Tradizione e Innovazione nella Tuscia Romana

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L'Unione degli Imprenditori della Tuscia Romana™

Meglio accendere una fiammella che maledire il buio

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Il nostro contatto in Scandinavia e Nord-Europa (continua)

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E la Stoccolma prima e dopo

 

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E la Stoccolma prima e dopo

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il nome stock-holm significa letteralmente l'isolotto dei pali, una dogana per quelle imbarcazioni che, lasciando il Mar Baltico, entravano nel grande lago Mälaren.

 

Un po' il casello di quell'importante autostrada commerciale: l'imbocco veniva efficacemente negato da una fitta palizzata di difesa, tronchi possenti e appuntiti nascosti a pelo d'acqua, tranne uno stretto passaggio centrale attraversato da una pesante catena di ferro tesa - la barra - che veniva rimossa, abbassandola, solo a dazio pagato.

 

Questo insediamento originario del 1200 e primo nucleo urbano di Stoccolma è oggi chiamato Gamla Stan, la Città Vecchia.

 

Tutta la città, anche quella moderna, è costruita su grandi e piccole isole, alcune tra le 25.000 circa che vanno a formare l'arcipelago più grande del mondo: per questo Stoccolma viene anche chiamata la Venezia del Nord.

 

 

 

Passeggiare oggi per la Città Vecchia lungo la famosa Västerlånggatan, la "Lunga Strada del lato Ovest", può significare immergersi in un mare di folla, che il poco più che vicolo a stento riesce a contenere.

 

 

Sotto, un ritratto di Carl Michael Bellman, una figura centrale nella tradizione del canto popolare svedese.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Strandvägen, la Via della Spiaggia”, forse la più rappresentativa della monumentalità sontuosa della Stoccolma “di pietra.

 

 

 

 

Un'immagine di Fiskargatan, la Strada del Pescatore”, nel grande quartiere una volta popolare di Stoccolma Södermalm, l'“Isola Sud”: oggi queste vecchie abitazioni sono tra le più ambite e costose.  

 

 

 

 

 

 

La nuova Stoccolma “di pietra” che il visitatore vede oggi è in gran parte realizzata a fine ‘800 – primi ‘900, fortemente voluta e quasi esageratamente ostentata dai neoricchi magnati delle segherie e delle fonderie del nord della Svezia, solido fondamento della sua rifiorita economia fino ai nostri giorni.

 

Ad allora la città era stata ancora in prevalenza “di legno”, salvo gli edifici più importanti, della corona o di uso pubblico.

 

Fino agli anni Trenta, la Stoccolma della gente ordinaria continuerà ad essere piuttosto malsana, con alloggi decisamente non moderni: un problema  che solo le grandi riforme sociali socialdemocratiche affronteranno e sapranno in parte risolvere.

 

Per non parlare della Stoccolma del '700 di Bellman, notoriamente malfamata, dedita ad alcolismo e prostituzione.

 

 

Dopo le utopiche visioni di Le Corbusier anni '30 e le sbandate urbanistiche degli anni '50, con tra l'altro una seria proposta di demolire tutta la Città Vecchia (!), e '60, vedi lo sfregio e la mattanza di Norrmalm, dove oggi c'è il fontanone e l'obelisco di vetro con i 5 grattacieli, ed le periferie-ghetto a corona della città, come ad esempio  Flemingsberg, dove qualche genio aveva pensato di poter dare un colpo di spugna alla miseria sociale cambiandogli il nome, Stoccolma ha ritrovato una piacevolissima pace dei sensi ed armoniosa convivenza di stili.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Sopra, un recente articolo su Le Corbusier - vale a dire Charles-Édouard Jeanneret-Gris, architetto, designer, pittore, urbanista e scrittore svizzero poi naturalizzato francese - ed i suoi avvenieristici (o, meglio, utopici!) progetti per la nuova urbanistica della città e, qui a destra, Sergeltorg, la piazza centrale di Stoccolma dedicata ad uno dei suoi più grandi artisti, lo scultore Johan Tobias Sergel, fine '700 - inizi '800.