Tradizione e Innovazione nella Tuscia Romana

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La società siamo noi, noi la cultura e la nostra storia:  la cultura non ha comparti né livelli - o c'è o non c'è.

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Figli di un altro dio?

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Le foibe nel contesto storico

La "reazione" contro l'Italia fascista

25 luglio-8 settembre 1943

L'OZAK e la RSI

Foibe, campi di sterminio e fosse comuni

 

Foibe

Cos'è una "foiba"?

Le foibe nel contesto storico

I massacri delle foibe

Il genocidio e l'esodo italiano - "istriano" o "giulio-dalmata" - dalla Jugoslavia

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Le foibe nel contesto storico

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La "reazione" contro l'Italia fascista

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

I massacri del 1943 potrebbero anche essere visti come una "reazione" contro l’Italia fascista, contro i suoi campi di concentramento, vedi ad esempio quelli di Arbe e di Gonars, in cui finiscono "sediziosi barbari contadini slavi", contro la dura repressione politica degli "italiani fascisti assassini" e la forzata "italianizzazione" dei territori da parte di "fanatici nazionalisti estremi"...

 

Ma questi pur "legittimanti" argomenti non bastano!

 

Gli eccidi del 1945 avvengono solo in parte in condizioni di guerriglia contro partigiani croati, truppe del Terzo Reich, della RSI e collaborazionisti slavi, tra cui Cetnici, Ustascia e Domobranci: i più si consumano dopo che le formazioni partigiane jugoslave di Tito già occupano e controllano il territorio.

 

 

Che alcuni degli omicidi includano presunti "criminali di guerra" ci può anche stare, ma che molte delle le ritorsioni siano puramente di natura privata e/o politica è un fatto: si tratta con evidenza di una eliminazione sistematica da parte di un movimento partigiano che comunque va assumendo ruolo di "regime", struttura portante di un nascente Stato Comunista Jugoslavo, quindi terrorismo di stato contro tutti i potenziali nemici, da funzionari del Partito Nazionale Fascista, militari, pubblici ufficiali, alti dirigenti politici contrari sia a fascismo che comunismo, capi di organizzazioni partigiane anti-fasciste, Sloveni e Croati anti-comunisti, Nazionalisti Radicali e relativi collaboratori.

 

In particolare il numero elevato di omicidi li rende sicuramente "di massa" e l'accanimento delle persecuzioni contro cittadini ed intere comunità di etnia italiana rivela come questi atti abbiano non solo "portato a" ma "mirato a" un esodo delle popolazioni locali italiane, aspetti che senza dubbio legittimano di definirli come "azioni pianificate e coordinate di una pulizia etnica organizzata".

 

 

La palese mira strategica di Tito e della futura Socijalistička Federativna Republika Jugoslavija o Repubblica Socialista Federale di Jugoslavia è indiscutibilmente quella di annettere le Terre Istriane occupate, compresa la città di Trieste: gli Alleati mostrano aperta riluttanza a ri-definire i confini nord-orientali italiani, quindi "si corre" ad occupare Trieste prima degli altri e si mette in atto un piano evidentemente già pronto per cercare di creare una popolazione "a maggioranza slava" nei territori prima di sedersi al tavolo delle trattative.

 

Questo piano prevede anche di "giocarsi" la città di Trieste come ultima moneta di scambio per assicurarsi comunque l'annessione dell'Istria, ormai, dopo cioè il "volontario" esodo delle popolazioni italiane, con una mappa etnica a quasi assoluta maggioranza slava: ed è proprio quello che avverrà!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

25 luglio-8 settembre 1943

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Dalla caduta del Regime Fascista, il 25 luglio 1943, alla comunicazione dell'Armistizio, l'8 settembre 1943, nell'estesa area di confine nord-orientale italiana - vale a dire Friuli, Area Giuliano-Goriziana, Trieste, Istria e Dalmazia, sia i Tedeschi con i loro Alleati Slavi che i partigiani slavi comunisti mettono a punto le rispettive "contromosse" in previsione di cambiamenti di posizione dell’Italia rispetto alle Alleanze sui due fronti.

 

 

L'area è di primaria importanza strategica e su di essa o ai suoi confini sono presenti un groviglio di attori in armi, con i loro specifici interessi nazionali ed inoltre a rappresentare ben più vasti e lungimiranti interessi internazionali:

 

 

- il Regio Esercito Italiano, che controlla non solo le Province Italiane di Pola, Fiume e Zara e Spalato, ma anche la Provincia Slovena di Lubiana e l'intera Dalmazia;

 

- i Tedeschi, che vedono il bisogno di attestarsi sui territori già controllati dall'Italia fascista, per assicurarsi libere vie di comunicazione con i Balcani, sia da un punto di vista strategico-militare che per il transito di materie prime;

 

- i nazionalisti Sloveni, che si distinguono ulteriormente in filo-tedeschi e filo-comunisti;

 

- i Croati del Regno di Croazia, che è da considerarsi "affiliato" alla Corona d'Italia;

 

- i Croati della Croazia-NDH, Nezavisna Država Hrvatska, lo Stato Indipendente di Croazia, con Ante Pavelić, già negli anni '20 a capo del movimento nazionalista croato Ustascia o Ustaše cioè "Insorti", estremo nazionalista, filo-tedesco, anti-ebreo e anti-italiano;

 

- i Croati filo-comunisti della Resistenza, presenti in Istria e in contatto con i partigiani comunisti italiani;

 

- i Serbi cetnici, partigiani monarchici;

 

- i Bosniaci, i Croati, gli Albanesi e gli altri delle cosiddette "Formazioni Volontarie Slave" delle "SS" naziste, Schutzstaffel o "Reparti di Difesa";

 

- diverse componenti etnico-politiche in stretti rapporti sia con Mosca che con Londra, considerando gli Inglesi da sempre l'area di "influenza britannica"...

