Tradizione e Innovazione nella Tuscia Romana

Azione di Recupero Culturale

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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La cultura siamo noi Noi l'immagine

La società siamo noi, noi la cultura e la nostra storia:  la cultura non ha comparti né livelli - o c'è o non c'è.

Proteggiamo la cultura popolare, madre di tutte le culture!

"No comments!" – Dal web senza commenti

Il materiale originale in questa pagina è © dei rispettivi autori

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Figli di un altro dio?

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Nostalgie pericolose

Eccessi di "italianità"

Né il silenzio ideologico della Sinistra né le strumentalizzazioni della Destra italiane

Voci altre

Mostra "Testa per dente" - Crimini fascisti in Jugoslavia 1941-1945

Giovani Comunisti e Comuniste

Da triestestoria.altervista. org - Historia Tegerstinae Civitatis

Dal  Corriere della Sera del 27 aprile 2008

 

Foibe

Cos'è una "foiba"?

Le foibe nel contesto storico

I massacri delle foibe

Il genocidio e l'esodo italiano - "istriano" o "giulio-dalmata" - dalla Jugoslavia

Le "foibe" finora conosciute

Nostalgie pericolose

Giù le mani dalla storia!

 

I diritti umani

I diritti dei bambini e degli adolescenti

I diritti degli animali

Pace, nonostante tutto

Mai più Gott Mit Uns!

God Bless America!

Emmanuel

Gli Stati Uniti d'Italia

La Cina si prepara

L'ultimo fallimento – "Buy buy, China!"

Corporated States of America

Criminali e crimini di guerra

Figli di un altro dio?:

- Hiroshima

- Cortina di ferro

- Vietnam

- Cambogia

- Afganistan

- Cecenia

- Tibet

- Balcani

- Iraq

Uomo di colore

 

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Libro dei Visitatori

 

 

 

Nostalgie pericolose

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Eccessi di "italianità"

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La logica dei confini e delle guerre viene spesso alimentata da rivendicazioni di "legittimo possesso" o "più diritto" di altri da parte di una nazione su un territorio confinante: non importa da quale lato lo si proclami.

 

Che l'Impero Romano sia stato presente al di là dell'Adriatico 2000 anni fa non rende queste terre "italiane", e neppure che la Serenissima Repubblica di Venezia le abbia gestite per 4-5 secoli: si tratta semplicemente di conquiste, invasioni ed occupazioni.

 

 

L'Italia come Stato è uno dei più giovani in Europa ed ogni collegamento con il passato che tenda a creare una continuità pseudo-storica è da rigettare.

 

È proprio questa logica a portare alla tragedia che colpisce le popolazioni del Giuliano-Veneto, di Istria e della Dalmazia durante e dopo la Seconda Guerra Mondiale.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Per capire meglio, ad esempio, la tragedia del settembre 1943 bisognerebbe ampliarne il contesto storico ad includere le non certo liberali peculiarità del dominio fascista sulla Venezia Giulia dal 1922 al 1943: proibizione dei partiti politici sloveni e croati, proibizione delle scuole slovene e croate, proibizione dei giornali sloveni e croati, interdizione delle lingue slovena e croata, sentenze di tribunali speciali contro Sloveni e Croati, repressioni antipartigiane dal 1941 al 1943 in Slovenia e in Dalmazia...

 

D'altro canto, si può anche argomentare, come alcuni fanno, se davvero l'"epurazione" condotta dal capo del Partito Comunista Sloveno Kardelj, già sopra citato, non sia "esclusivamente contro il fascismo", ma occorre allora capire meglio cosa intendano gli Jugoslavi per "fascismo": in pratica sono "fascisti" tutti gli oppositori politici, nazionali ed ideologici indistintamente, sono "fascisti" lo stesso CLN di Trieste e quello di Gorizia, non comunisti e apertamente contrari alle pretese annessioni jugoslave...

