Tradizione e Innovazione nella Tuscia Romana

Azione di Recupero Culturale

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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La cultura siamo noi Noi l'immagine

La società siamo noi, noi la cultura e la nostra storia:  la cultura non ha comparti né livelli - o c'è o non c'è.

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Figli di un altro dio?

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

I massacri delle foibe

Uccisioni di massa

I "numeri della discordia" non sono cifre, ma uomini, donne, vecchi e bambini

Tragedia quasi "negata"

 

Foibe

Cos'è una "foiba"?

Le foibe nel contesto storico

I massacri delle foibe

Il genocidio e l'esodo italiano - "istriano" o "giulio-dalmata" - dalla Jugoslavia

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I massacri delle foibe

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Uccisioni di massa

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Nello specifico i cosiddetti "massacri delle foibe" riferiscono in modo riduttivo alle sole uccisioni di massa di cittadini prevalentemente italiani, ma anche sloveni, compiute soprattutto nella zona della penisola di Istria nel corso e alla fine della Seconda Guerra Mondiale.

 

Tutto sembra purtroppo confermare la tesi storica di una "pulizia etnica" pianificata, una vera strategia del terrore messa efficacemente in atto per spaventare le ben radicate popolazioni locali di etnia italiana e fargli abbandonare le proprie terre, ora territori occupati, a favore di un ripopolamento con genti di etnia slava.

 

 

C'è tuttavia una minoranza di storici sloveni e croati, ma anche di esponenti politici italiani, che vorrebbe cinicamente ridurre la questione ad un "calcolo numerico" di vittime, contestando che i massacri indiscriminati siano "di massa" o limitandoli a casi di non meglio definiti "fascisti", militari e civili, tutti "provatamente colpevoli di crimini di guerra" sul territorio poi divenuto jugoslavo...

 

Ma le prove sono schiaccianti, le salme così faticosamente riesumate, soprattutto i documenti, le testimonianze dei pochissimi sopravvissuti e quelle dei testimoni oculari tra le popolazioni locali, raccontano inconfutabilmente tutta un'altra storia...

 

 

È la storia che non può consistere soltanto di litanie di date, o appellarsi alle interpretazioni di questi o di quelli, che certamente non è fatta dell'aridità di numeri, ma è dolorosamente intessuta di drammi e tragedie personali e collettivi di esseri umani.

 

La storia di uomini, donne, vecchi e bambini, ovvero delle vite strappategli, degli affetti distruttigli, dei sogni rubatigli, dei patimenti inflittigli, del futuro cancellatogli!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

I "numeri della discordia" non sono cifre, ma uomini, donne, vecchi e bambini

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Se, nonostante tutto, la si volesse portare sul piano di una "quantificazione" della tragedia e della barbarie dei massacri, la cosa non cambia:

 

 

- non esiste e, per evidenti motivi, non può esistere, un "conteggio" ufficiale delle vittime, così mentre alcuni calcoli danno questionabili cifre "esatte", altri ragionevoli cifre "approssimative" - ad esempio negli Anni Sessanta Gianni Bartoli, allora Sindaco di Trieste, basandosi su dati anagrafici crea un elenco di 4.122 "scomparsi", il Professor Roberto Spazzali arriva a 4.500-5.000 "infoibati", il Tenente Colonnello inglese De Gaston calcola i soli "infoibati" a circa 9.800 (di cui oltre 4.000 civili, donne e bambini inclusi), nel 1989 il Centro Studi Adriatici pubblica una più precisa conta di 10.137 vittime (994 "infoibate", 326 "accertate" ma non recuperate, 5.643 "presunte" su segnalazione o testimonianza, 3.174 "morte" nei campi di concentramento jugoslavi);

 