 

 

E di tutto questo groviglio di gruppi armati l'8 settembre 1943 trova impreparate (neppure a dirlo!) soltanto le Forze Armate Italiane, le quali, abbandonate a se stesse, diventano facile preda sia dei Tedeschi e dei loro Alleati da una parte che dei partigiani comunisti dall'altra.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

L'OZAK e la RSI

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La creazione da parte dei Tedeschi dell'OZAK, Operation Zone Adriatische Küstenland o "Zona di Operazioni del Litorale Adriatico" e la nascita della RSI, la Repubblica Sociale Italiana, che va a sostituire il Regno d'Italia nella guida delle Istituzioni Civili e di Polizia - Carabinieri, Guardia di Finanza, Pubblica Sicurezza Confinaria e così via - riescono solo parzialmente a "bonificare" la zona, comunque oggetto di attacchi di guerriglia, attentati, prelevamenti e sparizioni di persone, vendette, rappresaglie e deportazioni, tutti atti chiaramente a sfondo etnico-politico.

 

 

Il Governo della RSI riesce a far sopravvivere la struttura amministrativa dell'area solo grazie ad una forte presenza militare rappresentata dalla Xª MAS, dal Battaglione Bersaglieri "Mussolini" e dal Reggimento Alpini "Tagliamento", dalla MDT o Milizia Difesa Territoriale, dai Carabinieri, dalla Guardia di Finanza e dalla Pubblica Sicurezza, affiancati dalla Guardia Civica, dalle Brigate Nere ed altri raggruppamenti militari e para-militari.

 

A complicare ulteriormente a discapito degli interessi italiani la già quanto mai complessa, se non caotica, situazione politico-militare dell'area, i nazisti tedeschi ed austriaci stringono ognuno le proprie alleanze con le fazioni che numerose vanno svilupparsi nell'area: in Slovenia con Bela Garda e Domobranci, milizie armate anti-comuniste e filo-tedesche, in Croazia con Ustascia, milizie filo-naziste, ultra etnico-nazionaliste.

 

 

Inoltre dal 1944 i Tedeschi dislocano nell'area anche forti contingenti militari formati da Cosacchi, Caucasici e Turkmeni, con promesse territoriali nell'OZAK.

 

Parallelamente si rafforza anche la Resistenza italiana, divisa in partigiani "garibaldini" comunisti e in partigiani "osovani": dal 1944 i comunisti, in strettissima collaborazione con il IX Corpus e le armate titine della Resistenza slava, parteciperanno a prelevamenti di Italiani e uccisioni di anti-comunisti.
 

E, come se non bastasse, si aggiunga a tutto questo la consolidata presenza nell'area di numerosi gruppi militari Inglesi, Americani e Russi, paracadutati a sostegno delle varie formazioni partigiane, e di militari del Regno del Sud, in missioni segrete per contatti ed incontri con rappresentanti della RSI.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Foibe, campi di sterminio e fosse comuni

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La miscela instabile esplode letteralmente alla caduta del fronte con il crollo della Germania Nazista ed è in questo contesto che il 1º maggio 1945 possono entrare a Trieste e Gorizia i partigiani e le truppe jugoslave, i quali, collaborando strettamente con falangi di partigiani italiani, è da supporre siano già munite di quelle liste che gli permetteranno di prelevare, deportare nei campi di sterminio e di infoibare migliaia di Italiani, fascisti e "dissidenti", come già a Zara il 30 ottobre 1944 e poi a Fiume e Pola di lì a 2 giorni il 3 maggio 1945.

 

 

È a questo punto difficile, anzi impossibile, non vedere nel progressivo svolgersi degli eventi un premeditato disegno di eccidio-genocidio, un preciso piano basato su mito e odio etnico e mire espansionistiche territoriali, messo sistematicamente in atto per colpire quelle popolazioni italiane, senza distinzioni politiche, razziali, economiche, di sesso o di età: perché vengono sì arrestati veri "fascisti" ma anche servitori dello Stato, come Carabinieri, Agenti di Polizia, Finanzieri, Militi della Guardia Civica, e addirittura noti "anti-fascisti" e partigiani, cattolici ed ebrei, ricchi e poveri, padroni e semplici dipendenti, industriali, artigiani, agricoltori, pescatori, uomini, donne, vecchi e bambini...

 

 

E le vittime delle foibe sono, nonostante tutto, solo una minima parte al confronto di quanti finiscono o in campi di sterminio o in fosse comuni: la lunga lista degli scomparsi è di migliaia e migliaia!