Tradizione e Innovazione nella Tuscia Romana

Azione di Recupero Culturale

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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La cultura siamo noi Noi l'immagine

La società siamo noi, noi la cultura e la nostra storia:  la cultura non ha comparti né livelli - o c'è o non c'è.

Proteggiamo la cultura popolare, madre di tutte le culture!

Il materiale originale in questa pagina è © Luciano Russo: la Redazione ringrazia l'autore per averne autorizzato la riproduzione, la rielaborazione, l'adattamento e la pubblicazione nel portale

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"Cadono i miti del 'classicismo': l'antichità era un'esplosione e una festa di colori" di Luciano Russo

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Quel fantastico mondo...

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I falsi ideali

Altri esempi storici di policromia La nave reale Vasa

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Una ragazza di nome Phrasikleia morta troppo giovane

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La statua di Phrasikleia Kore così come siamo abituati a vederla nella sua versione sbiancata dal tempo (a dire in vero anche dagli uomini, perché le statue venivano accuratamente trattate e lavate proprio per sbiancarle, anche se in questo caso fortunato gli ancora ricchi e numerosi microframmenti del pigmento colorato sono più che chiaramente intuibili, anzi visibili, ad esempio sulla veste).

 

(Foto di archivio)

 

Una copia della statua di Phrasikleia Kore dopo il certosino lavoro di ricostruzione dei pigmenti di colorazione originaria - ed è di sicuro tutta un'altra raffigurazione della ragazza, "viva" anche se morta, forte e vibrante, come viva torna a noi l'immagine di una Antichità Classica così a suo tempo erronemente e tristemente trasmessaci, svenata e diligentemente accomodata a nuove modalitá sociali e ideali di sacro.

 

(Foto di archivio)

 

 

 

 

La Phrasikleia Kore (Φρασίκλεια Κόρη), scultura arcaica ritrovata insieme ad un Kouros a Merenda in Attica, opere di Aristion di Paros del 550-540 aC, Museo Archeologico Nazionale di Atene, ora tornata - almeno in copia - al suo splendore cromatico originario: i Musei di tutto il mondo insistono però nel continuare a mostrare le opere scultoree dell'Antichità nelle loro "classiche" versioni sbiadite o addirittura volutamente sbiancate - un vero scandalo e una frode mentale e culturale senza uguali.

 

Sul basamento della statua commemorativa funeraria della fanciulla Phrasikleia (la kore è la raffigurazione della defunta nell'aldilà assimilata con eroizzazione a divinitá - il kouros quella del defunto, come per gli Etruschi i simboli funerari sono la casa per la femmina rispettivamente il cippo fallico per il maschio) uno dei primi esempi - e tra i più inquietanti - di scrittura alfabetica greca: Phrasikleia "deve essere sempre chiamata nubile" perché ha ricevuto questo nome dalla divinità, invece del matrimonio…

 

(Foto di archivio)

 

 

Ed ora tutto crolla: in realtà tutte le sculture dell'Antichità Classica erano pitturate, verniciate, colorate, ricoperte di pigmenti - un particolare scientificamente provato e non è affatto nuovo nel mondo accademico…

 

Ed è proprio questo il punto: nonostante la conoscenza della cromia esagerata delle statue classiche tutti i maggiori critici d'arte, tutti i più prestigiosi musei del mondo hanno continuato e continuano a propinarci, quali fruitori di cultura, la falsa immagine di un'Antichità Classica immacolatamente lattea!
 


Finalmente nuove tecnologie permettono ai ricercatori di
ricostruire fedelmente i pigmenti oggi mancanti e ridare all'Antichità Classica il suo vero volto, ridargli cioè tutto il suo esuberante, a volte esplosivo, splendore cromatico.

 

Purtroppo anche così non è ormai affatto facile accettarlo: a riprova di quanto profondamente radicata sia questa falsa immagine inculcataci, è come se il colore su quelle statue ci desse fastidio!
 

Se pur in forte contro corrente, sotto la direzione del Professor Vinzenz Brinkmann ed il patrocino della Stiftung Archäologie, una équipe internazionale di ricercatori è riuscita comunque a pazientemente ricostruire queste pitture scultoree, ricreando e riproponendo così alcuni capolavori selezionati dalla produzione che va dalla greca dal periodo arcaico fino alla romana del periodo imperiale.