 

 

Quelle jugoslave sono pure azioni di terrorismo nazionalista: gli eccidi, il genocidio, l'esodo forzato delle popolazioni di etnia italiana - e non solo - non hanno giustificazione storica!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ma di nuovo, alla fine della Prima Guerra Mondiale le truppe italiane occupano un'Istria con 200-250.000 Croati e Sloveni autoctoni, cioè con una popolazione slava di contadini dell'entroterra per circa il 60 percento, mentre il 40 percento italiano è piuttosto operai, artigiani, commercianti e proprietari terrieri, prevalentemente nei centri costieri di Capodistria, Isola, Pirano, Umago, Cittanova, Parenzo, Orsera, Rovigno, Dignano, Pola, Albona, Buie, Montona, Pinguente e Pisino.

 

Queste genti slave imparano prestissimo a subire il regime di occupazione militare italiano, l'olio di ricino e il manganello dello squadrismo fascista importato da Trieste, e questo prima della firma del Trattato di Rapallo del 1920 che assegna definitivamente l'Istria all'Italia!

 


I misfatti italiani perpetrati nella "prima ora" includono assassinii di anti-fascisti italiani, distruzione delle Camere del Lavoro, incendio delle Case del Popolo, sanguinose "spedizioni" in pratica contro tutti i villaggi sloveni e croati della penisola.

 

Come già visto, il Regime Fascista non fa purtroppo che peggiorare la già disastrosa situazione di quelli che chiama "allogeni" o "alloglotti" istriani, cioè nativi di Istria o di lingua slava: distrutti e/o aboliti tutti gli Enti e Sodalizi culturali, sociali e sportivi sloveni e croati, abolite le scuole slovene e croate di ogni livello di istruzione, proibiti  come "materiale sovversivo" giornali e libri nelle lingue slovena e croata, forzosamente "italianizzati" i cognomi di famiglia"italianizzati" i toponimi, obbligatoriamente in italiano le funzioni religiose nelle chiese, sostituite le lapidi in sloveno e croato nei cimiteri, democratici, socialisti, comunisti e cattolici anche italiani oggetto di attentati, arresti, processi e condanne a lunghe pene in carcere da parte del "Tribunale Speciale per la Difesa dello Stato", migliaia di Sloveni e Croati al confino nelle Tremiti, a Ustica, a Ponza, a Ventotene, a S. Stefano, a Portolongone, nelle Lipari, a Favignana...

 

 

Tutto questo ottiene due malauguranti risultati:

 

- provoca un "volontario" esodo slavo, spinge cioè alla fuga dall'Istria circa 60.000 slavi autoctoni sistematicamente terrorizzati;

 

- alimenta con gli esuli istriani di etnia slava i tre movimenti estremisti, da una parte quello dei partigiani comunisti, dall'altra quelli dei nazionalisti di Ustascia e Oriunasci, opposti ideologicamente tra loro, ma ora accomunati dall'odio contro l'Italia.

 

 

Da notare come sia il movimento comunista jugoslavo di liberazione, sia quelli di Ustascia e Oriunasci da qui in poi rafforzino la loro tendenza nazionalista e come questa accomunante tendenza nazionalista ed espansionista (di rivalsa, in grandissima parte provocata dagli eccessi di "italianità" fascista) e non l'ideologia comunista, di uno solo dei tre movimenti, saranno la vera linfa delle stragi contro le popolazioni italiane, quelle compiute subito dopo l'Armistizio, nel settembre 1943, e alla fine della Seconda Guerra Mondiale, nel maggio e giugno 1945.

 

Fermo rimane comunque che le colpe degli uni non "giustificano" le colpe degli altri!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Né il silenzio ideologico della Sinistra né le strumentalizzazioni della Destra italiane

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Voci altre

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Mostra "Testa per dente" - Crimini fascisti in Jugoslavia 1941-1945

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Immagini e testi dai territori occupati e dai campi di concentramento italiani per civili slavi scelti e presentati da Pol Vice.

