Tradizione e Innovazione nella Tuscia Romana

Azione di Recupero Culturale

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Paolo D'Arpini, detto "Saul" – Una presentazione

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Paolo D'Arpini, detto "Saul" – Una presentazione

 

Pagina di origine

"Io Sono"

"Ecologia superficiale ed Ecologia profonda"

 

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Libro dei Visitatori

 

 

Vivo in una casupola fatiscente sulla rupe esterna di Calcata, vicino al lavatoio ed alla fogna comunale.

 

Non dispongo di alcun reddito se non il soccorrevole, saltuario, sostegno di amici compassionevoli e piccolissimi proventi da attività culturali.

 

Sono soddisfatto della mia condizione, mi sento libero.

 


Non ho un dono spiccato per la modestia, considerando me stesso e la mia opera come un degno percorso evolutivo.

 

I miei tentativi inconsci di mascherare le mie origini potrebbero derivare dal fatto che si sospetti che la mia famiglia fosse di origine ebraica, si convertì e cambiò cognome durante il periodo della promulgazione delle leggi razziali del fascismo: comunque sono stato battezzato con un nome cristiano eccellente: Paolo [e proprio per questo l'uso frequente dello pseudonimo Saul, Shaul, come nel suo blog - nota della Redazione].

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Trasferitomi a Verona già nel 1967-68 collaboro con la rivista locale “Verona Beat, un cult tipico di quegli anni, intervistando personaggi come Adriana Asti, Gino Bramieri, L’Équipe 84.

 

Comprendo subito come fosse facile manipolare la pubblica opinione, facendo decollare nelle classifiche dei complessi beat, fra cui molto famosi e conosciuti a livello nazionale, un fantomatico gruppo da me inventato chiamato “Les Fades” (‘gli stupidi’ in francese) facendolo quasi arrivare alla top ten.

 

 

Perdere il posto al giornale mi giova immensamente giacché posso dedicarmi alla mia vera passione: la poesia.


Nel 1970 stampo con tipi a piombo e pressa manuale
il mio primo volume: “Ten poems and ten reflections”: su carta gialla quasi filigranata e inchiostro rosso, la copertina fatta a mano in cartoncino avana rivestito...

 

Poi le poesie visive che espongo in varie gallerie del Veneto ed a Milano.

 

 

Nel 1971 fondo una delle prime associazioni culturali libere, l'“Ex”, vale a dire ‘fuori’ (dagli schemi) con sede in un locale storico in Piazzetta San Marco in Foro a Verona, sino a poco prima l’ultima vera osteria antica “Da Amelia”, ritrovo i poeti dialettali e l’intelligenza veronese.

 

Con Lina Boner e Maria Uyttendaele ci si diverte un mondo ad accompagnare il successo di gruppi emergenti come i Gatti di Vicolo Miracoli (Smaila suona per noi quasi tutte le sere),  il santo bevitore Francesco Guccini, Jerry Calà, Massimo Altomare, Checco Loy e tanti altri artisti, poi divenuti celebri, che contribuiscono alla nostra sala espositiva,associata alla più famosa galleria moderna di Verona - la Ferrari, o ci allietano con le loro recite.

 

 

Nel 1972 in Africa per un servizio fotografico ed un libro.

Un viaggio di mesi vagando per tutta l’Africa equatoriale con mezzi di fortuna tra crisi di malaria e situazioni estreme eppure sempre più pulito nel pensiero, sempre più consapevole del valore della sopravvivenza.

 

Infine, stanco e annoiato m’imbarco per l’India, dove sbarco a Bombay il 23 giugno del 1973: da questo giorno non mangio più carne, così, senza deciderlo, e scopro ciò che sospetto da sempre possa esistere: essere se stessi.

 

Farfugliando parole senza senso dinanzi al mio Guru Muktananda che sono toccato dallo Spirito: troppo preso dai miei ‘nuovi’ compiti, non posso né voglio più occuparmi delle cose del mondo.

 

 

Di nuovo in Italia abbandono Verona e vecchia vita, torno a Roma, dove sono nato e da cui sono fuggito orrificato, vivendo in Via Emanuele Filiberto, zona Piazza Vittorio con il suo salutare mercato: medito, canto, mi astenengo da ogni rapporto sessuale, traduco testi sacri, lavoro come addetto alle pulizie da Valentino, il couturier.