- purtroppo calcoli affidabili arrivano addirittura a circa 20.000 assassinati, basandosi su ragionevoli "stime statistiche" dei dispersi (un tipo di calcolo adottato ed accettato ad esempio per l'Olocausto degli Ebrei, o per i genocidi nell'Unione Sovietica), in alcuni casi su perizie volumetriche delle foibe e soprattutto sulle testimonianze dirette, di autorità militari e civili e cittadini - ad esempio documenti dell'epoca indicano a "molte migliaia di persone" gli infoibati della sola Trieste e zone limitrofe, senza tener conto quindi né dell'alta Venezia Giulia, né di Istria (dove la maggior parte delle foibe finora scoperte si ammassano) della costa della Dalmazia, né delle continue nuove scoperte di foibe contenenti resti umani in luoghi difficilmente accessibili o su terreni di proprietà privata;

 

 

- il palese disinteresse politico da parte italiana a far piena luce sul dolente, vergognoso e quindi "scomodo" capitolo delle foibe, il fatto che nella loro quasi totalità questi luoghi rimangano in territorio straniero, in Slovenia e in Croazia, con conseguenti ostacoli burocratici da parte dei rispettivi governi a ricerche più complete, ed in molti casi l'oggettiva difficoltà del recupero delle salme da cavità estremamente impervie, molte delle quali per giunta fatte franare brillando mine e con altri esplosivi al fine di nasconderne le tracce o in seguito addirittura "riutilizzate" come discariche pubbliche, lascia pochissime speranze di poter mai documentare i massacri nella loro totalità;

 

- come per la Sho'ah occorrerebbe finanziare una Istituzione o Commissione Internazionale permanente di indagine sulla verità storica e di ricerca attiva dei criminali, oppure ci sarebbe bisogno un "Simon Wiesenthal delle foibe" - ma poi, anche qui, tutto l'interesse concentrato su un gruppo, gli ebrei con i due triangoli gialli a stella di David e lo "Jude", non i dissidenti politici e i comunisti col loro triangolo rosso, non i repubblicani spagnoli con la loro "S", non i "criminali comuni" marchiati di verde, e neppure i Pentecostali o i Testimoni di Geova col viola, gli "immigrati" fregiati di blù, i Rom e i Sindi cosiddetti "zingari" con il loro triangolo marrone, gli "antisociali" con uno nero, gli omosessuali maschi scherniti con quello "rosa" - del resto dei 10-14 milioni di vittime del Nazismo più 4 milioni di prigionieri di guerra non si parla e non ci si interessa altrettanto, i genocidi di Russi, di Polacchi e di altre popolazioni slave rimangono nell'ombra, il genocidio armeno conta meno, come quello ellenico, e le bombe atomiche sul Giappone non vengono considerate crimine contro l'umanità...;

 

 

- che le autorità Slovene e Croate riconoscano oggi ufficialmente le atrocità delle foibe e di tutti i massacri commessi durante e dopo la Seconda Guerra Mondiale contro gli Italiani nell'ex Jugoslavia è positivo, ammissione neppure più di tanto intaccata dal vedere tutto questo come "conseguenza dell'"odio anti-italiano" (Fascismo equivalente a Italia!) oggettivamente provocato dall'assimilazione forzata o "etnocidio" delle minoranze slave da parte del regime fascista, dalla sua selvaggia aggressione e dai suoi documentati crimini di guerra - tutto questo non giustifica la barbarie delle foibe, come poco armonizza, sia da una parte che dall'altra, la "guerra di date", in Italia dal 2005 il 10 febbraio come "Giorno della memoria" (data della firma del Trattato di Parigi del 1947 che assegna alla Jugoslavia di Tito i territori disputati) cui "risponde" la Slovenia proclamando il 15 settembre come "Day of Restoration of the Primorska Region to the Motherland" ovvero "Festa Nazionale di commemorazione della Riunificazione con il Litorale Istriano";

 

