Tradizione e Innovazione nella Tuscia Romana

Azione di Recupero Culturale

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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La cultura siamo noi Noi la musica

La società siamo noi, noi la cultura e la nostra storia:  la cultura non ha comparti né livelli - o c'è o non c'è.

Proteggiamo la cultura popolare, madre di tutte le culture!

Il materiale originale ed alcune immagini in questa pagina sono © Giuseppe Pontuali: la Redazione ringrazia l'autore per averne autorizzato la riproduzione, la rielaborazione, l'adattamento e la pubblicazione nel portale

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

"Le musiche, le danze ed i canti popolari dell'Italia Centrale" di Giuseppe Pontuali 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il saltarello, espressione di vita vissuta

I portatori della tradizione

Musiche d'una vita inimmaginabilmente dura

Il mezzo "è" il messaggio

"Saltarello" su internet

Riferimenti bibliografici

L'organetto - Uno strumento musicale contadino dell'era industriale

Il libro dell'armonica in Europa, in Friuli e nell'alto litorale adriatico

 

Il saltarello e l'organetto

Il saltarello, espressione di vita vissuta

Et alteri – Una annotazione

 

Tipologia dell'organetto

Tecniche esecutive strumentali del saltarello

Breve storia dell'organetto

Glossario dell'organetto

 

"Poeti a braccio"

 

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Il saltarello, espressione di vita vissuta

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il saltarello qui trattato è quello trasmesso attraverso la memoria di anziani suonatori, fortunatamente conosciuti di persona, il solo che consenta di fare una valida analisi delle correlazioni tra una musica ed il contemporaneo stile di vita.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

I portatori della tradizione

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Questi portatori della tradizione, gli "informatori", hanno quella melodia nelle orecchie fin dalla nascita, quasi ossessiva, ed imparano quindi a suonare il saltarello molto prima di arrivare a conoscere la mera esistenza dell'"arte musicale": solo molto più tardi, quando poi si rendono conto che con l'organetto si possa suonare anche la musica "commerciale", pur se in modo approssimativo, iniziano a "studiare" per imparare a suonarla.

 

Spesso, soprattutto in paesini lontani dalle grandi vie di comunicazione, la registrazione di anziani suonatori di organetto mostra chiaramente come inizino suonando tutto il loro repertorio di musica commerciale - Marina, Campagnola bella, Romagna e San Giovese, Rosamunda e tutto il resto - ciò che per loro rappresenta il "saper suonare", eseguendo e rieseguendo i brani esattamente uguali, ripetendo anche tutte le approssimazioni, proprio perché, sia pure ad orecchio, si tratta comunque pezzi "studiati".

 

 

Quando, terminato il proprio repertorio commerciale, il "musicista" sente di voler suonare ancora, ecco allora che spuntamo fuori il saltarello e le altre musiche del repertorio tradizionale locale, che, se ripetuti, pur essendo l'esecutore convinto di eseguirli allo stesso modo, sono di fatto ogni volta diversi, sia nel fraseggio che nella concatenazione delle frasi musicali: è legittimo dedurne come per loro il saltarello non sia un brano musicale, perché non frutto di "studio", ma un aspetto della loro vita, parte integrante della società in cui sono nati e vissuti - paradossalmente quasi se ne scusano, perché queste musiche riferiscono ad una vita passata, non sempre piacevole da ricordare.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Musiche d'una vita inimmaginabilmente dura

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La maggior parte di noi poco o nulla sa della povera e faticosa esistenza di questa gente, i lavori dei campi - alzarsi prima dell'alba, fare chilometri a piedi, tornare a casa la sera con gambe, braccia e schiena doloranti, sfiniti, le faccende domestiche - inventarsi pasti dai pochi ingredienti a disposizione , portarli sui campi ai lavoratori, rassettare la casa, accudire i figli, lavare i panni a mani nude anche in pieno inverno al lavatoio o in un corso d'acqua: una quotidianità che lascia ben poco tempo anche solo per pensare, in cui canti e musiche servono a marcare il ritmo del lavoro pesante, spesso ad addolcire una vita fatta di stenti.

 

Questa la reltà della musica che, ascoltata oggi come "folkloristica", ci fa immaginare tempi "romantici" che rimpiangiamo di non aver vissuto: lasciamo che ci aiuti a capirlo meglio questa testimonianza di un'anziana signora di Barbarano Romano, in Provincia di Viterbo, proprio nella nostra Tuscia Romana.

 

 

Circa una dozzina di anni  fa, Pino Pontuali e gli altri componenti del gruppo  musicale di folk-revival "La Piazza", vanno a Barbarano Romano per fare ricerca di canti tradizionali.

 

Tra i molti informatori, trovano un quartetto di molto anziani signori - tre donne ed un uomo - in una piazzetta del quartiere storico, seduti sui gradini d'ingresso d'una casa, a scaldarsi al sole.

 

Su richiesta, i vecchi raccontano della vita giornaliera al tempo della loro giovinezza (quindi almeno sessant'anni prima): quali gli stornelli intonati durante i lavori sui campi e, in particolare, quali i canti delle donne al lavatoio pubblico, immergendo, sfregando, battendo, sciacquando e risciacquando mucchi di panni, tutte insieme, a ritmo cadente...

