Tradizione e Innovazione nella Tuscia Romana

Azione di Recupero Culturale

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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UnionTuscia™, l'Unione degli Imprenditori della Tuscia Romana™

La progettualità di UnionTuscia – Nel nostro piccolo possiamo fare grandi cose

Il materiale originale in questa pagina è © Luciano Russo e Bruno Panunzi: la Redazione ringrazia gli autori per averne autorizzato la riproduzione, la rielaborazione, l'adattamento e la pubblicazione nel portale

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Tuscia Valley Approfondimento

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il marketing territoriale – Perché e come promuovere la Tuscia Romana

Fuochi d'artificio e poi...

Cosa è il marketing territoriale?

Per fare marketing territoriale c'è bisogno di un territorio

Il territorio come protagonista

Un nuovo modo di "governare" il territorio

L’analisi e la pianificazione delle azioni

La domanda e l'offerta

L'analisi

La pianificazione

Il Piano di Marketing Territoriale

Gli attori e l'azione

Tutto quello che porta frutto viene dal basso

R.S.V.P. – Répondez, s'il vous plaît

Gli strumenti

La complessità degli strumenti operativi

Incentivi alle imprese

Strutture ed eventi di richiamo

L'accesso alle risorse comunitarie e nazionali

La comunicazione interna

La comunicazione esterna

I Patti Territoriali

Lo Sportello Unico per le Attività Produttive

 

 Pagina di origine

 

Bruno Panunzi Una presentazione

Luciano Russo – Una presentazione

 

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Libro dei Visitatori

 

 

 

Il marketing territoriale – Perché e come promuovere la Tuscia Romana

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Fuochi d'artificio e poi...

   

 

                           
 

 

 

Il 17 e 18 febbraio 2005 (!) si svolge a Roma, nella magnifica cornice di Palazzo Colonna, un importante Forum Internazionale di Marketing Territoriale, organizzato dalla Regione Lazio: "I Territori nel nuovo mercato mondiale".

 

Poi...

 

   

 

     

Sopra, il logo del Forum Internazionale, e, sotto, due immagini delle sale dello sfarzoso Palazzo Colonna, a Roma, dove il Forum si è svolto con una folta partecipazione di pubblico e di rappresentanze di otto riusciti progetti a livello mondiale: davvero peccato che non tutti i Comuni della Tuscia Romana siano tra gli invitati.

 

 

       

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Cosa è il marketing territoriale?

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La sempre crescente competizione tra aree geo-culturali richiede ormai attitudini e competenze così tipicamente imprenditoriali da rendere inevitabile una ridefinizione del concetto di “governo" e, cosa molto più ardua, di "governanti" di un territorio.

 

Tra le nuove, necessarie attitudini e competenze, due sono assolutamente essenziali:

 

- l’approccio strategico,

- l'approccio di marketing.

 

 

Strategia è l’analisi dell’evolversi di tendenze, in corso o prevedibili in futuro, sui mercati ed la conseguente progettazione e pianificazione di iniziative ed azioni aziendali con prospettive a lungo termine.

 

Marketing è un metodo per definire, creare, proporre e vendere all’esterno un “prodotto”, inteso come risultato di qualsivoglia processo aziendale – beni, servizi o conoscenze – che possa essere offerto a soddisfare una domanda di mercato.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Per fare marketing territoriale c'è bisogno di un territorio

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Per formulare poi un piano strategico, di sviluppo socio-culturale ed economico-occupazionale e insieme di valorizzazione e promozione del territorio, c’è inoltre bisogno di largo consenso e mobilitazione sinergica di cittadini, pubbliche amministrazioni, centri di studio e di ricerca, imprenditoria organizzata.

 

Lo scopo primario del Marketing Territoriale è far conoscere le opportunità di insediamento nelle aree produttive e le caratteristiche della rete di imprese del territorio.

 

 

Fornisce quindi informazioni:

 

- di natura socio-economica e infrastrutturale,

- sulle imprese esistenti,

- sulle aree a destinazione produttiva.

