Tradizione e Innovazione nella Tuscia Romana

Azione di Recupero Culturale

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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La cultura siamo noi Noi la parola

La società siamo noi, noi la cultura e la nostra storia:  la cultura non ha comparti né livelli - o c'è o non c'è.

Proteggiamo la cultura popolare, madre di tutte le culture!

Il materiale originale in questa pagina, tutto riportato dal web, è © dei rispettivi autori, La Repubblica e gli altri notiziari online, redatto nel portale da Luciano Russo  

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Chiesa senza Cristo

“Non credo alle parole, ma ai comportamenti”: basta con una Chiesa in retro- marcia al Medioevo, che perde ogni giorno quel che resta della sua credibilità!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

"Democrazia nella Chiesa: il Concilio è stato tradito"

 

"Benedetto XVI ha fallito - I Cattolici perdono la fiducia"

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"Hans Küng, celibato dei preti, Chiesa, pedofilia e sessualità"

"Il segreto di Ratzinger"

"Chiesa e pedofilia - l’omertà imposta da Ratzinger"

"Il muro del 'Segreto Pontificio': silenzio obbligatorio sui religiosi pedofili e/o adescatori in confessionale" 

 

Il testo integrale tradotto dal latino dell’ordine impartito per iscritto da Ratzinger e Bertone circa la secretazione dei "Delitti più gravi" del clero

Dagli Archivi Vaticani la definizione del misterioso "Segreto Pontificio"

"L’errore filologico e teologico di Papa Benedetto XVI, nel titolo della sua prima Enciclica"

 

Noi, uomini "liberi" – dal comunismo primitivo allo schiavismo, dal Cristianesimo primitivo alla "schiavitù di fatto" dei nostri giorni

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I giorni di rinnovamento e di speranza del Concilio Vaticano II sono ormai lontani, quasi dimenticati o cancellati!
 

 

"Democrazia nella Chiesa: il Concilio è stato tradito!" di Hans Küng

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Da La Repubblica - 27 gennaio 2000

 

 

 

 

 

Democrazia nella Chiesa: il Concilio è stato tradito!

 

di Hans Küng

 


La riflessione sul futuro della Chiesa di uno dei più grandi teologi viventi
 


Quando all’inizio degli anni Sessanta, dopo la prima sessione del Concilio Vaticano II, preparavo il mio primo viaggio negli Stati Uniti per tenervi delle conferenze sul tema "Chiesa e Libertà", un uditore americano mi disse:

 

"Sapevo che c’è la Chiesa, come sapevo che c’è la Libertà, ma non sapevo che esse possono stare insieme".
 


Ora, con il Concilio Vaticano II, la Chiesa Cattolica ha senza dubbio ampliato di molto lo spazio della libertà: libertà religiosa, libertà di coscienza, libertà di opinione, di discorso e di stampa.
 


Contemporaneamente però non si può negare che già durante il Concilio come dopo e in maniera particolarissima sotto l’attuale Pontificato da parte della Curia Romana è stato fatto di tutto per reprimere il più possibile la libertà nella Chiesa.

 

Si è cercato di ammutolire le voci critiche, sia che si trattasse di un Vescovo o di un teologo, di un pastore d’anime o di una suora.

 

Intere Conferenze Episcopali vennero richiamate all’ordine e piegate al corso vaticano da "quinte colonne" obbedienti a Roma.

 

Nella teologia cattolica si è di nuovo diffuso il conformismo.
 


Al riguardo è sufficiente ricordare che in Germania un’associazione femminile cattolica, fino ad ora attiva nella consulenza in casi di gravidanze difficili, di fronte all’atteggiamento, totalmente incomprensibile, del Papa, pretende di organizzare autonomamente questa consulenza in accordo con le leggi dello Stato.

 

E già il Vescovo competente dichiara che a queste donne si dovrebbe chiudere il rubinetto delle sovvenzioni.
 


Oppure basta che un teologo ed emerito esegeta della Svizzera scriva un articolo, in cui, alla luce del Nuovo Testamento, mette in discussione le irrigidite strutture ecclesiastiche, quali si sono formate nel corso dei secoli, perché un arrogante giovane Vescovo, che subito dopo la sua elezione si è interamente piegato al corso romano, pensi di dover aizzare l’intera Conferenza Episcopale del nostro paese affinché tolga in ogni forma a questo Professor Emeritus la fiducia che, questi, a quanto mi consta, non ha mai goduto pienamente.

 

Inoltre i Vescovi devono ammettere che la situazione della attività pastorale in Svizzera diventa sempre più catastrofica, il clero cattolico è in tutto o in parte in via di estinzione e un numero sempre maggiore di comunità si trova privo della regolare celebrazione eucaristica.

 

Ma invece di impegnarsi decisamente per l’abolizione dell’infausta legge medievale del celibato e, a certe condizioni, di ordinare una buona volta i molti laici, uomini e donne, ben formati teologicamente, così che le nostre comunità abbiano di nuovo celebrazioni eucaristiche regolari, ci si profonde in manovre, autoillusioni e vuoti appelli al laicato.
 


Basterebbe inoltre che un Vescovo leggesse la Prima Lettera ai Corinzi per constatare che nella Comunità di Corinto, quando l’Apostolo Paolo non era presente, gli uomini e le donne di questa Comunità hanno celebrato l’Eucarestia senza fare ricorso a ministri ordinati.

 

Questo non è affatto il modello che ora si dovrebbe esaltare universalmente.

