Tradizione e Innovazione nella Tuscia Romana

Azione di Recupero Culturale

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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La cultura siamo noi Noi la parola

La società siamo noi, noi la cultura e la nostra storia:  la cultura non ha comparti né livelli - o c'è o non c'è.

Proteggiamo la cultura popolare, madre di tutte le culture!

Il materiale originale in questa pagina è © Bruno Panunzi e Pan Mediterranea, un articolo originariamente pubblicato su "Pan - Rivista mensile di politica, economia, cultura, attualità", Editore Pan Mediterranea Società Editrice per Azioni, Anno IV, Aprile 1973, alle pagine 36, 37 e 38, sotto la rubrica "Risvolti della scienza": la Redazione ringrazia Patrizia, Marzia e Vittoria, rispettivamente moglie e figlie dell'autore, e l'editore per averne autorizzato la riproduzione, la rielaborazione, l'adattamento e la pubblicazione nel portale

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

"Il cannocchiale conteso" di Bruno Panunzi

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

["Un occhiale di due lenti composto"]

[Il cannocchiale di Giovanni Battista della Porta ed il telescopio di Galileo Galilei]

 

["Un occhiale di due lenti composto"]

[Il cannocchiale di Giovanni Battista della Porta ed il telescopio di Galileo Galilei]

[La corrispondenza di della della Porta con l'Accademia dei Lincei]

[Lo scontro tra l'empirismo ed il metodo scientifico della "scienza nuova"]

[La lunga ed accesa diatriba tra della Porta e Galilei]

[La fine della polemica]

[Nota]

 

"Gentil Virginio Orsini: vita e imprese di un feudatario romano"

Welcome to our portal! "Bracciano's Castle – Impregnable fortress, magnificent palace"

"La breve 'stagione' di Juan Borgia tra Bracciano, Ostia e Roma"

"Il 'Palazzo fuori della Porta', municipio di Bracciano"

"Girolamo Gastaldi: il cardinale contro la peste"

 

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Libro dei Visitatori

 

 

Due cannocchiali di Galileo: al centro, nella placca ovale, la lente obiettivo che si ruppe durante gli ultimi anni della sua vita.

 

 

["Un occhiale di due lenti composto"]

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Intorno al mese di aprile o di maggio del 1609 si diffuse in Italia una notizia che mise a rumore il mondo fervido ed impaziente degli scienziati italiani, malamente controllato dal gelido controriformismo del cardinal Bellarmino.
 

Alcuni viaggiatori raccontarono

 

“che un tal occhialaio di Middleburgo aveva offerto in dono al principe di Nassau un occhiale di due lenti composto, la cui mercé le cose lontane quasi vicine e più grandi d’assai del vero si scorgevano”.
 


Non era una novità assoluta, considerando che fin dal Medio Evo gli artigiani occhialai adoperavano vetri a forma di lente per correggere i difetti della vista, ma questa sua nuova utilizzazione prometteva di avere grandissime possibilità d'impiego.
 

In particolare ne fu colpito il Galilei che lavorando freneticamente, in una sola notte, “indovinando più che copiando ciò che aveva fatto l'occhiaiaio” creò il suo cannocchiale basato sulla combinazione di una lente concava con una convessa.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

[Il cannocchiale di Giovanni Battista della Porta ed il telescopio di Galileo Galilei]

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Non senza ragione il Conte Algarotti, celebre cattiva lingua del tempo, commentò che era una vergogna per il genere umano non essere giunti prima a quella scoperta, dopo che da almeno tre secoli le lenti erano trattate dai più grandi studiosi.

 

Ma chi rimase addirittura sconvolto dalla scoperta dell'olandese fu G. Battista della Porta scienziato e commediografo napoletano che sulle lenti aveva scritto venti anni prima un trattato fondamentale ("De refractione optices parte" - Napoli 1593 ).
 


Il della Porta è il prototipo dello scienziato come era inteso in quei primi anni del XVII secolo, dalla cultura farraginosa e dispersiva; filosofo e ricercatore, viaggiatore e commediografo il tutto amalgamato da un eclettismo a volte geniale ma sempre caotico.
 


In relazione con i massimi nomi della cultura europea del suo tempo e notoriamente in voce di mago, il processo per stregoneria che aveva subito nel 1558 a Napoli appare quasi un naturale ed inevitabile completamento del suo personaggio.
 

Nel suo libro sulla Rifrazione il della Porta era arrivato a descrivere il principio del cannocchiale senza fare però il piccolissimo passo che lo separava dalla sua realizzazione pratica.
 


Immediatamente costruì anche lui uno strumento ottico, ma ormai il male era fatto, tanto più che a sua insaputa il Galilei, perfezionato rapidamente il suo telescopio per la ricerca astronomica, scopriva le macchie della luna, i quattro satelliti di Giove e le fasi di Venere che avrebbe pubblicato l'anno successivo 1610 a Venezia nel “Nuncius Sidereus”.