 

Hanno collaborato: Claudia Cernigoi, Alessandra Kersevan e Sandi Volk, autori nella collana “Resistenza Storica”, Edizioni Kappa Vu, Udine - www.kappavu.it, telefono e fax 0432-53 05 40 - e il Coordinamento Nazionale per la Jugoslavia ONLUS - www.cnj.it.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

“Testa per dente”
 

Crimini fascisti in Jugoslavia 1941-1945
 

 

Mostra didattico-documentaria in 18 pannelli - Presentazione

 


Lo scopo della mostra è fornire uno strumento didattico e culturale che serva da stimolo per colmare un grave “vuoto” di in-formazione nella memoria storica collettiva, soprattutto presso i giovani.
 

Le verità sulle tragiche vicende legate alle avventure imperialiste del Fascismo italiano (in particolare quelle verso la sponda orientale dell'Adriatico), pur essendo note da tempo fra gli studiosi più attenti, sembrano essere continuamente rimosse (per non dire censurate) da parte degli organi più o meno ufficiali di informazione e divulgazione nella nostra Repubblica democratica.
 

Sta dilagando invece, sotto l’ambiguo nome di revisionismo, la sistematica manipolazione dei fatti (negati, inventati, destrutturati ecc., a seconda dei casi), nel tentativo, tutto politico, di sostituire alla storiografia scientifica e critica una mitologia utile a garantire il consenso sociale intorno ai gruppi dominanti, specie in periodi di crisi come l’attuale.

 

Si sa, questi metodi sono antichi; ma oggi la loro efficacia è legata all’uso monopolistico delle tecnologie mediatiche, vere armi di distrazione di massa delle intelligenze e della coscienza civile.
 

 

Questa mostra vuol essere un passo (piccolo ma, speriamo, significativo) nella direzione opposta: aiutare gli Italiani di oggi a imparare dalla storia per non ripetere gli stessi errori, e a recuperare quei valori della Resistenza antifascista che (al di là della retorica ufficiale) non sono mai stati realmente e coerentemente perseguiti dalla classe di governo - a partire dai mancati processi ai criminali di guerra; passando per i segreti sulle stragi di Stato, sui tentativi golpisti, sulle infiltrazioni mafiose; fino allo “svuotamento” (sostanziale prima che formale) della stessa Costituzione (divisione dei poteri, ripudio della guerra, diritti del lavoro, giustizia sociale, difesa ambientale ecc.): oggi lo Stato è sottoposto di fatto alle “leggi del mercato”, con evidenti pericoli di degenerazione autoritaria.

 

Ma le vere risposte potranno darle solo le lotte.
 

Sarà bene precisare che nella mostra non c'è nulla che possa essere paragonato a una “fiction”: l’impatto emotivo di alcuni contenuti è legato esclusivamente alla loro funzione documentaria.

 

Le immagini e alcuni testi ("in corsivo") sono tratti da pubblicazioni e
documenti originali dell'epoca.

 

Senza pretendere una completezza e una profondità di analisi impossibili da ottenere con un tale mezzo divulgativo, la cura nella ricerca e nella scelta del materiale è tale da non temere critiche fondate sul piano storico e metodologico.
 

Per verifiche, consultazioni e approfondimenti sono disponibili l’elenco puntuale delle fonti e un’ampia bibliografia.
 

 

Pol Vice
dicembre 2010
 

pol.vice@teletu.it
 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Sezioni:

 

 

Introduzione

 

 

 

 

 

 

Pannello 1

Le terre contese

Fascismo di frontiera

 

 

 

 

Pannello 2

1941 L’invasione

I progetti dei “Boni Taliani”

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Occupazione

 

 

 

 

 

 

Pannello 1

Facce diverse del potere

 

 

Pannello 2A

Ordini militari e “civili”

 

 

Pannello 2B

Ordini militari e “civili”

(continua)

 

 

 

Pannello 2C

Ordini militari e “civili”

(continua)

 

 

 

 

 

Pannello 3A

Esecuzioni dall’Isonzo al Montenegro

 

 

Pannello 3B

Esecuzioni dall’Isonzo al Montenegro

(continua)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


Slovenia, "La travagliata strada verso la libertà"
 

 

 

 

 

 

Pannello 1

Lubiana

 

 

Pannello 2

MVAC *

Partigiani

Processo di Preserje

 

 

 

Pannello 3

Azioni militari...