 

 

Offre anche servizi di consultazione per ricercare tra l’altro:

 

- le aree con imprese di un certo tipo,

- i terreni con una certa destinazione d'uso,

- quelli con certe superfici,

- quale sia la loro capacità edificabile residua,

- quali le aree oggetto di agevolazioni o contributi.

 

 

Una congrua definizione del Marketing Territoriale può essere "una politica di organizzazione intenzionale dell'offerta - infrastrutture, vantaggi, incentivi economici, ospitalità, permeabilità sociale, stabilità istituzionale - per attrarre investimenti e sostenere lo sviluppo locale alla sua potenzialità".

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il territorio come protagonista

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il processo di ristrutturazione economica globale sta riorganizzando e rilocalizzando le produzioni alla ricerca di nuovi equilibri, imposti da una dimensione tempo-spazio in continuo e drastico rimpicciolimento.

 

Non bastano più singoli attori per competere sui mercati, ma c’è bisogno di sistemi, meglio ancora se legati a realtà territoriali ben identificabili e quindi “comunicabili”, di masse critiche minime per generare un’adeguata innovatività, specializzazione, dinamicità e reattività, in altre parole competitività.

 

 

La sempre più dinamica mobilità di persone, prodotti e capitali economici richiede la capacità di attrarre sul proprio territorio attività strategicamente rilevanti – ad alto valore aggiunto e tasso di crescita – in grado di generare prospettive di reddito ed occupazione.

 

Tra i fattori che agevolano tali localizzazioni, quelli:

 

- materiali, quali accessibilità, risorse umane, reti produttive e commerciali, governabilità;

- immateriali, come qualità della vita e qualità dell’ambiente naturale, sociale e culturale.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Un nuovo modo di "governare" il territorio

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

In questo contesto l’imprenditorialità delle aziende pubbliche - a tutti i livelli - si dimostra necessaria quanto e più di quella delle private.

 

I nostri politici, tutti i politici enfatizzano volentieri la creazione di migliori presupposti per lo “sviluppo” di un’area: davvero un eufemismo, per essere diplomatici, quando in realtà sappiamo benissimo che è in gioco la sopravvivenza stessa di molti territori, della loro identità e peculiarità culturale.

 

 

Non è difficile dedurre come le attuali politiche di “amministrazione” del territorio (che brutto termine!) vadano radicalmente trasformate in politiche di tutela, valorizzazione e promozione del territorio, mirate ad attrarre attivamente visitatori ed investimenti attraverso:

 

- sostanziali incentivi alle imprese locali e a quelle esterne al territorio,

- punti eccellenti di richiamo sul tessuto territoriale e promozione di grandi eventi, anche mediatici,

- coerente e veritiera creazione di forti immagini positive del territorio, capaci di contrastare e sostituire quelle eventualmente negative esistenti,

- inserimento del “prodotto” territorio in reti finanziarie e logistiche, nazionali e internazionali.

 

 

Riuscire ad attirare e legare a se capitali umani ed economici esterni, idonei a “garantire” (se mai fosse possibile) un futuro al territorio, richiede sì nuove competenze ma soprattutto nuovi comportamenti.

 

In questo contesto il rinnovato ruolo delle amministrazioni locali è cruciale: da semplici fornitrici di servizi ai cittadini, ad organizzazioni imprenditorialmente attive nello sviluppo economico del territorio, pronte a soddisfare la domanda di attori interni ed esterni, effettivi e potenziali, in grado di generare ricchezza locale.

 

Le politiche del territorio vanno quindi reindirizzate verso una sostenibile crescita economica e sociale, attraverso adeguati arricchimenti culturali e scientifici ed approcci tipici dell’impresa privata, finalizzati a migliorarne il rendimento: sfruttando i punti di forza, migliorando quelli di debolezza, focalizzando attenzione e risorse su obiettivi selezionati, tra cui prioritaria la promozione del proprio prodotto.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

L’analisi e la pianificazione delle azioni

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La domanda e l'offerta

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Per il territorio, protagonista del proprio sviluppo e nuovo soggetto attivo sul mercato delle opportunità di investimento, fare Marketing Territoriale significa riorganizzare la propria “offerta” (infrastrutture, incentivi economici, ospitalità e permeabilità sociale, stabilità istituzionale) per attrarre investimenti a sostegno delle strategie di sviluppo locale, sempre più orientato alla domanda e attento alla sua immagine.

