Tradizione e Innovazione nella Tuscia Romana

Azione di Recupero Culturale

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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La cultura siamo noi Noi l'immagine

La società siamo noi, noi la cultura e la nostra storia:  la cultura non ha comparti né livelli - o c'è o non c'è.

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Figli di un altro dio?

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il genocidio e l'esodo italiano - "istriano" o "giulio-dalmata" dalla Jugoslavia

Terrorismo di Stato

I fluttuanti confini nord-orientali dell'Italia

Vergogna Francia, vergogna "Occidente"!

Trieste 1945

Trieste 1953

Perché Italia?

 

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Cos'è una "foiba"?

Le foibe nel contesto storico

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Il genocidio e l'esodo italiano - "istriano" o "giulio-dalmata" - dalla Jugoslavia

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Il genocidio e l'esodo italiano - "istriano" o "giulio-dalmata" - dalla Jugoslavia

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Terrorismo di Stato

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

"Epurazione", "pulizia etnica organizzata", "genocidio" ed "esodo" sono parole forti, parole dure, ma è difficile trovarne altre!

 

Per rendere tutta l'"operazione" politicamente "legittimata" anche in un futuro, le vittime sono troppo genericamente definite "fascisti", un marchio di sicuro effetto.

 

 

I Governi della Repubblica Italiana troppo a lungo saranno interessati ad "ignorare" le stragi delle foibe per due semplici motivi:

 

- mantenere rapporti di "buon vicinato" con la Federazione Jugoslava;

 

- non turbare gli "equilibri interni" gli allora PCI, il Partito Comunista Italiano, e PSI, il Partito Socialista Italiano, entrambi all'epoca filo-sovietici.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Di fatto le stragi delle foibe le conoscono e nei più macabri dettagli: esiste fin dalle prime scoperte alla metà anni '40 tutta una serie di documenti scritti e fotografici ufficiali, i quali le descrivono, testimonianze da concordanti fonti politicamente ed ideologicamente contrapposte, quindi "oggettive", di come le vittime vengano precipitate, a volte dopo un colpo di pistola alla nuca, moltissime ancora vive, spesso legate fra di loro con fili di ferro oppure individualmente, con pesanti pietre al collo o nelle mani - le foto pubblicate in questa pagina non sono altro che frammenti di tali documentazioni.

 

 

Il terrore che segue al genocidio spinge all'esodo "volontario" oltre 300.000 Giuliano-Veneti, Istriani e Dalmati di etnia italiana, depredati di tutto nella terra che lasciano e vergognosamente ignorati o addirittura boicottati una volta in Italia.

 

In risposta alla lettera aperta di uno studente di Trieste sul Corriere della sera nel gennaio 2000 Idro Montanelli scrive:

 

"... quel dramma di cinquant'anni fa, che il nostro Paese ignorò perché era scomodo.

Che fare, ora?

Una cosa sola: ricordarci, quando incontriamo uno di questi esuli, o i loro figli, che di tutti gli Italiani, quelli erano i migliori."

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

I fluttuanti confini nord-orientali dell'Italia

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Sopra i confini italiani sul Carso e in Istria, che le alterne vicende spostano avanti e indietro a seconda dei prevalenti poteri politico-militari:

 

- i confini del 1866, che passano tra Palmanova e Cervignano del Friuli senza includerlo;

 

- i confini del 1920, che arrivano fino a Dolenji-Logatec nei pressi di Lubiana e comprendono Chirchina, Idria, Postumia, Fiume, l'intera Istria e l'Isola di Cherso;

 

- i confini della cosiddetta "Linea Wilson", proposti dal Presidente Americano Thomas Wilson subito dopo la Prima  Guerra Mondiale, secondo il proclamato "diritto all'autodeterminazione dei popoli", riconoscendo l'italianità della maggioranza della popolazione dell'Istria centro-occidentale e lasciando quindi all'Italia tutto il versante orientale delle Alpi e quasi tutta l'Istria solo Fiume esclusa, confini mai attuati (ma secondo il medesimo principio vengono negate all'Italia le Terre Dalmate già parte del "Patto di Londra", con il conseguente mito della "vittoria mutilata" strumentalizzato dai movimenti di reduci prima e dal Fascismo poi;

