Tradizione e Innovazione nella Tuscia Romana

Azione di Recupero Culturale

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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La cultura siamo noi Noi la parola

La società siamo noi, noi la cultura e la nostra storia:  la cultura non ha comparti né livelli - o c'è o non c'è.

Proteggiamo la cultura popolare, madre di tutte le culture!

Il materiale originale in questa pagina è © Luciano Russo: la Redazione ringrazia l'autore per averne autorizzato la riproduzione, la rielaborazione, l'adattamento e la pubblicazione nel portale

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Antichi mestieri Il “ciarlatano”

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

"Venghino, siori, venghino!" (continua)
Tanto tempo fa in quel della Tuscia Ducale... (continua)

 

"Venghino, siori, venghino!"
Tanto tempo fa in quel della Tuscia Ducale...

Da verità "di fede" a verità "imposte"

Piccola Guida per apprendisti "ciarlatani"

Normativa italiana riguardante il mestiere di “ciarlatano”

In conclusione

 

 

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"Venghino, siori, venghino!" (continua)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Tanto tempo fa in quel della Tuscia Ducale... (continua)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Nel Medioevo da Cerreto di Spoleto vengono infatti i primi venditori ambulanti, per estensione in seguito generalmente chiamati come intera categoria - provenienza geografica a parte - appunto "cerretani", anche in senso progressivamente spregiativo.

 

La caratteristica di spicco di questi venditori è la loro parlantina, il modo persuasivo di presentare la merce, per cui l'appellativo "cerretano" viene presto incrociato con il verbo "ciarlare", cioè chiacchierare.

 

 

Una volta venduto i "ciarlatani" se ne andranno, proseguendo verso altri villaggi e altri mercati, quindi, qualora qualcosa non soddisfi, se gli oggetti, gli arnesi o i tessuti risultino cioè di scarsa qualità, o gli unguenti privi degli effetti miracolosi tanto pubblicizzati, per i poveri acquirenti non c'è possibilità alcuna di lamentarsi, di restituirli, cambiarli o farsi rimborsare il denaro.

 

Da cui nei termini "ciarlatano", "imbonitore" o anche "magliaro" dal XV secolo circa si ritrova l'aggiunto significato di "persona di scarsa credibilità", ciarlatano come ciurmatore, gabbamondo, imbroglione, mistificatore, truffatore, chi si spacci o spacci qualcosa per quello che non è.
 


Con il tempo
la categoria degli "ambulanti" si allarga e sulle piazze dei borghi c'è chi intrattiene - prestigiatori e giocolieri, chi cava i denti, chi vende intrugli decantandoli come rimedi miracolosi alla maggior parte dei comuni malanni, chi predica dannazione e salvezza...

 

"Specializzazione" a parte, comune per tutti è comunque la capacità di attirare la gente, per lo più sprovveduti analfabeti, incantandola con una grande abbondanza di chiacchiere.

 

 

Da ora in poi "ciarlatano" significherà chiunque cerchi il proprio guadagno dandola ad intendere, un impostore, in particolare riferito a professionisti da strapazzo, "azzeccagarbugli", i sedicenti avvocati, e, soprattutto, "guaritori", i falsi medici, ed una vasta gamma di "predicatori", tutti accomunati da scarsa capacità e, di solito, ancor minore serietà.

Da "cerretano" a "ciarlatano" il significato generico è quindi senz'altro peggiorativo, con inoltre una quantità di derivati come "cerretanesco", da cerretano, ciarlatanesco, (cerretano) "magnificatore", esaltatore, decantatore,
"ciarlatore", chi ciarli molto, chiacchieri vanamente, pettegolezzi, sparli di cose che mal conosce o quando converrebbe piuttosto tacere, "ciarlata", un lungo e insulso chiacchiericcio, discorso vano e pettegolo, "ciarla", una notizia falsa, diceria messa in giro, con o senza malignità, chiacchiera inutile, anche senza senso spregiativo, "ciarlone", chi ciarli o abbia il vizio di ciarlare, usi o abusi la propria parlantina e loquacità abilmente pel darla ad intendere o imbrogliare.


"Ciarliero" o "ciarliere", chi ciarli troppo, non sappia tenere un segreto, pettegolo, "ciarlerìa", un discorso insulso, ciarla prolungata, "ciarlottìo", parlottìo, chiacchierare sommesso o sussurrìo tipico del pettegolezzo, contrario di battolare, ovvero ciarlare, cianciare rumorosamente, simile a "ciabare", ciarlare cioè volutamente a voce alta e con marcata presunzione, e "sciarada", dal Francese charade, a sua volta dal Provenzale charrado, derivato di charrá, chiacchierare, ciarlare, da cui charlatan.
 

Alla fine il ciarlatano diventa una vera e propria "arte" o professione, sia che si tratti di esercitare pratiche da guaritore o ci si approfitti in altro modo della buona fede delle persone, ottenendo denaro, vantaggi e privilegi sociali grazie a false promesse e messe in scena d'effetto.

 

(continua)