 

Questo presuppone a sua volta la creazione di una "politica dell'accoglienza" e la promozione attiva del sistema territoriale, il quale, se non c’è, va fatto.

 

 

Il Marketing Territoriale è dunque un mix di tre azioni:

 

- finalizzazione delle politiche territoriali alle esigenze delle imprese locali e alle aspettative di operatori economici esterni da attrarre;

 

- ridefinizione delle procedure amministrative per soddisfare a livello sia di quantità che di qualità tutti i potenziali fruitori del prodotto “territorio”;

 

- promozione attiva del prodotto “territorio”, con caratteristiche e prospettive ben definite, per renderlo sempre più conosciuto ed appetibile.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

L'analisi

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Pianificare il futuro del territorio senza conoscerne a fondo la realtà, rischia di produrre solo astrazioni o, al meglio, azioni cosmetiche senza impatto duraturo.

 

 

Oltre alla realtà interna del territorio, il lavoro di analisi comprende anche quella del contesto esterno:

 

- l’analisi interna serve a posizionare il territorio sui potenziali mercati, facendo leva su fattori come identità, caratteristiche e capacità;

 

- l’analisi esterna aiuta ad una visione del contesto in cui si va ad agire, valuta situazioni, cambiamenti e tendenze, riferisce ad esperienze simili di altri.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La pianificazione

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il recupero o la ricostruzione di un’identità porta a riscoprire e valorizzare peculiarità ignorate e capacità dimenticate, rende il territorio comunicabile, aiuta a riconoscerne i limiti, cioè le reali potenzialità:

 

Una mappatura delle iniziative di sviluppo progettate o in essere, permette inoltre di non partire da zero, ma di integrare risorse materiali ed immateriali già attive.

 

I risultati congiunti dell’analisi interna e di quella esterna costituiscono la base per sviluppare obiettivi strategici prioritari, realistici e quantificabili.

 

 

Una strategia di successo individua poi pochi segmenti di mercato ed un target di riferimento, definisce le modalità delle azioni con cui raggiungere gli obiettivi in rapporto alle risorse disponibili e prevede sempre strategie di riserva.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il Piano di Marketing Territoriale

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Per poter parlare di Marketing Territoriale dobbiamo dar risposta a tre fondamentali domande:

 

 

1. È davvero possibile lavorare su unterritorio come se fosse un'impresa o una "merce"?

 

Sì e no - sì, nel senso che anche un territorio è comunque "vendibile", ha "valori" appetibili per potenziali "clienti" - no, perché non è qualcosa di omogeneo e unitario, ma composto da realtà ed attori i cui interessi possono essere divergenti o addirittura conflittuali.

 

2. Analizzati e definiti struttura e punti di forza e di debolezza, su cosa deve puntare una strategia di marketing territoriale per avere successo?

 

Alla individuazione di pochi e definiti segmenti di mercato, un target di utenti da raggiungere, alcuni precisi interventi primari da attuare perché necessari per rafforzare l'offerta.

 

3. Qual'è lo strumento chiave di una eventuale azione di marketing territoriale?

 

Il marketing territoriale "è" innanzitutto un'attività comunicativa, rivolta tanto all'interno quanto all'esterno del territorio, per potersi tradurre in azioni organizzative e di cooperazione tra i soggetti locali, per poter riuscire ad attirare potenziali utenti.

 

 

Un Piano di Marketing Territoriale nasce da una rilevante mappatura stratificata del territorio e si orienta a soddisfare le priorità della domanda.

