Tradizione e Innovazione nella Tuscia Romana

Azione di Recupero Culturale

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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La cultura siamo noi Noi l'immagine

La società siamo noi, noi la cultura e la nostra storia:  la cultura non ha comparti né livelli - o c'è o non c'è.

Proteggiamo la cultura popolare, madre di tutte le culture!

L'idea originale e la ricerca base per questo articolo sono © Massimo Perugini

Le immagini sono © dei rispettivi proprietari ed editori

Il materiale in questa pagina è redatto, editato e completato da Luciano Russo

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

"Orson Welles a Bracciano" di Massimo Perugini

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Don Quijote de Orson Welles (Don Chisciotte)

L'incompiuto capolavoro perduto di Orson Welles

La scheda

Le scene girate a Bracciano

 

Orson Welles Il più grande regista del XX secolo  

Black Magic "La più grande pellicola degli ultimi 10 anni!"  

Don Quijote de Orson Welles (Don Chisciotte)

Da il settimanale Tempo, A. IX, N. 51, Milano 20-27 Dicembre 1947

 

 

Massimo Perugini Una presentazione 

Luciano Russo – Una presentazione

 

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Don Quijote de Orson Welles (Don Chisciotte)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

L'incompiuto capolavoro perduto di Orson Welles

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Dal romanzo di Miguel De Cervantes Don Chisciotte, 400 anni dopo...

Un film di Orson Welles, il suo capolavoro incompiuto, montato dal maestro spagnolo del brivido Jess Franco.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

"Come ho deciso di girare Don Chisciotte?

[...]

È un po', voi lo sapete, quello che è accaduto a Cervantes, che cominciò a scrivere una novella e finì per scrivere il Don Chisciotte.

È un soggetto che non si può lasciare una volta che lo si comincia."

 

Orson Welles

 

 

Il più celebre dei grandi film incompiuti, il Don Chisciotte, che Orson Welles non riuscì a completare in 14 anni e che il suo collaboratore Jess Franco è riuscito faticosamente a ricostruire e montare.

Don Chisciotte è il film più controverso della carriera di Welles: iniziato nel lontano 1955, autoprodotto e mai terminato soprattutto per mancanza di finanziamenti, viene proiettato per la prima volta solo nel 1992.

 

L'edizione con sottotitoli in italiano è oggi disponibile in DVD, il quale comprende la versione originale del film, altri importanti contenuti critici e storici redatti in collaborazione con l'Università di Bologna.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La scheda

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Titolo originale

 

 

Regia

 

Sceneggiatura

 

Supervisione generale

 

Musiche

 

Montaggio

 

 

Interpreti

 

 

 

Produzione

 

 

Anno

 

Durata

 

Colore

 

Don Quijote de Orson Welles

 

Orson Welles

 

Orson Welles

 

Oja Kadar

 

Daniel J. White

 

Rosa M. Admirall,

F. Michalczik

 

Francisco Reiguera,

Akim Tamiroff,

Orson Welles

 

El Silencio Producciones SA

 

1992

 

114 minuti

 

Bianco e nero

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Le scene di Don Chisciotte girate a Bracciano

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Don Chisciotte, in sella a faccia indietro su Ronzinante, da sfogo alle sue fantasie in uno dei suoi altisonanti monologhi, seguito da un come al solito stanco, annoiato, preoccupato e brontolante Sancio con il suo asino trascinato a capezza.

 

Siamo nella Piazza IV Novembre a Bracciano, con lo sfondo scenario del seicentesco Palazzo Comunale.

 

 

La magistrale inquadratura si impernia sul possente tronco della palma in primo piano e, soprattutto, sulla sua magnifica e maestosa ombra sul selciato di una piazza assolutamente deserta alle prime ore del mattino.

 

Da notare il caratteristico sedile circolare di ferro, che una volta circondava, ma anche proteggeva, le quattro palme della piazza, su cui le sere d'estate di tanti anni fa nonne e mamme sedevano tranquille a chiacchierare, mentre noi bambini ci sparpagliavamo chiassosamente ai quattro venti in una miriade di scatenati gruppetti a giocare...

 

 

 

 

Don Chisciotte, in completa armatura e con la spada sguainata, che fa ruotare instancabilmente a fendere l'aria, si agita e sbraita portato "a cavacecio" dal povero Sancio, grondante di sudore.

 

Siamo sulla salitella della Rotonda, di fronte alla Chiesa di Santo Stefano: si nota, in basso a destra, Piazza Saminiati, nello squarcio della volta di accesso alla grande piazza del Duomo, e l'angolo in basalto bugnato della cava di Santo Celso di Palazzo Pagnotta, in alto a sinistra.

 

 

Altra scena da quadro, con il caratteristico e drammatico taglio di luce, qui efficacemente diagonale, tipico di Orson Welles regista: una vera meraviglia!