 

- i confini della cosiddetta "Linea Morgan", dal Generale William Morgan, ufficiale del Generale britannico Harold Alexander, Comandante degli Alleati in Italia, secondo un accordo firmato con Tito a Belgrado il 9 giugno 1945 e che fa sì che i titini abbandonino Trieste il 3 giorni dopo), confini che iniziano a Muggia, attraversano Carso Triestino e Goriziano, seguono tutta la vallata dell’Isonzo fino alle Alpi Giulie, terminando al Passo del Predil;

 

- i confini proposti dai vincitori della Seconda Guerra Mondiale nel 1947 - USA, Gran Bretagna, URSS Francia e Jugoslavia - bocciati i sovietici perché eccessivamente pro-jugoslavi, attraverso Pontebba, Cividale e la foce dell'Isonzo, quelli statunitensi ed inglesi, troppo "indulgenti" verso l'Italia, pur spostando a favore della Jugoslavia la "Linea Wilson", decisamente "punitivi" quelli della Francia, grazie alla quale, pur con "ritocchi" alle pretese di Tito, si cede di fatto alla Jugoslavia Fiume, quasi tutta l'Istria e Zara, costituendo il cosiddetto TLT o "Territorio Libero di Trieste", suddiviso a sua volta in una Zona "A", amministrata dagli Alleati Anglo-Americani, ed una Zona "B", amministrata dalla Jugoslavia (la Zona "A" con Trieste tornerà all'Italia solo nel 1954, mentre la Zona "B", pur ufficialmente territorio italiano, rimarrà ancora sotto amministrazione jugoslava);

 

- i confini del cosiddetto "Trattato di Pace", ma  piuttosto Diktat, di Parigi, imposto dagli Alleati il 10 febbraio 1947 all'Italia, in cui viene adottata la proposta francese di cui sopra.

 

 

 

 

Fino alla situazione odierna:

 

- i confini dell'infausto e rinunciatario "Trattato di Osimo" del 10 novembre 1975, in cui l'Italia legalizza l'annessione de facto della Zona "B" da parte di quella Jugoslavia che di lì a 15 anni si disgregherà in una nuova guerra "interna organizzata dall'esterno", cedendo anche l'estremità nord-occidentale dell'Istria, con Pirano, Isola e Capodistria, da sempre di etnia prevalentemente italiana, fino alla periferia della città di Trieste!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Vergogna Francia, vergogna "Occidente"!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Direttamente contro il sacrosanto "diritto all'autodeterminazione dei popoli", proclamato e così strenuamente difeso dal Presidente degli Stati Uniti Wilson un paio di decenni prima, in occasione del "Trattato (?) di Pace" di Parigi del 1947, restano inascoltati:

 

- Alcide De Gasperi, primo Presidente del Consiglio dei Ministri dell'Italia Repubblicana, a capo di un governo di unità nazionale, il quale riesce ad evitare la perdita di Alto-Adige e Valle d'Aosta, ma non quella della Venezia Giulia, di Trieste e dell'Istria;

 

- Riccardo Zanella, ex-Presidente dello Stato Libero di Fiume dal 1920 al 1924, per la ricostituzione dell'Enclave Italiano del Quarnero, dei quali 60.000 abitanti nel 1945 Tito terrorizzò all'esodo ben 55.000;

 

- i rappresentanti dello stesso CLN o Comitato di Liberazione Nazionale di Pola, i quali invocano un Referendum democratico a decidere del futuro delle terre di frontiera contese;

 

- i rappresentanti delle popolazioni istriane, la cui delegazione, composta da istriani, fiumani e zaratini, non viene neppure ammessa al tavolo delle trattative.

 

 

Il Diktat di Parigi non fa quindi altro che sancire il fatto compiuto dell'occupazione militare jugoslava di Fiume, di Zara e dell'Istria, senza assolutamente ascoltare gli abitanti dei territori e determinando un esodo di proporzioni bibliche con l'esilio "volontario" di circa 300-350.000 Italiani giuliano-dalmati.