 

 

Le peculiarità del Piano di Marketing Territoriale sono, a differenza di normali piani di marketing per le imprese, almeno tre, in quanto:

 

- riguarda l'intero sistema produttivo di un territorio, focalizzando la gamma selettiva di quei prodotti primari "tipici" del territorio - beni, servizi, e competenze - che rendano l'offerta la più competitiva possibile e di quelli, strumentali o secondari, che meglio contribuiscano ad ottimizzare la fruibilità del territorio da parte di potenziali utenti o clienti;

 

- non è modificabile a breve termine - ad esempio attraverso classici mix di politiche di prodotto, prezzo o distribuzione, che si adattino rapidamente a cambiamenti di mercato - in quanto si basa sul processo a lungo termine di una successiva specializzazione di un territorio e dei suoi Comuni, di una paziente individuazione e conseguente modellamento di nicchie di eccellenza, di una creazione di originale identità e quindi di più incisiva e facilitata comunicabilità;

 

- la sua azione più significativa è dunque la politica di comunicazione, per far conoscere la presenza di villaggi imprenditoriali connessi a reti produttive e commerciali di attività simili, affini o complementari.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Gli attori e l'azione

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Tutto quello che porta frutto viene dal basso

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La pianificazione strategica del territorio inizia con il creare un clima interpersonale di reciproca fiducia, per poi far convergere queste complesse interazioni in un unico sistema, capace di condividere visioni, implementarle e trasmetterle all'esterno.

 

Per dare identità ad un sistema produttivo locale occorre la capacità, volontà e tenacia di costruire pazientemente un tessuto di relazioni a vari livelli: una rete della struttura produttiva, un’offerta organizzata di servizi e validi contatti con la Pubblica Amministrazione (vedi il lavoro iniziale dell’Unione).

 

 

Vera competenza è saper fare, voler fare e fare, quindi dedicarsi ad un tale comune progetto già avvia la competitività del sistema, pre-requisito indispensabile per qualsiasi azione di marketing territoriale.

 

Se è fondamentale coinvolgere il più ampio numero di soggetti locali possibile nel progetto, altrettanto importante è una funzione centralizzata di coordinamento per:

 

- individuare rilevanti fonti di informazione,

- definire il contesto generale degli interventi,

- individuare le aree strategiche su cui focalizzare le risorse,

- definire gli obiettivi prioritari da raggiungere,

- definire le più opportune ed adeguate modalità di implementazione,

- definire il calendario di lavoro con uno stretto controllo delle fasi e dei tempi stabiliti,

- contattare, coinvolgere e mantenere il contatto con e tra tutti i soggetti interessati,

- individuare, affrontare e risolvere gli inevitabili conflitti.

 

 

Le caratteristiche di tale soggetto coordinante  possono essere scelte secondo due modalità complementari:

 

- la creazione di una "super-authority" che inglobi tutte le competenze, eliminandone duplicazioni ed autonomia a livelli inferiori;

 

- una libera collaborazione intercomunale e interprovinciale, normalmente sotto forma di Consorzio (vedi ISI - Impresa Sviluppo Innovazione) che attui una programmazione negoziale.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

R.S.V.P. – Répondez, s'il vous plaît

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ora, l'analisi dei rari casi di successo di progetti di cooperazione interistituzionale con obiettivi di sviluppo locale, prova ancora una volta che le risorse primarie non sono né quelle economiche né quelle di potere, ma piuttosto quelle tecnico-progettuali - in altre parole, alla base manca una cultura di buona amministrazione e la necessaria capacità di relazionarsi con le potenziali forze esterne (di fatto questi agglomerati, altamente ibridi pubblico-privati, vengono usati come strumenti politici e centri di potere amministrativo).

 

 

Una cosa è comunque sicura: non è possibile sviluppare l’imprenditorialità di un territorio senza coinvolgerne gli imprenditori in una forma organizzata!

 

La nostra associazione di imprese - UnionTuscia - rimane da anni in impaziente attesa di conoscere ufficialmente le vere ragioni del perché gli venga negata l'adesione ad ISI, di cui ha più volte pur fatto richiesta ai vertici, con una rappresentanza permanente (anche senza diritto voto) nel suo Consiglio di Amministrazione...

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Gli strumenti

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La complessità degli strumenti operativi

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La complessità delle azioni, ma anche degli strumenti operativi utilizzabili nelle moderne politiche di promozione territoriale è grande: di seguito alcuni dei principali.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Incentivi alle imprese

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Su un mercato - regionale, nazionale ed europeo - in cui l'offerta dei territori supera di gran lunga la domanda da parte delle aziende, la competizione sulle localizzazioni imprenditoriali diventa sempre più aggressiva.

