Tradizione e Innovazione nella Tuscia Romana

Azione di Recupero Culturale

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Cerca una parola nel portale | Ricerca avanzata | Indice di tutte le parole | Mappatura del portale | Gli ultimi aggiornamenti

 

 

 

 

 

 

La cultura siamo noi Noi la parola

La società siamo noi, noi la cultura e la nostra storia:  la cultura non ha comparti né livelli - o c'è o non c'è.

Proteggiamo la cultura popolare, madre di tutte le culture!

Il materiale originale in questa pagina è © Luciano Russo: la Redazione ringrazia l'autore per averne autorizzato la riproduzione, la rielaborazione, l'adattamento e la pubblicazione nel portale

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Antichi mestieri Il “ciarlatano”

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

"Venghino, siori, venghino!" (continua)
Piccola Guida per apprendisti "ciarlatani"

 

"Venghino, siori, venghino!"
Tanto tempo fa in quel della Tuscia Ducale...

Piccola Guida per apprendisti "ciarlatani"

Prima di tutto "stupire"

Poi, naturalmente, "illudere"

E, infine, "vendere" - qualsiasi cosa

Ma come si esercita il mestiere di "ciarlatano"?

Normativa italiana riguardante il mestiere di “ciarlatano”

In conclusione

 

 

Luciano Russo – Una presentazione

 

Prima pagina del sito

Mappa del sito

 

Prima pagina del portale  

Mappa del portale

Libro dei Visitatori

 

"Venghino, siori, venghino!" (continua)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Piccola Guida per apprendisti "ciarlatani"

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


Il mestiere del "ciarlatano" è in fondo uno dei pochi che non vanno sparendo, per cui un pensierino lo ci si potrebbe fare...

 

Non serve più neppure quella cornice così cara alla nostra infanzia della sagra o della festa di paese, la confusione, i colori, la gente, il modo semplice e contadino di passare ogni anno delle serate di svago, tra una bancarella di mosciarelle, bruscolini, fusaglie e olive dolci e una di dolcetti mandorlati o zucchero filato...

 

 

Anche il banco del "gioco a premi" è svanito per sempre!

 

Neppure l'uomo col microfono c'è più, il "banditore", quello che, facendo più "caciara" possibile, raccolga intorno a sé il capannello di curiosi, attirati da quel fascino strano, quasi irresistibile, della "fortuna".

 

 

Palline da tombola numerate da 1 a 99: tanto a pallina, prendene tre e ne paghi due.
 

Manco a dirlo, pochissime le sfere "vincenti" per ritirare un premio tra gli oggetti esposti o il corrispettivo in denaro, tutte le altre "perdenti", naturalmente.

 


Poi sempre l'
antico rituale, una procedura di sicuro effetto: il primo giocatore perde, il secondo pure, ma il terzo no - premio o soldi?

 

Soldi e il fortunato si allontana sorridente tra gli sguardi un po' stupiti e un po' invidiosi degli spettatori.
 

 

Il gioco invoglia sempre più, perché vincere non sembra impossibile, anzi...

 

Altri due perdenti e puntuale un nuovo vincitore, altri soldi, l'uomo si allontana: è chiaro che chi vince faccia parte del gioco, un "compare" complice dell'imbonitore, solo i perdenti, quelli sono veri, i soliti sprovveduti che cascano nell'imbroglio.

 


Perché in pratica il normale cliente deve di regola perdere affinché ci sia un guadagno, i
complici di tanto in tanto fungono solo da esca, facendo finta di vincere per riinvogliare i babbei.


Il compare gira semplicemente l'angolo e restituisce il "premio" al cassiere della banda.

 


Eppure nella foga del gioco
nessuno che si accorga della fregatura, tutti ipnotizzati, esaltati, drogati dalla voglia di vincita facile...

 

Idem per il cosiddetto "gioco delle tre carte", un trucco conosciuto da secoli e millenni...: perché questo è il lavoro dell'imbonitore, dalla notte dei tempi.

 

(continua)