Esso però dimostra che il sacerdozio universale dei fedeli non è una frase vuota e che le nostre Comunità non devono rimanere senza Eucarestia per colpa della cecità e ostinazione della Gerarchia Ecclesiastica.
 


Oppure basta che un noto Vescovo, il Presidente della Conferenza Episcopale Tedesca, osi affermare che il Papa, quando non è più in grado di assolvere pienamente il suo ufficio, avrebbe sicuramente il coraggio di ritirarsi.

 

E subito in Italia, ma non soltanto là, si elevano enormi proteste, come se la questione dell’abdicazione di un Papa, per motivi di salute, fosse un delitto di lesa maestà.

 

Del resto una simile questione è perfettamente prevista dal Codex Iuris Canonici; il Papa non deve far approvare le sue dimissioni da una qualche commissione.

 

Va però insieme osservato che con l’attuale autoritario Papa polacco esisterebbe il serio pericolo che, in caso di dimissioni, egli cerchi di predeterminare un successore a lui gradito.

 

Chi dovrebbe poter impedire al Papa di parlare con singoli Cardinali sul candidato da lui desiderato e, quindi, di manipolare l’elezione?

 

E a Roma sanno tutti che la gente dell’Opus Dei auspica di nuovo un Papa ad essa vicino e ha paura che il successore del Papa attuale possa fare ritorno al corso rinnovatore del Concilio Vaticano II e, quindi, ridurre o eliminare il notorio influsso dell’Opus Dei, di questa organizzazione segreta reazionaria, ma potente finanziariamente.


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Con ciò siamo al punto decisivo: il Concilio Vaticano II ha cercato di rinnovare, alla luce del Nuovo Testamento, l’intera struttura ecclesiastica e, in particolare, di stabilire, al posto dell’assolutistica autocrazia papale, la collegialità di Papa e Vescovi.

 

Ma proprio su questo punto il Concilio è stato tradito, da un Papa autoritario e da un Episcopato codardo.

 

 

Una discussione sulla urgentemente necessaria riforma della Curia è stata bloccata già durante il Vaticano II, e dopo il Concilio è stata impedita anche la riforma della Curia.

 

Così la Chiesa Cattolica, ad onta della splendida facciata romana, si trova in una seria crisi strutturale e costituzionale.
 


Nel frattempo perfino tra i più fedeli della stessa Curia sono stati sollevati dubbi che si chiedono se l’attuale stile di governo del Papa e di certi Cardinali corrisponda ancora al Vangelo di Gesù Cristo.

In effetti si tratta del Sistema Romano in generale, quale si è formato come un sistema clericale, giuridico assolutistico, soprattutto nel sec. XI durante la cosiddetta Riforma Gregoriana.

Infatti solo a partire dal sec. XI esiste questa forma di Chiesa del Potere e del Diritto Papale, c’è nella nostra Chiesa il dominio assolutistico del Vescovo Romano sull’Ecclesia Catholica, c’è questo predominio del clero sui laici, c’è la fatale legge del celibato e così via.
 


Naturalmente nel nostro secolo e in particolare sotto l’attuale Papa a ciò si sono aggiunti altri elementi specifici.

 

E se oggi nella Repubblica Federale di Germania si prende conoscenza fin troppo tardi dei distruttivi effetti del "sistema Kohl", si dovrebbe analizzare spassionatamente anche il "sistema Wojtyla", che rivela sorprendenti parallelismi con il "sistema Kohl".

 

Alcuni aspetti risaltano a prima vista: uno stile di governo paternalistico, circondarsi di persone che dicono sì e premiare i fedeli seguaci, punire spietatamente gli spiriti critici, cordate e favoritismi con nomine a gente qualificata (i Cardinali Groer e Meissner, i vescovi Haas, Krenn), tolleranza nei confronti di operazioni finanziarie oscure (legate ai nomi di Calvi, Sindona e Marcinkus, il quale ultimo dal Vaticano è stato sottratto alla giustizia italiana); costose imprese giubiliari, non importa da chi pagate; legame emotivo con i Capi, che sembra più importante degli obblighi nei confronti della Comunità Ecclesiale; e in tutto ciò l’emergere di pressanti problemi e una politica, concentrata sulla conservazione e sull’ampliamento del potere, e buon ultimo una sopravvalutazione della propria opera storica e un ostinato attaccamento all’ufficio...
 


Di fronte a questo "sistema", per noi della Fondazione "Per la Libertà nella Chiesa", il punto di vista è chiaro:

Noi siamo contro una Chiesa del potere e del dominio, della burocrazia e della discriminazione, della repressione e dell’inquisizione.

 

Noi siamo piuttosto per una Chiesa della filantropia, del dialogo, della sonorità e dell’ospitalità anche per i non conformisti, del servire non pretenzioso delle sue guide e della sociale comunione solidaristica, che non esclude dalla Chiesa nuove energie e idee religiose, ma le fa fruttare.

Noi siamo contro una Chiesa dell’immobilità dogmatica, della censura moralistica e del garantismo giuridistico, della canonistica che tutto regola, dell’onnisciente scolastica e della paura.

 

Noi siamo piuttosto per una Chiesa della lieta novella e della gioia, di una teologia orientata sul semplice Vangelo, che presta ascolto agli uomini invece di essere puramente indottrinata dall’alto, una Chiesa che non si limita a insegnare, ma è anche sempre disposta ad imparare.

 

(Continua)