 

Ed è solo il primo atto, preludio del secondo ed ancora più doloroso martirio di questa gente: quello sul suolo italiano!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Trieste 1945

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Per la città di Trieste la cosiddetta "liberazione" che conclude la Seconda Guerra Mondiale è l'inizio di un vero incubo, in cui i partigiani comunisti di Tito, che partecipano alle operazioni della IV Armata jugoslava forte di 50.000 uomini, vi imperversano per 40 interminabili giorni, la cosiddetta "quarantena titina", torturando, assassinando e deportando migliaia di cittadini.

 

 

 

 

Anche questa, come quella delle foibe, è una pagina volentieri dimenticata della nostra storia:

 

 

- 2 maggio 1945

 

Le truppe tedesche di stanza a Trieste si arrendono ed i partigiani jugoslavi di Tito occupano la città: i Triestini tentano comunque di resistere e muoiono 5 persone.

 

 

- 12 giugno 1945

 

I partigiani jugoslavi lasciano Trieste e vengono sostituiti dalle truppe degli Alleati Anglo-Americani: Tito non rinuncia alla Venezia Giulia.

 

 

- 10 febbraio 1947

 

Giorno di vergogna quando a Parigi la firma di un Trattato-Diktat di Pace assegna Fiume, gran parte dell'Istria e la Dalmazia alla Jugoslavia: la città di Trieste ed il suo circondario vengono staccati dall'Italia e trasformati in un cosiddetto "Territorio Libero", il quale sarà diviso in una Zona "A", Trieste compresa, sotto gli Alleati occidentali, ed una Zona "B", sotto amministrazione jugoslava (inizia l'esodo di decine di migliaia di Italiani dall'Istria, abbandonando case e beni).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Trieste 1953

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

- 4 novembre 1953

 

Durante le celebrazioni per l'anniversario della Vittoria della Prima Guerra Mondiale, i Triestini espongono il tricolore sul Municipio, la Polizia Alleata ordina di toglierlo, scoppiano incidenti in cui la Polizia, agli ordini del Generale inglese Winterton, Capo del Governo Militare Alleato, apre il fuoco sulla folla provocando 6 morti e 60 feriti.

 

 

- 5-8 novembre 1953

 

Nel novembre del 1953 Trieste è città di confine della cosiddetta "guerra fredda", ancora sottoposta all’occupazione anglo-americana: in una serie di scontri tra cittadini che chiedono l'immediato ritorno della zona all’Italia e Polizia civile sotto comando Alleato, tra il 5 e l'8 novembre 6 morti e decine di feriti.

 

Nel cinquantenario del ricongiungimento della città di Trieste all'Italia l'allora Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi conferisce le Medaglie d'Oro al Valore Civile alla memoria degli Italiani caduti nel novembre 1953.

 

 

Dopo un orribile decennio, un ultimo autunno di grandi speranze ma anche di altro sangue.

 

 

- 5 ottobre 1954

 

Dopo mesi di fortissima tensione, in cui Trieste diventa uno dei simboli della Guerra Fredda, Italia, Jugoslavia, Stati Uniti e Gran Bretagna firmano a Londra un "Memorandum d'Intesa" che riunisce all'Italia la Zona "A", Trieste inclusa.

 

 

- 26 ottobre 1954

 

Le truppe italiane entrano a Trieste per sostituire il Governo Militare Alleato, bersaglieri in testa "all'italiana", accolti da migliaia di persone in una città in festa.

 

 

- 4 novembre 1954

 

La Zona "A" torna sotto amministrazione italiana: l'Italia conserva ancora la sovranità sulla Zona "B", anche se sottoposta ad amministrazione jugoslava.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Perché Italia?

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

- 10 novembre 1975

 

Ancora un giorno di vergogna: con la firma del cosiddetto "Trattato di Osimo" l'Italia rinuncia definitivamente alla propria sovranità territoriale sulla Zona "B" - è la fine.