 

(Da notare l'assoluta "purezza architettonica" dell'ambiente, poi spudoratamente dissacrata da sovrapposizioni di volumi osceni, ad esempio sull'edificio centrale.)

 

 

 

Continua la salita della Rotonda, Sancio arranca, Don Chisciotte si dimena più che mai, la spada s'innalza al cielo, lui si volta e minaccia...

 

 

La carrellata laterale della cinepresa porta lo spettatore a scoprire il torrione nel ritaglio del vicolo, la accompagna uno zoom progressivo che restringe sempre più l'immagine e ne schiaccia la profondità, mentre quella pur minima rotazione dell'asse dell'obiettivo da alla prospettiva "a soffitto basso" inventata da Welles, camera dal basso in alto o "prospettiva della rana", una accresciuta monumentalità agli oggetti, falsando ogni proporzione, evidenziando dettagli come quell'insignificante balconcino che ora domina la composizione.

 

E Palazzo Pagnotta ruota mostrandosi in tutta la sua elegante ed armoniosa facciata.

 

 

 

 

"Classica", di questa inquadratura non si può dire altro: è il ritratto più amoroso fatto a Bracciano!

 

Strada dell'Ospedale Vecchio, oggi Via Giuseppe Palazzi, svoltano l'angolo dietro il forno "de Biacio", a Via del Fossato, Don Chischiotte farnetica ancora sempre cavalcando Ronzinante voltato indietro, rivolto al povero Sancio che lo segue, lo segue, e dietro di lui l'asino.

 

 

Nei forti contrasti, ombre e luci giocano la loro partita a scacchi, le due case-pilastro, nero a destra, bianco lucente a sinistra, altre case arrampicate su verso il castello, tagliate bianche e nere, case bianche di sole sul lato nero del castello in ombra: la quinta sulla strada del muretto di cinta, il cancello centrale, un palcoscenico perfetto e sotto l'imponenza della rocca le due figurine, nette, che entrano da sinistra ed escono a destra - Don Chisciotte bianco, Sancio ancora più nero nell'ombra, Ronzinante bianco, l'asino nero, non più di una silhouette, come il padrone.

 

Che dire? Solo ammirare e imparare questo affascinante ABC dell'immagine artistica!

 

 

 

 

Ed ecco, all'"Ara", dietro il mucchio di "cama", pula o loppa, cioè il guscio di resta aderente al seme del grano, accumulatovi dopo la trebbiatura, si apre con respiro maestoso il paesaggio: mucche pezzate, taglio deciso del primo piano esaltato dal sole, colline, uliveti, nero nero su fino ad uno splendente borgo, il castello, il campanile, e quella pennellata di nube nel cielo terso.

 

Un degno preludio alle prossime inquadrature, di una eleganza unica.

 

 

 

 

S'accentua il contrasto luce-ombra, diventa luce-buio, si semplificano all'esasperazione i tagli delle linee dominanti e tutta la composizione è racchiusa in quell'elegantissimo simbolo ad otto orizzontale dell'infinito.

 

 

Jing e Jang, bianco a sinistra, nero a destra, perfettamente bilanciati e complementari, e proprio lì, millimetricamente lì, in quella precisa e drammaticissima intersezione dei due, questo possente asse verticale di un "Don Chisciotte-centauro", Ronzinante e cavaliere nell'illusione ottica delle due figure fuse, un accecante riverbero sulla pur ossosa muscolatura posteriore del cavallo, lo scintillio del pettorale, la postura eretta, il capo spinto leggermente indietro, il viso a ben mostrarsi, sguardo in alto, braccio alzato, mano a declamare, in un atteggiamento colmo della solennità del guerriero e la nobiltà del cavaliere: un'autocelebrante scultura in celluloide, degna di generali o di regnanti nelle migliori piazze delle capitali del mondo intero.

 

Ma siamo a Bracciano, in campagna, e c'è odore di fieno nell'aria.

 

 

 

Don Chisciotte smonta da cavallo, o meglio scivola giù, spossato, e può rimanere in piedi solo appoggiandosi pesantemente al cavallo - Sancio, inginocchiato davanti a lui, ne ha compassione e si affretta a liberarlo spogliandolo degli attributi bellici, la spada, l'armatura: il cavaliere ha un'espressione assente, lo sguardo fisso, non collabora, ma lascia fare.

 

 

Altra magistrale illusione ottica: nella stilizzata, medesima cornice dell'inquadratura sopra, l'asse verticale portante collassa, ma come per magia tutto va immediatamente a ricomporsi nel caleidoscopio di Welles in un nuovo asse, questa volta orizzontale, che parte dagli occhi di Don Chisciotte in primo piano al borgo e al castello lontani sullo sfondo.

 

Orson Welles: il grande illusionista!