Tradizione e Innovazione nella Tuscia Romana

Azione di Recupero Culturale

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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La cultura siamo noi Noi l'immagine

La società siamo noi, noi la cultura e la nostra storia:  la cultura non ha comparti né livelli - o c'è o non c'è.

Proteggiamo la cultura popolare, madre di tutte le culture!

Il materiale originale in questa pagina è © Luciano Russo: la Redazione ringrazia l'autore per averne autorizzato la riproduzione, la rielaborazione, l'adattamento e la pubblicazione nel portale

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"Cadono i miti del 'classicismo': l'antichità era un'esplosione e una festa di colori" di Luciano Russo

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

"Bugie bianche" La denuncia di una delle più grandi bufale della storia dell'arte (continua)

La mostra

 

"Bugie bianche" La denuncia di una delle più grandi bufale della storia dell'arte

Le sculture dell'antichità classica tutt'altro che bianche!

Quel fantastico mondo...

Una ragazza di nome Phrasikleia morta troppo giovane

La mostra

I falsi ideali

Altri esempi storici di policromia La nave reale Vasa

Alcuni articoli della Stampa Svedese sugli argomenti trattati in questa pagina  

 

 

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"Bugie bianche" La denuncia di una delle più grandi bufale della storia dell'arte (continua)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La mostra

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La Mostra "Bugie bianche", "White Lies" in inglese, nasce nel 2003 con il titolo "Bunte Götter: Die Farbigkeit antiker Skulptur" o, in Inglese "Colourful Gods: The Vibrant Colours of Ancient Sculpture", ovvero in Italiano "Dei colorati [o piuttosto "coloriti"…]: i colori vibranti della scultura antica" e apre per la prima volta alla Glyptotek o "Museo di scultura" di Monaco di Baviera per essere in seguito trasferita e notevolmente arricchita alla Collection of Classical Antiquities nel Pergamonmuseum di Berlino.

 

 

La versione inaugurata il 9 ottobre scorso al Medelhavsmuseet di Stoccolma è un deciso tentativo pedagogico di far entrare nell'approccio mentale del pubblico che le sculture dell'Antichità Classica davvero devono essere state così ricche di colore quando furono create.

 

Anche se la cosa è decisamente, ma non inaspettatamente, molto più difficile di quanto si possa pensare...
 


È la
Stiftung Archäologie a cimentarsi ne, in ordine di tempo, l'ultimo vero tentativo di far traballare il mito del marmo bianco delle statue antiche...

 

Le loro foto riempiono libri scolastici e di cultura, filmati, incantando ogni volta il lettore o lo spettatore: le sculture "bianche" dell'Antichità Classica!

 

Con il loro marmo salino, così scintillante nella luce del Mediterraneo, sembrano miracolosamente salvate dalla distruzione del tempo - maestose, distaccate, serene, eterne, quasi appartenenti ad un altro mondo...

 

 

Questa immagine ha letteralmente formato la nostra percezione del Mondo Antico, almeno fino ad ora.

 

Generazione dopo generazione, siamo stati affascinato dalla purezza del materiale, chiarezza di espressione e perfezione delle forme.

 


Eppure, le città antiche non erano affatto "bianche" e i loro templi addirittura luoghi dai colori ancora più vivaci.

 

E questa per noi oggi sarebbe ed è fonte di grande confusione: questi colori sarebbero e sono addirittura "scioccanti" per noi spettatori moderni.

 

 

Autori antichi e reperti archeologici attestano però univocamente il fatto che non solo le sculture, ma anche gli edifici erano di regola quasi del tutto o completamente decorati con dense vernici colorate.

Resti di
strati di pittura sono stati scientificamente analizzati - per esempio, tracce di forte vernice blù sono stati trovati sui cosiddetti "Marmi di Elgin".

 

 

In un rapporto americano - "Archaeology in Greece, 1953", The Journal of Hellenic Studies, o "Archeologia in Grecia, 1953", Il Bollettino di Studi Ellenici, Volume 74 pubblicato nel 1954 - gli autori J. M. Cook e John Boardman traggono le prime conclusioni scientifiche di fatti già da un secolo comunemente noti e cioè che le tecniche applicate sulle sculture per rimuovere la patina nera formatavi dalla pioggia

 

"brought out the high technical quality of the carving", vale a dire "rivelavano l'alta qualità tecnica della lavorazione scultorea"

 

ed, allo stesso tempo,

 

"a few surviving particles of colour", la presenza di alcuni frammenti cromatici sopravvissuti

 

[alla lenta ma inesorabile distruzione causata nei secoli per lavaggio e decomposizione chimico-fisica dai fattori meteorologici - Nota della Redazione].