 

 

Pannello 4

Rappresaglie sugli ostaggi

 

 

 

 

 

Pannello 5

Offensiva estate ’42

 

 

Pannello 6

La “Mano Nera”

 

 

Pannello 7

Le atroci follie...

 

* M.V.A.C. - acronimo di "Milizia Volontaria Anti Comunista", anche detta "Guardia Bianca", in sloveno Bela Garda, da cui il nome di "belagardisti" o "Bande V.A.C."

 

 

 

 

 

 

Internamento
 

 

 

 

 

 

Pannello 1

I Lager italiani

 

 

Pannello 2

Vita (e morte) da internati

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Extra
 

 

 

 

 

 

Pannello 1

Fonti principali e consigli di lettura

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Indice delle immagini

 

Bibliografia di approfondimento

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Giovani Comunisti e Comuniste

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Da triestestoria.altervista.org - Historia Tegerstinae Civitatis

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

60 anni di bugie

 

Come per tutti questi anni, l'Italiano al di fuori del Friuli Venezia Giulia, è stato preso in giro dalla propaganda nazionalista


Questa pagina è dedicata a tutti quegli Italiani che ben poco sanno di queste terre e delle loro vicissitudini, e che hanno creduto alle fandonie che la propaganda ha loro raccontato.

 

I misfatti compiuti dai Fascisti italiani nelle nostre terre si sono ben evitati di raccontare, ciò che i cosiddetti "patrioti" di lingua italiana fecero nei villaggi alla gente inerme, sono cose indicibili, ben lontano dallo stereotipo che vi hanno sempre inculcato : Italiani, brava gente !
 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


Prefazione storica 
 

 

Nel 1941 l'Italia occupa la Jugoslavia, nazione nata dopo la sconfitta dell'Impero Austro-Ungarico e il disfacimento dello stesso, perciò sia chiaro che dal 1919 al 1941 tutte quelle terre erano del Regno di Jugoslavia, la stessa (solo) Citta' di Fiume (territorio ungherese) venne occupata appena nel 1919 sino al Natale del 1920, poi città-stato libera, nel 1923 colpo di stato fascista e nuovamente italiana nel 1924 (Trattato di Roma ) e dato che l'Italiano medio, fa partire la storia da dove meglio gli aggrada, un piccolo excursus sulla vera storia della Dalmazia (spacciata sempre per "italiana").

 

Si chiamò, ancora prima della nascita di Roma, Illiria, e dagli Illiri abitata, mentre sulla costa vivevano anche piccole comunità greche, poi ... dico poi, venne assoggettata dai Romani, con una serie di guerre, dette appunto "illiriche", al disfacimento dell'Impero, diventa bizantina (la costa), l'entroterra viene occupato da popolazioni slave (Croati) al seguito degli Avari (VI sec, quando Venezia era appena nata!), ma lentamente, con l'indebolimento di Costantinopoli, si impossessano anche della costa.

 

I Croati vengono a loro volta assoggettati dalla potenza ungherese, fortissimo esercito terrestre, ma non certamente per mare, ed ecco che Venezia si impadronisce con la forza navale di gran parte della costa dalmata, ma si scontrerà, e anche perderà, contro il Regno d'Ungheria.

 

Il batti e ribatti continuerà nei secoli, quanto basta agli storiografi veneti per sbandierare come loro propietà, sulla base di cui, i futuri storiografi italici faranno riferimento per supposte rivendicazioni territoriali - se solo la gente studiasse un po' la storia...