 

 

Tre le formule finora usate per attrarre investimenti:

 

- incentivi economici per la creazione d’impresa, come contributi a fondo perduto, esenzioni fiscali, mutui a tassi agevolati;

 

- semplificazione burocratica, veri processi di de-burocratizzazione, una certa semplificazione delle normative nei rapporti con le Amministrazioni Locali o almeno l’apertura di cosiddetti "Sportelli Unici" per le imprese (vedi sul territorio presso l’ISI di Bracciano, ecc.);

 

- deregolamentazione, la costituzione, cioè, su scala micro-territoriale di aree di insediamenti imprenditoriali, con regole più vantaggiose rispetto al resto del territorio.

 

 

 

 

Un esperimento a verifica di quanto un'attività economica locale - industriale o terziaria che sia - sia stimolabile attraverso l'eliminazione di oneri fiscali e la semplificazione o accelerazione degli iter burocratici sono le cosiddette "Enterprise Zones":

 

- drastica semplificazione o, addirittura, soppressione di vincoli e regolamentazioni urbanistici,

- quasi automatica concessione a edificare,

- l'esenzione fiscale,

- la concessione di incentivi finanziari.

 

 

Nei contesti urbani, l'iniziativa comunitaria dei programmi "Urban" ha anche testato l’erogazione di servizi e contributi finanziari alle micro, piccole e medie imprese, ottenendo consistenti "ritorni" o rilocalizzazioni di attività imprenditoriali di tipo commerciale ed artigianale nei centri storici ormai devitalizzati, in Italia soprattutto in alcune città del Sud , come Cosenza, Lecce e Salerno.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Strutture ed eventi di richiamo

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Frequentemente usate sono anche le strategie per accrescere il gradi di "attrattività" di un territorio:

 

- nuove strutture di alto richiamo, come la creazione di musei di rilevanza territoriale, il decentramento di sedi istituzionali, la costituzione di parchi tematici di intima relazione alle caratteristiche fondamentali del territorio;

 

- grandi eventi, come la promozione di gare sportive di risonanza, di periodici avvenimenti culturali nazionali o internazionali, eventi a carattere religioso ecc.

 

 

La realizzazione di una o più strutture di alto richiamo - sempre nel contesto di più vasti progetti urbanistici, architettonici, ambientali, archeologici o artistici di eccellenza - può decisamente contribuire a migliorare l’immagine di un territorio aumentandone la visibilità ed attraendo importanti flussi di visitatori, cui proporre  in breve tempo una nuova, positiva percezione del luogo.

 

Lo stesso processo di preparazione ad eventi di questo livello, implica la mobilitazione simultanea e sinergica di risorse locali pubbliche e private ed aggiuntive da parte di Autorità Provinciali e Regionali, flussi finanziari notevolmente al di sopra della norma e l'accelerazione prioritaria di ogni procedura autorizzativa e realizzativa.

 

 

La forte concorrenzialità ormai esistente tra città e territori per quanto riguarda proprio questi interventi dimostra la diffusa e radicata convinzione che strategie come queste possano produrre (e producano!) effetti di rapido posizionamento del territorio sui mercati e di innesco di processi a breve, medio e lungo termine di sviluppo e rivitalizzazione del territorio.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

L'accesso alle risorse comunitarie e nazionali

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La pressoché ordinaria assenza o carenza di risorse economiche da destinare a infrastrutture e migliorie sul territorio, porta ad una ricerca, più che sistematica non di rado esasperata, di “contributi” di ogni tipo, cioè risorse aggiuntive - Regionali, Statali, Comunitarie.

 

Tali finanziamenti di interventi territoriali sono comunque e sempre legati a procedure competitive, basate su qualità e realizzabilità della proposta, che richiedono seri studi di fattibilità dei progetti presentati.

 

 

Tutti i moderni strumenti di riqualificazione o recupero urbano e di sviluppo sostenibile del territorio abbandonano infatti la vecchia logica di interventi settoriali, preferendo operare in sinergia su più dimensioni:

 

- sviluppo economico-occupazionale,

- consolidamento delle infrastrutture,

- miglioramento della qualità della vita.