- e comunque sia il tentativo della cosiddetta "Commissione storica italo-slovena" di ridurre nel suo rapporto del 2000 il numero delle vittime delle foibe a "poche centinaia" definendole "esecuzioni sommarie", senza alcun tentativo di approfondimento e lasciando fuori le foibe in territorio croato, è definitivamente oltraggioso alla memoria delle vittime e delle loro famiglie e all'Italia come nazione - fatto almeno sottolineato dal rifiuto di ratifica del rapporto da parte delle Autorità Italiane, atto che conferirebbe al documento uno status di "ufficialità" e rischierebbe di sigillarlo quale "verità storica", cosa non compatibile con il principio della libera ricerca, anche storica, adottato in ogni paese che si dica democratico.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Tragedia quasi "negata"

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Che il periodo dall’autunno 1943 al maggio-giugno 1945 sia una interminabile stagione di persecuzioni in prigioni e campi di deportazione sloveni e croati è un dato di fatto

 

Che gli infoibati durante tale lasso di tempo ammontino a cifre mai definite dipende essenzialmente dalla non volontà politica di effettuare una seria, sistematica ed accurata ricerca.

 

Della campagna di torture, violenze, incendi e stupri sono evidenti e difficilmente negabili i segni: nel 1945 sono gli Inglesi a riesumare i primi corpi delle vittime dalle foibe, dopo quelli già rinvenuti dai Tedeschi nel 1943 e 1944.

 

 

La serie di "negazioni" inizia quindi già nel 1945, quando alla nota diplomatica dell’Ambasciata Inglese del 23 ottobre alle Autorità Jugoslave con un elenco di 2.472 cittadini italiani scomparsi dal maggio precedente, in aperta violazione dell'accordo firmato a Belgrado il 9 giugno dello stesso anno e che prevede specificamente "la liberazione di tutti i cittadini arrestati e deportati", la Jugoslavia replica semplicemente definendo il proprio comportamento verso i cittadini di etnia italiana molto "corretto e civile".

 

 

 

 

Questi massacri non possono essere definiti un'azione "improvvisata" - non può sfuggire come lo stesso utilizzo delle foibe, di "butti" naturali in cui per tradizione vengono gettati rifiuti, come luogo di esecuzioni e/o "sepolture" (meglio "occultamenti di cadaveri"), abbia un forte carattere simbolico di punizione, di disprezzo e di sfregio, come non possono sfuggire le tracce evidenti del macabro "rituale" (non "casuale"!) che accompagna queste esecuzioni e/o "sepolture", il ritrovamento insieme ai cadaveri delle vittime di carogne di cani neri, superstizione slovena secondo cui uccidere un cane nero e lasciarlo "a guardia dell'assassinato insepolto" libererebbe" l'assassino dalla sua colpa...

 

Gli inenarrabili orrori, che si prolungano fino alla primavera 1945, possono soltanto essere spiegati come la manifestazione di un odio profondamente radicato, il risultato di attesi regolamenti di conti personali e di classe, di rivendicazioni politiche e di fanatismi ideologici.

 

 

 

 

 

Al di là di faziosità dissacranti e malpiazzati slogan propagandistici, di fronte al silenzio, è il caso di dirlo, "di tomba" sia istituzionale che politico in Italia delle stragi delle foibe per più di mezzo secolo, questa va senza dubbio definita come una "tragedia quasi negata", intenzionalmente nascosta o ignorata!

 

Emblematico come nel 1981 l'allora Presidente della Repubblica Sandro Pertini, in visita ufficiale a Trieste, renda gli onori alla "Risiera di San Sabba", campo di transito per gli Ebrei destinati a campi di sterminio nazista come Auschwitz, ma "ignori" la vicinissima Foiba di Basovizza, oggi monumento nazionale.

 

 

Piero Fassino nel 1989 e  Walter Veltroni nel 2005 si recano in visita alla Foiba di Bassovizza: Veltroni è il primo leader della Sinistra italiana ad avere il "coraggio" di ammettere pubblicamente che

 

"se vi fu rimozione, fu per colpa della cultura di sinistra, prigioniera dell’ideologia e della guerra fredda".