 

Tanto per precisare: neppure tutta l'Istria fù in mano veneta!
 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


Esuli istriani
 


Una pagina che tutti indistintamente, evitano di raccontarvi, è che la popolazione triestina protestò vivacemente per l'insediamento forzato delle grandi comunità di esuli istriani, ben consapevoli di ciò che questo avrebbe comportato.
 

Gran parte degli esuli istriani, fomentati a dovere, incentivati da promesse tangibili, come casa, lavoro sicuro nella pubblica amministrazione, 7 anni di prepensionamento con contributi pagati, agevolazioni, e molto altro - cose di cui godono ancora i loro figli e nipoti - firmarono la carta di "rifugiati politici", anche se non lo erano.

 

La condizione era... "anti-slavismo" e "anti-comunismo" ad oltranza: per consolidare tutto ciò, venne creata ad hoc una associazione ben foraggiata da Roma, legata a doppio filo con altra associazione, la Lega Nazionale, e vennero naturalmente agevolati nell'assunzione di posti pubblici ed inseriti nelle alte cariche cittadine.

 

Una buona parte dei padri e dei figli di questi esuli ingrossò, ma lo fa ancora, le piccole ma potenti sette dell'Estrema Destra cittadina: protetti da avvocati di grido del foro triestino, negli Anni '70 furono protagonisti di atti di vandalismo (cosa che sanno ben fare ancora), manifestazioni violente, violenze personali, pestaggi ecc...

 

Per fare proseliti tra i giovani più deboli, si inserirono nella tifoseria della squadra di calcio cittadina, alcuni fecero strada, ora sono seduti su poltrone comode a Roma!
 



 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

L'apporto di questa gente in massa, fece sì che essi diventarono la maggioranza della stessa popolazione autoctona, ben lontana dalle opinioni dei primi, ma ormai succube della strapotenza in campo.

 

Da 50 anni la Destra cittadina, ramificata in tutti gli strati cittadini, decide, fa e disfa ciò che vuole.
 

Quelli che non firmarono il famoso atto di "rifugiati politici" in quanto non si riconoscevano come tali, non ebbero la fortuna di quelli che lo fecero, non ebbero agevolazioni, in taluni casi vennero anche emarginati dai loro stessi compaesani: l'essere onesti è costato caro a loro!
 

Per l'assunzione a un posto comunale, anche semplice spazzino, bisognava compilare una scheda dove per ogni risposta veniva attribuito un punteggio: maggiore era, più probabilità di assunzione, ma stranamente, i punteggi più alti si raggiungevano solamente se:

 

- il compilatore era o figlio di rifugiati politici istro-dalmati,

- aveva un notevole surplus di punti, ben specificati a lato della domanda.

 

Tant'è che la stragrande maggioranza di operatori del Comune, ancora oggi ha radici istriane: si sono passati i posti da padre in figlio, e i triestini...
 



 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


Ora vorrebbero spacciare per "patrioti" coloro che con la scusa dell'italianità, provocarono sofferenze e lutti alle popolazioni di queste terre, ora vorrebbero riscrivere la storia affinché gli assassini di prima, in quanto "Italiani", anche se Fascisti, abbiano la loro giornata del ricordo, ci chiedono un colpo di spugna e magari appuntare qualche medaglia, erigere qualche monumento, dedicare qualche via (ah che scemo... l'hanno già fatto!).

Quello che non vi raccontano di certo, è che non tutti gli Italiani fuggirono al grido dei capetti fascisti "scappate arriva Tito", molti rimasero, e... ci sono ancora!

 

Hanno vissuto tranquilli e mantengono la loro cultura, le loro scuole, la lingua, ma non si lamentano di essere diventati Croati.