 

 

Prima dell’accesso ai contributi, già la richiesta di finanziamenti è possibile solo se si dispone di una serie di competenze:

 

- monitorare la pubblicazione di bandi nazionali e comunitari,

- proporre progetti credibili in tempi ristretti,

- produrre documentazione formalmente conforme alle modalità richieste.

 

 

I fattori vincenti per l'accesso ai finanziamenti sono:

 

- la capacità di mobilitare risorse finanziarie, gestionali e di conoscenza;

- la coerenza tra intervento proposto e più vasti programmi, anche urbanistici, della Locale Amministrazione;

- la capacità intrinseca dell’azione prevista di innescare a cascata altri processi di sviluppo.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La comunicazione interna

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Qualora non si intenda con Marketing Territoriale un ulteriore spettacolo per le gallerie, un ennesimo trionfo delle apparenze ed un modo furbo per avviare caroselli inediti di profitto di parte, qualsiasi la loro natura e qualsivoglia il destinatario, una sua componente fondamentale riguarda senza dubbio la comunicazione, sia esterna e promozionale, per attirare nuove risorse, sia interna e motivazionale, per creare consenso e coinvolgimento tra gli attori interessati.

 

La paziente, efficace e capillare divulgazione di un Piano di Marketing Territoriale, che definisca anche gli aspetti solitamente più "nascosti" della sua gestione, è la chiave alla partecipazione e cooperazione di tutti i soggetti pubblici e privati, fondate su condivisione di obiettivi, controllo attuativo, rapidità decisionale, flessibilità e capacità di adattamento a normali ed inevitabili modifiche in corso d’opera (modello ciclico di pianificazione con ripetute fasi di decisione-attuazione-verifica-modifica).

 

 

L'immagine di un territorio non può essere intesa come semplice proiezione all'esterno costruita artificiosamente per sostenere quello che si vuole comunicare, ma deve necessariamente rispecchiare le reali motivazioni, aspettative e desideri di chi vuole trasformare il sistema economico locale: in altre parole, prima va costruita una immagine interna di identità collettiva in cui riconoscersi, con una semplice, chiara e comprensibile visione del futuro ed una ininterpretabile definizione dei traguardi verso cui far convergere consenso collettivo e volontà di cooperazione.

 

Questo marketing “interno”, rivolto a tutti i cittadini, agli imprenditori della zona e alle Amministrazioni Locali del territorio, ispira e deve portare ad un coinvolgimento attivo nei processi decisionali, ad un forte o più forte senso di appartenenza territoriale, e rendere coesa la "comunità", fattori che automaticamente contribuiranno a rafforzarne l'immagine esterna.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La comunicazione esterna

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Per raggiungere efficacemente attuali e potenziali interlocutori esterni è anche necessario produrre immagini che comunichino sinteticamente l'identità locale:

 

- valorizzazione delle specificità,

- caratteristiche della sua unicità economiche, sociali, ambientali e culturali.

 

 

La ricerca o il recupero di identità è quindi indispensabile per poter ricreare e riuscire a presentare un’immagine del territorio originale e suggestiva, insieme naturalmente ai vantaggi competitivi di localizzazione: va diffusa con continuità e coerenza l'immagine che il territorio ha di sé – se vogliamo l'“anima” del territorio, sempre che abbia ancora una.

 

Come fondamentale è una decisa strategia di apertura del territorio verso le zone e Regioni limitrofe, l'intero contesto nazionale e l'estero, inserendolo in reti nazionali ed europee di stabile scambio socio-culturale ed imprenditoriale con sistemi territoriali simili per caratteristiche, anche per quanto riguarda le strategie di sviluppo scelte.

 

Sicuramente internet o "www" - World Wide Web o "ragnatela globale" - costituisce uno degli strumenti più accessibili, economici ed efficaci per questo tipo di marketing, offrendo un canale di informazione interattiva, sia verso il pubblico interno che esterno, sia le imprese locali e non, al fine di comunicare l'offerta turistica e localizzativa del territorio.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

I Patti Territoriali

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il cosiddetto "partenariato" - dall'inglese partner, socio - è una pratica ormai diffusa tra soggetti pubblici e privati che operano a livello locale: esistono già in Italia oltre 60 Patti Territoriali e sempre nuovi Contratti d'Area vengono promossi.