 

Alla fine della piacevolissima e, per molti versi, straordinaria intervista, a qualcuno nel gruppo dei musicisti viene da commentare con spontanea ingenuità:

"Però signo' che tempi belli erano quelli!"

 

La vecchia signora, la guarda dritta negli occhi, e, seria in faccia, commenta laconicamente:

"Belli tempi un cavolo signori', sapessivo quant'è mejo co' la lavatrice!"

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il mezzo "è" il messaggio

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ascoltando con attenzione un saltarello, si avverte forse il bisogno di sdrammatizzare, la necessità di giustificare, l'istinto di correlarsi con gli altri e, spesso, una dignità, scaturita dalla consapevolezza di lotta perenne all'assoluta sopravvivenza.

 

Se è vero che il saltarello sia anche espressione di tutto ciò - e chissà di quant'altro ancora - non può essere ingabbiato in una struttura fissa di fraseggi musicali, ma deve essere libero di evolversi secondo una codifica istintiva, influenzata da microvarianti appartenenti al retroterra culturale dell'esecutore:  proprio per questo noi oggi, per quanto sia il nostro impegno, non riusciremo mai a suonare un saltarello capace di trasmettere il messaggio dell'anziano informatore.

 

 

Il saltarello si sviluppa anche come forma cantata, come stornello, legato all'endecasillabo:

"Dormo tra le pecore e li cani, pe' fa' magna' l'abbacchi a li patroni".

 

Quindi, ormai lo sappiamo, è determinato da esigenze di carattere funzionale, destinato principalmente a funzioni coreutiche: si esegue quel brano perché la gente ha voglia di ballare o di cantare, magari anche per mandare messaggi ben precisi a qualcuno in particolare.

 

 

Il saltarello è anche una danza di coppia, di corteggiamento, di avvicinamento dell'uomo verso la donna, serve ad esprimere una passione, e molte volte i movimenti del ballo sono carichi di erotismo: diciamo che il saltarello è la maniera più naturale di comunicarsi allegria - non si dice forse, e non a caso, "fare salti di gioia"?

 

Quando l'organetto s'impossessa del saltarello, lo elabora, adattandolo alle sue caratteristiche ed anche spettacolarizzandolo con note ribattute, con il lavoro di mantice, con scale che si rincorrono, con virtuosismi impensabili con strumenti più arcaici.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

"Saltarello" su internet

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

A livello di curiosità, una semplice ricerca su internet genera decine di migliaia di siti dove si parla di "saltarello" anche nel significato di:

 

- un vecchio e costoso orologio ad ore saltanti, ovvero un orologio senza lancette dove, tramite una o più finestrelle praticate sul quadrante, venivano visualizzate le cifre delle ore e dei minuti - una straordinaria coincidenza è che questo prodotto dell'orologeria di qualità si sviluppa proprio nella seconda metà del 1800 e cioè nello stesso periodo di affermazione dell'organetto;

 

- il meccanismo in ferro battuto per la chiusura delle porte dei vecchi casali chiamato anche "saliscendi" (tirando una cordicella dall'esterno è possibile aprire la porta dall'esterno);

 

- un tipico formaggio friulano, della zona  di Socchieve, Provincia di Udine, colonizzato dalle larve della mosca del formaggio che lo decompongono rendendolo cremoso e dal sapore particolare e molto intenso (uno dei famosi formaggi con i vermi), oggi quasi scomparso per effetto delle moderne normative igieniche europee;

 

- un lungo verme di colore verde scuro, munito di tantissimi piedi, molto apprezzato come esca dai pescatori;

 

- lo scarico dei moderni lavabi dei bagni, quel pistoncino, posizionato generalmente dietro il rubinetto del tipo monocomando, che, abbassandolo o alzandolo aziona lo scarico del lavabo;

 

- il meccanismo che pizzica le corde nel clavicembalo;

 

- un particolare piombo usato per la pesca con la canna;

 

- un meccanismo dedicato all'avanzamento dei cestelli nelle lavastoviglie di tipo industriale.

 

 

Esistono anche le tagliatelle "al saltarello", e su internet se ne trova anche la vecchia ricetta tipica, delle zone centrali marchigiane, quale pasto tradizionale delle categorie meno abbienti: l'impasto si fa con acqua, sale farina ("tajuli' pilusi") e soltanto in casi eccezionali viene arricchito con uova.

 

Sempre internet fornisce l'affascinante ipotesi che la danza del saltarello abbia origine, in tempi antichissimi, nella terra del popolo italico dei Piceni, ad imitazione del saltellare del picchio, uccello considerato sacro.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Riferimenti bibliografici

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

L'organetto - Uno strumento musicale contadino dell'era industriale

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Autore Francesco Giannattasio

Editore Bulzoni, Roma

Data pubblicazione 1979

Genere Spettacolo

Collana Varia

Pagine 138

Prezzo 10.33 euro

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il libro dell'armonica in Europa, in Friuli e nell'alto litorale adriatico

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Autore Pier Paolo Sancin

Editore Pizzicato Edizioni Musicali, Udine

Data pubblicazione 1990

Genere Musica

Collana

Pagine 432

Prezzo 65.00 euro