 

Questa forte minoranza italiana nell'Istria, tutelata e con rappresentanza nel Governo, comprova che non ci fu la tanto sbandierata caccia agli Italiani, che la solita propaganda propina agli sprovveduti, infatti da noi a Trieste, è risaputo che esista un certo attrito tra Esuli Istriani e Istriani Italo-Croati: spesso i primi hanno cercato di insinuarsi nei direttivi dei secondi, ma con scarso successo per fortuna.

 

La sola esistenza di una Comunità Italiana rimasta (e non sterminata), denigra eminenti (?) scrittori che si danno un gran da fare per fomentare l'odio razziale e 60 anni di continue bugie, per non parlare di siti e blog di cui la rete è tappezzata.

 

Una curiosità: noterete che la quasi totalità di essi, sono gestiti da associazioni di destra filo-fasciste o da loro affiliati o da loro simpatizzanti - strano no?

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


Piccola nota aggiuntiva

 

 

Mentre in Italia continua imperterrita la denigrazione del Maresciallo Tito e dei Titini, vorrei solo rammentare a chi, forse inconsapevole, non conosce a fondo la storia della mia città, che l'Esercito Jugoslavo assieme ai Partigiani locali, liberò Trieste dalla lunga occupazione dell'Esercito Nazista (quello che aveva messo in piedi l'unico campo di sterminio in Italia, con i relativi forni dove bruciare le persone) e, naturalmente, da tutti quei simpatizzanti delle odiate Camicie Nere e dai loro collaboratori, che erano sì Italiani, ma che si macchiarono di orrendi delitti sulla popolazione inerme e, nonostante questo, molti di loro rimasero poi ai loro posti di comando, anche dopo il ritorno dell'Italia nel 1954.

Prima dei vostri mugugni...

 

Chi vi scrive è di lingua italiana, di cultura italiana, di famiglia che dopo il 1918 e dopo il 1954 era di lingua italiana, ma non me ne vanto: c'è ben poco da vantarsene!

 

I miei nonni nacquero sudditi dell'Austria Imperiale, rappresentanti della minoranza italiana, ma quell'Impero era più lungimirante di questa Repubblica.

Sarebbe un onore, se il Presidente di questa Repubblica, Giorgio Napolitano, si documentasse prima di parlare a vanvera: sembra che nella sua storia d'Italia, questa parte sia rimasta fuori e sembra che anche una gran parte del PD dovrebbe documentarsi, prima di avallare certe castronerie!

Consiglio la consultazione della pagina "Annales Tergestinorum 1900" per meglio capire le dinamiche del secolo operanti a Trieste.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Dal  Corriere della Sera del 27 aprile 2008

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


I fascisti inventarono le fosse

poi le vittime furono italiane

 


La proposta

Sarebbe meglio che il "giorno del ricordo" si trasformasse in quello "dei ricordi"

di Predrag Matvejevic

Traduzione di Silvio Ferrari
 


Ho scritto sulle vittime delle foibe anni fa in ex-Jugoslavia, quando se ne parlava poco in Italia.

 

Ero criticato.

 

Ho avuto modo di sostenere gli esuli italiani dell’Istria e della Dalmazia (detti con un neologismo caratteristico "esodati").

 

L’ho fatto prima e dopo aver lasciato il mio Paese natio e scelto, a Roma, una via "fra asilo ed esilio".
 


Condivido il cordoglio italiano, nazionale e umano, per le vittime innocenti, espresso giustamente e senza ambiguità dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.

 

Sì, le foibe sono un crimine grave.

 

Sì, la stragrande maggioranza di queste vittime furono proprio gli Italiani.

 

Ma per la dignità di un dolore corale bisogna dire che questo delitto è stato preparato e anticipato anche da altri, che non sono sempre meno colpevoli degli esecutori dell’"infoibamento".
 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


La tragica vicenda è infatti cominciata prima, non lontano dai luoghi dove sono stati poi compiuti quei crimini atroci.

 

Il 20 settembre del 1920 Benito Mussolini tiene un discorso a Pola (e non è stata certo casuale la scelta della località).

