Tradizione e Innovazione nella Tuscia Romana

Azione di Recupero Culturale

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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La cultura siamo noi Noi la parola

La società siamo noi, noi la cultura e la nostra storia:  la cultura non ha comparti né livelli - o c'è o non c'è.

Proteggiamo la cultura popolare, madre di tutte le culture!

Il materiale originale in questa pagina è © Bruno Panunzi e De Luca Editore: la Redazione ringrazia l'autore e l'editore   per averne autorizzato la riproduzione, la rielaborazione, l'adattamento e la pubblicazione nel portale [Struttura della Redazione]

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

"Bracciano e gli Orsini – Tramonto di un progetto feudale"

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

"Gentil Virginio Orsini: vita e imprese di un feudatario romano" (continua)

[Sesta parte]

 

Da "Il '400 a Roma e nel Lazio"

"Gentil Virginio Orsini: vita e imprese di un feudatario romano"

[Prima parte]

[Seconda parte]

[Terza parte]

[Quarta parte]

[Quinta parte]

[Sesta parte]

[Settima parte]

 

Welcome to our portal! "Bracciano's Castle – Impregnable fortress, magnificent palace"

"La breve 'stagione' di Juan Borgia tra Bracciano, Ostia e Roma"

"Il 'Palazzo fuori della Porta', municipio di Bracciano"

"Il cannocchiale conteso"

"Girolamo Gastaldi: il cardinale contro la peste"

 

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"Gentil Virginio Orsini: vita e imprese di un feudatario romano" di Bruno Panunzi (continua)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

[Sesta parte]

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Una delle prime visite di congratulazioni al nuovo pontefice il 15 agosto fu quella di Gentil Virginio, nella sua doppia veste di primo tra i domicelli romani e di rappresentante ufficiale del re di Napoli, di cui veniva ad attestare i poco sinceri sentimenti di "buono ed ubbidiente figliolo".
 


Dopo pochi giorni, il 3 settembre, Franceschetto Cibo ora senza l'appoggio del Papa, e troppo isolato tra la nobiltà romana per poter resistere alle pressioni degli Orsini, vendette a Gentil Virginio la contea di Anguillara e le sue terre e castelli di Cerveteri, Monterano, Viano, Rota ed Ischia per 40.000 scudi, stipulando l'atto di vendita nel palazzo del cardinale della Rovere davanti al notaio Beneinbene.

 

L'acquisto era stato possibile grazie all'appoggio di Piero de' Medici presso cui stava per ritirarsi il Cibo, e di re Ferrante, che quasi certamente aveva fornito la somma necessaria all'Orsini, sempre a corto di denaro liquido.

 

 

La reazione di Alessandro VI a questo ulteriore accrescimento dello stato di Bracciano, che rappresentava una diretta minaccia per il potere pontificio, fu immediata: dichiarò la vendita nulla a causa del suo mancato consenso; in realtà il papa non accettava l'intervento di Firenze e Napoli nelle terre della chiesa, realizzato attraverso il più potente e temibile dei baroni romani.

 

Accusò quindi in un Concistoro pubblico re Ferrante di aver anticipato i denari per l'acquisto ed il cardinale della Rovere, ora divenuto amico degli Orsini, di fare gli interessi dei nemici della Chiesa.

 

 

Quelle terre erano veramente, come dice il Guicciardini, "un osso in gola" del Papa.

 

Il re negò oltre l'evidenza il suo intervento e, assicurato Gentil Virginio del suo appoggio, si preoccupò soltanto di giustificare il suo comportamento presso Ferdinando il Cattolico, il cugino spagnolo interessato, in modo sempre più preoccupante, agli affari di Napoli.

 

Gli Orsini, con l'aiuto di molti altri baroni romani, compresi i Colonna, si prepararono per la guerra che sembrava inevitabile, ma trovarono schierati a fianco del papa Venezia, Ferrara, Mantova e Ludovico il Moro uniti dalla comune inimicizia per gli Aragona.


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ludovico il Moro, usurpatore del potere di Giangaleazzo Sforza legittimo duca di Milano e di sua moglie, nipote di re Ferrante, iniziò un serrato lavoro diplomatico presso Carlo VIII di Francia, invitandolo a rivendicare i diritti ereditari che vantava sul regno di Napoli, e cercandone nello stesso tempo il consenso per la sua nomina a duca di Milano.

 

Il pericolo di un intervento francese, ugualmente sgradito al papa e a re Ferrante, li portò ad accordarsi con la mediazione di Firenze e di Ferdinando di Spagna sull'acquisto dei feudi fatto dal signore di Bracciano, che il 15 agosto 1493 ne ottenne l'investitura contro il pagamento di 40.000 scudi alla Camera Apostolica.

 

Il 24 luglio il Cardinale della Rovere e Gentil Virginio, lasciata Ostia dove avevano atteso la conclusione del Trattato, rientrarono a Roma quasi in trionfo e furono trattenuti a cena in Vaticano dal Papa, che ordinò di ritirare la guardia dalle porte della città.

 

Ma, come commenta l'Infessura, "haec pax simulata fuit, et ideo parum duravit".

 

Per rafforzare il nuovo accordo tra Alessandro VI e gli Aragona fu deciso il matrimonio del figlio del Papa Jofré Borgia con la figlia di Alfonso di Calabria Sancia.
 


Dopo il matrimonio, celebrato per procura a Roma nell'aprile 1494 con un corteo imponente guidato da Gentil Virginio, Jofré arrivò a Napoli, dove si stava preparando l'incoronazione del suocero Alfonso succeduto a re Ferrante.

 

La cerimonia, avvenuta l'8 maggio, fu l'ultimo e il più splendido atto pubblico della dinastia aragonese di Napoli, e rappresentò il culmine del favore e della riconoscenza verso gli Orsini di Bracciano.

 

Il 15 maggio, nella cappella di Castelnuovo, dopo una solenne messa pontificale officiata dal vescovo di Nicastro, re Alfonso consegnò a Gentil Virginio le insegne di Gran Connestabile del regno di Napoli.
 


Mentre ancora duravano i festeggiamenti per l'incoronazione di Napoli, Carlo VIII di Francia, malgrado gli sforzi del papa per dissuaderlo, iniziò la sua discesa in Italia con quello che era considerato il miglior esercito d'Europa.

 

Alessandro VI e re Alfonso si incontrarono il 14 luglio nel Castello Orsini di Vicovaro, ed affidarono comando dei loro eserciti, che dovevano opporsi ai Francesi, al duca di Calabria Ferrandino affiancato da Virginio Orsini, Giangiacomo Trivulzio e Niccolò Orsini di Pitigliano.

 

L'avanzata del re di Francia, accolta amichevolmente da tutti i signori italiani, fu rapidissima ed il papa, in dicembre, cominciò a trattare il suo passaggio per le terre della chiesa, sperando che almeno Roma sarebbe stata difesa dalle truppe degli Orsini.

 

In realtà Gentil Virginio, conoscendo a fondo la crisi della dinastia napoletana e non fidandosi di Alessandro VI, aveva già cominciato a trattare in segreto con Carlo VIII, a cui inviò il figlio Carlo con l'incarico di offrirgli pieno appoggio.

 

(Continua)