 

È in questo contesto che si inserisce lo strumento dello Sportello Unico, il quale dovrebbe contribuire, insieme ad una programmazione negoziata, ad attrarre nuovi investimenti sul territorio all'interno dei singoli territori comunali, attraverso semplificate procedure amministrative ed efficace promozione del territorio.

 

 

Già la normativa sulla programmazione negoziata prevedeva la necessità di semplificare le procedure amministrative degli Enti locali partecipanti ai tavoli di concertazione: il Patto Territoriale veniva infatti inteso come strumento attraverso il quale le Amministrazioni Locali avrebbero dovuto "accelerare e semplificare le procedure autorizzative interne", ma in realtà questa norma,  così vaga, lasciava alle singole Amministrazioni di individuare le modalità di semplificazione, con conseguenti scarsi risultati.

 

Ma è con i Decreti Legislativi 112 e 447 del 1998 che si prevede la creazione di uno Sportello Unico ed una metodologia di semplificazione delle procedure riguardanti le autorizzazioni per la realizzazione o la ristrutturazione di un insediamento produttivo.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Lo Sportello Unico per le Attività Produttive

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

È uno degli strumenti per stimolare lo sviluppo locale, facilitando i contatti delle singole imprese con Enti locali ed Autorità.

 

In effetti le funzioni dello Sportello Unico e quelle dei Patti Territoriali o Contratti d'Area si intrecciano strettamente, mirando a che una dia valore aggiunto all'altra, in quanto, almeno teoricamente:

 

- nell'ambito di un Patto, lo Sportello Unico è comprensoriale e offre i propri servizi a più Comuni di una medesima area;

 

- stimola le diverse Amministrazioni Comunali a collaborare per uniformare la semplificazione dei rispettivi procedimenti autorizzativi;

 

- le stimola anche, appartenendo ad un'area territoriale omogenea dal punto di vista delle vocazioni produttive e dei bisogni infrastrutturali, ad elaborare piani unitari di promozione del territorio;

 

- le stimola inoltre alla creazione di un cosiddetto "Marchio d'Area", attraverso cui tutto il territorio servito dalla Sportello Unico può essere più facilmente identificato da potenziali investitori esterni.

 

 

Condividere la gestione di uno Sportello Unico nell'ambito di un Patto Territoriale consente quindi a livello teorico un primo passo verso la creazione di una "casa comune" a più Amministrazioni Locali, tra l'altro per l'elaborazione di progetti di promozione del territorio, presupponendo infatti:

 

- una forte volontà dei Comuni a collaborare in profondità e non solo superficialmente;

 

- la capacità dello Sportello comprensoriale di essere percepito non solo come punto di raccolta o "front-office" di pratiche amministrative e punto di informazione, ma anche come efficace coordinatore dei "back-office" all'interno dei singoli Comuni.

 

 

Il semplice indicatore di come venga davvero concepito uno Sportello Unico potrebbe essere la collocazione gerarchica del responsabile di Sportello comprensoriale, se viene cioè posto su un livello superiore ai responsabili del procedimento unico dei singoli Comuni o meno.

 

Una ulteriore riprova di quale competenza venga realmente data Sportello comprensoriale è la delegata o meno responsabilità della fase di collaudo degli impianti di un'impresa, nei casi previsti dalla vigente normativa.

 

 

La conclusione è dunque che uno Sportello Unico comprensoriale gestito dal soggetto responsabile di un Patto Territoriale o di un Contratto d'area, può avere successo solo se:

 

- la fase di concertazione tra i soggetti locali si basi su principi di grande lealtà, con un forte spirito di coesione;

 

- l'area territoriale d'intervento presenti rilevanti elementi di omogeneità dal punto di vista socio-economico;

 

- le singole Amministrazioni Comunali siano davvero disposte ad adottare forme innovative di gestione;

 

- gli Amministratori Comunali divengano fattivi sostenitori dello strumento di programmazione negoziata.