 

E in quell’occasione dichiara:

"Per realizzare il sogno mediterraneo bisogna che l’Adriatico, che è un nostro golfo, sia in mani nostre; di fronte ad una razza come la slava, inferiore e barbara".

 

Ecco come entra in scena il razzismo, accompagnato dalla "pulizia etnica".

 

Gli slavi perdono il diritto che prima, al tempo dell’Austria, avevano, di servirsi della loro lingua nella scuola e sulla stampa, il diritto della predica in chiesa e persino quello della scritta sulla lapide nei cimiteri.

 

Si cambiano massicciamente i loro nomi, si cancellano le origini, li si costringe a emigrare...
 


Ed è appunto in un contesto del genere che si sente pronunciare, forse per la prima volta, la minaccia della "foiba".

 

È il Ministro fascista dei Lavori Pubblici Giuseppe Caboldi Gigli, che si era affibbiato da solo il nome vittorioso di "Giulio Italico", a scrivere già nel 1927:

 

"La musa istriana ha chiamato Foiba degno posto di sepoltura per chi nella Provincia d’Istria minaccia le caratteristiche nazionali dell’Istria".

 

(da Gerarchia, IX, 1927).

 

Affermazione alla quale lo stesso Ministro aggiungerà anche i versi di una canzonetta dialettale già in giro:

 

"A Pola xe l’Arena, la Foiba xe a Pisin."
 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Le foibe sono dunque un’invenzione fascista.

 

E dalla teoria si è passati alla pratica.

 

L’ebreo Raffaello Camerini, che si trovava ai "lavori coatti" in questa zona durante la Seconda Guerra Mondiale, testimonia nel giornale triestino "Il Piccolo" (5 novembre 2001):

 

"Sono stati i fascisti i primi che hanno scoperto le foibe ove far sparire i loro avversari".

 

La vicenda "con esito letale per tutti" che racconta questo testimone, cittadino italiano, fa venire brividi.
 


Le Camicie Nere hanno eseguito numerose fucilazioni di massa e di singoli individui.

 

Tutta una gioventù ne rimase falciata in Dalmazia, in Slovenia, in Montenegro.

 

A ciò bisogna aggiungere una catena di campi di concentramento, di varia dimensione, dall’Isoletta di Mamula, all’estremo sud dell’Adriatico, fino ad Arbe, di fronte a Fiume.

 

Spesso si transitava in questi luoghi per raggiungere la risiera di San Sabba a Trieste e, in certi casi, si finiva anche ad Auschwitz e soprattutto a Dachau.


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

I Partigiani non erano protetti in nessun Paese dalla Convenzione di Ginevra e pertanto i prigionieri venivano immediatamente sterminati come cani.

 

E così molti giunsero alla fine delle guerra accaniti: "infoibarono" gli innocenti, non solo d’origine italiana.

 

Singole persone esacerbate, di quelle che avevano perduto la famiglia e la casa, i fratelli e i compagni, eseguirono i crimini in prima persona e per proprio conto.

 

La Jugoslavia di Tito non voleva che se ne parlasse.

 

Abbiamo comunque cercato di parlarne.

 

Purtroppo, oggi ne parlano a loro modo soprattutto i nostri ultranazionalisti, una specie di "neo-missini" slavi.
 


Ho sempre pensato che non bisognerebbe costruire i futuri rapporti in questa zona sui cadaveri seminati dagli uni e dagli altri, bensì su altre esperienze.

 

Ad esempio culturali...

 

Non mi sembra giusto proclamare solo un "Giorno del Ricordo", sarebbe meglio il "Giorno dei Ricordi".

 

Aggiungo infine che capisco bene Boris Pahor.

 

Lui, da slavo e sloveno, come anche Zoran Music, un caro amico defunto, grandissimo pittore ad un tempo sloveno e veneziano, ci sono stati nei campi di sterminio fascisti...