Tradizione e Innovazione nella Tuscia Romana

Azione di Recupero Culturale

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Cerca una parola nel portale | Ricerca avanzata | Indice di tutte le parole | Mappatura del portale | Gli ultimi aggiornamenti

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La cultura siamo noi Noi la parola

La società siamo noi, noi la cultura e la nostra storia:  la cultura non ha comparti né livelli - o c'è o non c'è.

Proteggiamo la cultura popolare, madre di tutte le culture!

Il materiale in questa pagina è redatto da Luciano Russo

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Fabrizio Cristiano De André Uomo, anarca, poeta

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

L'uomo e il suo pensiero critico (continua)

Per natura e "per passione" coerentemente dall'altra parte - fuori dal coro, fuori dal branco

 

L'uomo e il suo pensiero critico

Per natura e "per passione" coerentemente dall'altra parte - fuori dal coro, fuori dal branco

Il poeta della cultura libertaria italiana

"Io anarchico"

Tutte le raccolte di Fabrizio De André

 

άν-άρχή ‒ Il pensiero anarchico: "La libertà degli altri espande la mia all'infinito!" Michail Bakunin

Noi, uomini "liberi" – dal comunismo primitivo allo schiavismo, dal Cristianesimo
primitivo alla "schiavitù di fatto" dei nostri giorni

"Podrán morir las personas, pero jamás sus ideas!" - Che Guevara

 

 

Luciano Russo - Una presentazione

 

Prima pagina del sito

Mappa del sito

 

Prima pagina del portale  

Mappa del portale

Libro dei Visitatori

 

L'uomo ed il suo pensiero critico (continua)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Per natura e "per passione" coerentemente dall'altra parte - fuori dal coro, fuori dal branco

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

"…nottambulo, incazzato, mediamente colto, sensibile alle vistose infamie di classe …":

 

così si descrive De André.

 

Irrequieto viandante con una particolare predisposizione a (poi predilezione per) la precarietà esistenziale, insofferente e discontinuo negli studi accademici, senza mai arrivare a laurearsi - tipico drop-out, decisamente outsider - libero e libertario, nemico delle convenzioni ed amante, amico e studioso del "diverso", cultore di mondi e culture "a lato", dissacratore del "sacro istituzionale", infaticabile "operatore ecologico" del sociale - lui solo e solitario - nell'appassionato recupero di perle umane dai rifiuti di una società, bulimica di tutto, così anoressica di com-passione e d'amore.

 

 

Ripudia le iniquità della propria classe sociale eppure vi rimane dentro da "borghese anti-borghese", mai inquadrato, mai etichettato, mai impastoiato, esternando senza filtri il proprio contraddittorio senso di appartenenza e allo stesso tempo di distanza, dichiarando con orgogliosa, riscattante dignità il suo essere senza riserve dalla parte degli esclusi di questa società, dalla parte delle vittime del potere di ogni tempo e di ogni geografia e delle ingiustizie di ogni tipo perpetrate in nome del dominante "buonsenso" comune.

 

Accetta, sceglie ed abbraccia piuttosto la crudezza e la materialità dell'esistenza, preferendola a qualsiasi tentazione filosofica, religiosa ed ideologica di estraniarlo da quel quotidiano fatto di vite di gente in carne ed ossa, amico di sbandati, puttane, magnaccia, suicidi, drogati e perdenti perché meglio rappresentano la realtà in cui vive di tutti i potenti, benpensanti, cialtroni, farisei, forcaioli e boia.

 

 

Coerentemente "dall'altra parte" contro la prepotenza vigliacca di chi si accanisce su un'umanità in ginocchio, già sofferente di suo, "dall'altra parte" perché sarebbe contro la sua natura umana farsi servile con i forti e forte con i deboli, "dall'altra parte" a condividere simpateticamente vite fatte di riservatezza e di dignità anche nella sofferenza e nella disperazione, "dall'altra parte" per mettere a nudo, attaccare e condannare i luoghi fisici e mentali del degrado, del sopruso e della violenza, dalle "carceri" storiche a quelle del presente "berlusconiano", i suoi miti di efficienza, professionalità e produttività ad libitum in palese e crescente contrasto con un contesto sociale sempre meno civile, meno solidale e meno morale ovvero sempre più incivile, sempre più menefreghista e sempre più immorale.

 

Coerentemente "dall'altra parte" di una lobby politica ormai isolata dal mondo reale di chi dovrebbe rappresentare ed i cui interessi dovrebbe promuovere ed altrettanto "dall'altra parte" della gente che, così abbandonata a se stessa, non trova né altro né miglior rifugio di barricarsi dentro il proprio privato.