a se stesso", ma nel senso che attraverso il far bene a se stessi si fa il bene dell'umanità (impossibile non nominare qui la più grande bufala di tutti i tempi, quell' "ama il prossimo tuo come te stesso" poi trasfigurato dalla Chiesa quasi a significare "rinnega te stesso per poter amare l'altro", quando "ama te stesso, accetta te stesso, sta in pace con stesso" è di fatto "il" presupposto per poter amare, accettare e, dunque, vivere in pace ed in armonia con l'altro...).

 

 

De André non è quindi un militante politico nel comune senso del termine, ma profondamente anarchico nel sentire e nel reagire, cioè "anti-conformista", "anti-politico", "anti-militarista" ed "anti-clericale", senza far mai di questo un fatto semplicemente "ideologico", schierandosi al contrario contro i prepotenti e gli arroganti di ogni epoca e di ogni appartenenza, sfidandoli con la frusta dell'ironia e del sarcasmo: scegliere un’ideologia può sempre e comunque essere questionabile, scegliere di stare dalla parte dei socialmente "senza voce", degli umanamente "deboli", degli irrimediabilmente "ultimi" non può mai essere sbagliato!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Giù le mani da De André!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Proprio nell'apocalittica fase storica che sembra segnare la fine di tutte le "utopie" ed il sopravvento nel mondo intero di una delle più terrificanti "normalizzazioni" in un trionfo capitalista di sfrenato consumismo, De André vive e testimonia l'importanza dell'utopia - la stella polare che non raggiungerai mai ma che ti da la rotta nel continuo, quotidiano "tendere a" - nella sua visione di e nell'aspirazione a un mondo migliore, senza padroni né schiavi, senza dogmi né guerre, rifiutando al tempo stesso, anzi proprio per questo, qualsiasi etichetta che la faccia scivolare nel puro ideologico:

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

"Intellettuali d'oggi
idioti di domani
ridatemi il cervello
che basta alle mie mani,
profeti molto acrobati
della rivoluzione
oggi farò da me
senza lezione"

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ai suoi funerali anarchici con tanto di fazzoletto rosso e bandiere nere, eppure ancora oggi è deprimente costatare quanto i massmedia si mostrino "imbarazzati" parlando di De André anarchico: ad esempio nove  programmi televisivi su dieci spiattellatici in occasione del decimo anniversario della sua morte omettono del tutto il suo credo politico, mentre il decimo (citazione autentica!) lo accenna appena dipingendolo in acquarello "un po' [?] anarchico"...

 

 

Di fatto la sua allora condannata ed oggi "osannata" poesia affonda con radici profonde e trova ragione d'essere proprio nella sua presa di posizione politica contro la società in cui vive e di cui testimonia gli immorali interessi di classe.

 

Da anarchico non può neppure credere nel dio delle chiese e, insofferente di ogni forma di potere, arriva a farsi feroce critico della chiesa in quanto "istituzione", sostituendone santi e madonne con uomini e donne eroici senza piedistalli né aureole: contestatore di ogni abuso politico della religione, dei comportamenti contraddittori delle gerarchie ecclesiastiche (loro sì dissacratori in primis della "buona novella"!), della troppo voluta confusione tra "credo", "religione" e "chiesa", di chiunque cerchi di fare dello "spirituale" un sinonimo di "religioso", se De André si avvicina a Cristo è il Cristo rivoluzionario e anche violento nella sua indignazione, quello come lui mai "intregrato", quello come lui perennemente "per natura contro" - contro l'arroganza dei potenti, contro il bigottismo dei farisei, contro l'ipocrisia dei benpensanti, contro le ingiustizie sociali intrinseche in ogni "borghesia" - in altre parole un Cristo decisamente anarchico!

 

Anche questo lo esprime molto chiaramente:

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

"L’artista non deve integrarsi.

È un anticorpo che la società ha contro il potere."

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Oggi si parla e sparla del suo "genio" e volentieri a farlo gli stessi che, scandalizzati prima, lo espongono da morto sugli altari della propria "cultura" - non certo la sua! - a godersene i riverberi secondo liturgie colte quanto sospette, finalizzate più che ad onorare il suo pensiero e celebrarne l'opera, ad assorbirli in sfere a lui notoriamente estranee, cercando di appiattirlo di "leccate".

 

Il suo è tutt'altro che l’aprir bocca e dar fiato a cazzate infinite dei piccoli e grossi criminali della parola che letteralmente dominano il proficuo mercato della manipolazione intellettuale, politica e religiosa in questa sfortunatissima fase della nostra storia…

 

 

Quindi basta con tutti i tentativi di incensarlo per integrarlo, normalizzarlo, allinearlo, incasellarlo, impossessarsene per neutralizzarlo: la sua tenerezza e la sua indignazione, il suo sarcasmo e le sue invettive, la sua pietà ed il suo amore, i suoi sogni e la sua utopia non fanno parte di questa nostra società, ma la ripudiano e la condannano.

 

E basta anche di cercare di farlo "portatore sano" di una religiosità che non ha e non ha mai avuto, coniando espressioni tipo "vangelo secondo De André": come se un "anarchico" non possa avere un credo, come se un "diversamente credente" non possa esistere, come se senza religione non si possa avere il "senso del sacro" – quello vero.

 

 

De André è rispettabilissimo anche e proprio perché "anarchico"

 

 

 

 

 

 

Perché, checché ne dicano,

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

"anarchia non significa 'senza ordine', ma 'senza capi' "

(V per Vendetta).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Perché, a proposito di "democrazia",

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

"se le elezioni potessero davvero cambiare le cose, sarebbero state abolite da tempo"

(detto anarchico).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Perché - imperativo oggi più che mai -

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

"assicurati che nessuno possa possedere il potere!" (Michail Aleksandrovic Bakunin).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Perché è indubbiamente

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

"meglio vivere da cristiano senza esserlo, che dirsi cristiani e non farlo"

(Luciano Russo).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Infine leggere i suoi testi senza musica, oltre che ascoltarli musicati e cantati, fa bene, ci nutre di parole integre e intense: ci aiuta a pensare e riflettere - e ce n'è davvero bisogno!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

"E adesso aspetterò domani per avere nostalgia

Signora libertà, Signorina Anarchia."