 

Una bella esperienza che contribusce alla mia maturazione al punto di spingermi sino a Calcata.
 

 

Nel 1977 una ditta artigianale di prodotti integrali, antesignana del settore - Annapurna, in omaggio alla Madre Terra (Anna/Cibo - Purna/Perfezione): con tanto di etichette e buste in carta fatte amano nonché libricini di ricette e buoni consigli.

 

Di lì a qualche anno, dopo un’esperienza forte con il teatro da strada nei Vecchi Tufi, gli amici Sandra Forti, Rita Guerrieri, Pino Roveri, Gemma Uyttendaele ed io fondiamo il Circolo Vegetariano VV. TT. di Calcata.

 


Da fine anni '80 la collaborazione con vari giornali: dapprima il Corriere di Viterbo e Gazzetta della Flaminia, poi - come pubblicista - Il Messaggero, Paese Sera, Momento Sera, Il Giornale d’Italia, Mondo Sabino, Avvenimenti, Cuore, AAM Terranova e altri.

 

Contemporaneamente i comunicati stampa del Circolo all’AGI, ANSA e ADN-Kronos vengono pubblicati su quotidiani - come Il Corriere della Sera, La Repubblica, L’Unità, Il Manifesto, La Stampa, Il Giornale, Il Tempo, L’Indipendente - e periodici nazionali - come Bell’Italia, Airone, Oggi, Gente, Panorama, l’Espresso - mentre le TV m'invitano in studio o ci filmano a Calcata...

 

Un momento di gloria durato circa 10 anni.

 

 

Proprio durante questo periodo, verso i primi anni ‘90, l'incontro con Antonello Palieri, allora all’ADN-Kronos , il quale con altri amici dell’ANSA e dell’AGI mi aiutano a rilanciare messaggi di ecologia profonda e di spiritualità laica: la campagna per il salvataggio delle trecentomila mucche da immolare alla CEE, la proposta del bioregionalismo, la petizione per la libertà di sepoltura nel proprio terreno, la battaglia per la salvaguardia di Calcata e delle falde acquifere della Valle del Treja, quelle contro l’inceneritore con discarica a Civita Castellana ed il mega-lunapark a Campagnano...

 

Queste due ultime battaglie, le più sporche contro le gerarchie del potere economico-politico, mi costano la visibilità mediatica: di colpo quasi scompaio da giornali e televisioni ed il forzato ridimensionamento mi giova enormemente.

 

Adesso mi dedico solo allo scrivere necessario e alla poesia: unico vezzo resta la pubblicazione saltuaria di qualche articolo su riviste amiche - come Lato Selvatico, Quaderni, Mondo Sabino, Etrurialand - e lo studio comparato degli archetipi zodiacali su Lumen.

 


Ho vissuto dando e prendendo molto dalla vita - già una grande soddisfazione!

 

Papà di Felix e nonno di sei nipotini, cinque maschietti e una femminuccia, anche per me sono subentrati importanti cambiamenti e dal 2010 il mio domicilio abituale non è più la casupola sopra la fogna comunale di Calcata.


Seguendo le tracce di
Caterina, mia nobile ed amorevole compagna di vita, sono diventato un “pendolare” fra Treia, nelle Marche, e Spilamberto, in Emilia, in attesa di stabilirci da qualche parte…

 


Molti mi chiedono stupiti se sia vero che
non abiti più a Calcata, il luogo cui generalmente mi si associada così lungo tempo, o se sia una semplice leggenda metropolitana:

 

“La verità non solo (come dicono i laici) non può essere posseduta, essa non può nemmeno venire perseguita, infatti la verità é sempre presente e manifesta, altrimenti non sarebbe verità ma semplice descrizione, e la descrizione non é mai la sostanza…”

 


Ciò é vero – nel mio caso – anche dal punto di vista empirico, proprio così
: non abito più a Calcata e, in verità, non intendo nemmeno tornarci… se non in forma di una apparizione ectoplasmica.


Per fortuna che
la Terra é tonda ed indivisa, l’aria che vi circola é la stessa, l’acqua pure ed inoltre “nulla si crea e nulla si distrugge…”, per cui posso comunque dire di essere ancora presente a Calcata!

 

 

 

Liberamente adattato da www.circolovegetarianocalcata.it